L’armadillo Oggi parliamo di confini… e non potrei immaginare un momento più appropriato per parlarne con l'occupazione della Palestina che sta mostrando al mondo intero il male e la perversione profonda del nostro sistema. Non voglio dire le solite banalità sul tema dei confini sani, così come la crescita personale ci ha insegnato, perché evidentemente queste frasi trite e ritrite non ci hanno insegnato nulla se siamo arrivati a questo punto. Quello che è importante capire è che quello che sta accadendo in Palestina in questo momento sta ponendo la lente di ingrandimento su ciò che sta accadendo realmente all'interno di ciascuno di noi. Come diceva Ermete Trismegisto, come è sopra così e sotto e come è sotto così è sopra. in questa realtà olografica ogni piccola cellula dell'universo rispecchia l'intero macrocosmo. E dunque, se ciò è vero, questa occupazione sta avvenendo in ogni singola cellula del nostro corpo. Fermati, respira e ascolta. Questo è Lampi di Sciamanesimo, un podcast che ti offre lunghe riflessioni e brevi pratiche trasformative per riconnetterti alle leggi di natura e trovare la tua libertà indomita. Io sono Benedetta Altichieri, spiritual mentor, e sono qui per accompagnarti. Caro figlio della natura, ho atteso a lungo prima che questa puntata potesse uscire o meglio il tempo ha messo me in attesa finché i tempi non fossero pronti. E un paio di mesi fa i tempi non erano pronti per parlare dell'armadillo e del tema dei confini nel modo in cui ne posso parlare adesso, perché la transizione che stavamo vivendo non era ancora compiuta e la questione dell'occupazione palestinese non era ancora così presente agli occhi della collettività. Dunque, come sempre nell'universo, quello che a noi sembra una dilazione, un blocco, in realtà è solo tempismo divino sotto mentite spoglie, travestito da ritardo. C’è un tempo per il silenzio, e poi il frutto diviene maturo, ed è tempo di coglierlo. è tempo di parlare. Alla fine dello scorso autunno Plutone, ovvero Plutos, il ricco, il dio degli inferi, il tesoro nascosto nei visceri della terra, il potere… è transitato dal Capricorno in Acquario Il Capricorno è il potere verticale, quello delle gerarchie, delle multinazionali, quello in mano di pochi che dispongono di molti… l’Acquario, è invece il collettivo, il popolo, non quello bue ma quello creato dalla sinfonia di molteplici suoni differenti che sanno accordarsi insieme per creare musica E Nettuno, il pianeta psichico, il pianeta della spiritualità, è transitato dai Pesci all’Ariete. I Pesci sono la dissoluzione, il ritorno all’Uno, quello con la U maiuscola. Sono l'ultimo passo prima che cerchio dello Zodiaco si chiuda e l’Omega si trasmuti in Alfa, la fine in principio. e quindi la spiritualità come picco espressivo del percorrere umano. Il Pesci è un segno meraviglioso, straordinario. Mia figlia maggiore è dei Pesci. Creatività, sensitività, sensibilità. Però è un segno che espande ogni cosa che tocca e nel farlo pone un'attenzione lenticolare su ogni minimo dettaglio… e nel farlo perde il contatto con la realtà, con il senso complessivo delle cose, la big picture. E può andare alla deriva, come la Zattera della Medusa… Mia figlia è nata nel 2012, proprio quando Nettuno è approdato nelle acque dei Pesci, in cui ha navigato fino all’Aprile di questo 2025, quando questa puntata sui confini sarebbe dovuta uscire. E in effetti in questi anni abbiamo espanso il nostro mondo interiore osservando minuziosamente ed intensamente le nostre ferite, i nostri traumi… abbiamo osservato ogni più sottile dinamica in moto sotto la superficie delle onde, ci siamo immersi negli abissi della psiche ed abbiamo trovato, sul fondale, tra i relitti della Medusa, i nostri mostri ed i nostri tesori sepolti. E nel riemergere in superficie di questa primavera, nel respirare per la prima volta dopo aver a lungo trattenuto il fiato in questo magnifico e terribile mondo di sotto, come un bambino che esce dal grembo materno e per la prima volta si trova fuori nel mondo… non appena abbiamo aperto i nostri occhi ancora intrisi di sale e di acqua, abbiamo ricevuto la visione dei nostri mostri e dei nostri tesori stagliati contro il cielo, sferzati dal vento. Nudi, esposti per la prima volta alla crudezza e alla precisione della luce solare, non più attutiti dall’involucro marino che li ovattava. L’occupazione, lo sterminio di interi popoli, in Palestina ma anche in Sudan… La ferocia dell’essere umano, se ancora umano lo possiamo chiamare. La ferocia del sistema. Li abbiamo visti per quello che sono, ed abbiamo ascoltato le loro voci incensurate, mentre le solite sirene incantatrici continuavano a cantare il loro canto, voltate di spalle. Le sirene di chi continua a dirci, dalle testate giornalistiche e dai social media, che va tutto bene, che possiamo continuare con la nostra vecchia vita, perchè tanto non sta toccando a noi… Questo è ciò che abbiamo dinnanzi ai nostri occhi in questo eterno presente. Ora che tutto è compiuto Nettuno, il dio dei mari, si è donato al fuoco, in Ariete. Acqua e fuoco. L’Ariete è l'iniziatore, è la testa che sfonda, è quello che sta col macete al capo della fila ad aprire la strada nella foresta. La sua è una spiritualità guerriera, concreta, che trasforma il sapere psichico che abbiamo accumulato in azione, in gesto primario, non mappato, non ancora codificato. E non appena queste transizioni, che ancora si devono stabilizzare, si sono fatte sentire, la questione della Palestina è salita all'attenzione del pubblico. Ed ecco le immense manifestazioni di massa. Fiumi di persone accese dal fuoco di una giustizia che non può più attendere, ora che si è risvegliata dal torpore. Dalla consapevolezza che c'è un tesoro, un territorio da difendere. Il territorio della libertà, dell'innocenza, del diritto di esistere nella propria interezza ed autenticità come condizione non più negoziabile di ogni essere senziente su questo pianeta, e oltre. Un territorio che è stato violato troppe e troppe volte in troppe e troppe forme. E allora chiamiamo a noi lo spirito dell'armadillo, custode dei confini, affinchè ci insegni a trovare una forza superiore, per respingere gli inganni e le aggressioni dell’invasore. Ed ora prendi un momento per ascoltarti, chiudi gli occhi e percepisci i confini del tuo spazio. Viviamo in una realtà di materia a variata densità. Anche l'energia è materia, dunque fra corpo e spirito non c'è alcuna differenza se non nella densità che questa materia ha. Ora prova a percepirti in questo modo. Come un pulsare che dal centro alla periferia, va semplicemente assottigliando la sua frequenza. Il confine in cui il tuo corpo termina ed inizia qualcos’altro è allo stesso tempo vero e fittizio. é solo il confine tracciato dalle nostre convenzioni percettive su ciò che è, e ciò che non è materia. abbiamo etichettato la variazione di densità come fine, interruzione, nulla. sei mai stato in ascolto dello spazio che intercorre tra te ed il primo oggetto che vedi di fronte a te? hai mai sorvegliato, con la pelle tesa, le orecchie aperte e gli occhi chiusi, il varco di confine tra il tuo corpo fisico e ciò che segue? sei sicuro di essere separato da quel primo oggetto di fronte a te? e di essere un’entità a sé stante, che sta osservando quell’oggetto, ne sei sicuro? oppure sei solo uno sguardo sul mondo? l’idea che esistano degli oggetti intesi come entità separate da noi, e che fa di noi stessi degli oggetti tra altri oggetti, è alla base di ogni aggressione. certo, ciascuno di noi, e ciascuna manifestazione che emerge dall’immanifesto, è un fulcro, un centro di gravità intorno al quale orbitano e si condensano sensazioni, emozioni, impressioni e memorie in moto perpetuo… uno spazio entro cui le forze della natura ed il potere degli elementi si manifestano in modo unico e irripetibile e quel fulcro è un luogo ad alta sensibilità, un luogo da proteggere in quanto sacro depositario della nostra autenticità. che si tratti di un sottile filo d’erba, di un individuo o di un essere collettivo come un popolo, ciascun essere senziente ha il diritto inalienabile di curare quel fulcro come spazio sicuro per la propria esistenza ed espressione quindi sì, esiste uno spazio da proteggere. E quello che stiamo vedendo accadere più e più a livello individuale e collettivo è una costante invasione di questi confini. Non è soltanto l'occupazione della Palestina e l’abominevole genocidio sistematico e intenzionale del suo popolo. lo sono anche i femminicidi, le ossessioni di controllo nei confronti del partner e tutte le violenze domestiche. Lo sono i furti, i ricatti e gli atteggiamenti inquisitori sul luogo di lavoro. Le attenzioni morbose di parenti, amici e vicini di casa che entrano in ogni interstizio della privacy altrui perchè bisogna sempre sapere tutto. Lo sono le vendite estremamente pressanti di questo marketing che invade ogni campo della nostra esistenza, in cui sembra che se non acquisiti l’ennesima soluzione ad un problema indotto sei finito, che la tua vita andrà a rotoli se non agisci subito e non compri subito. L'invasore sono, prima di tutto, i pensieri intrusivi. Verso noi stessi e verso gli altri. Le sentenze emesse da quel giudice interiore ipercritico che abita dentro ognuno di noi. Un colono aggressivo, che ha scacciato dai nostri territori interni la spontaneità, la naturalezza dell’essere in nome della Norma. Una Norma che livella, ci confina in un territorio ristretto in cui abbiamo limitate possibilità di espressione, in cui ogni tentativo di movimento fuori dalla zona grigia del socialmente accettato è passibile di dentenzione amministrativa: dritti in carcere senza passare dal via. Il suo esercito controlla ogni nostra azione, ogni pensiero, col mitra puntato sul nostro collo. Ogni moto rivoluzionario viene strumentalizzato, demistificato o represso. Come quando stiamo zitti e fermi anzichè dire la nostra verità; oppure parliamo e agiamo, per poi provare una profonda vergogna interiore, che ci spinge a cercare disperatamente all’esterno la prova che andiamo bene lo stesso. La vergogna è una delle più potenti armi di sabotaggio del nostro intuito e della nostra autenticità. E allora, per non provare quella vergogna limiamo le nostre asperità, chiamandola diplomazia, o taciamo, e la chiamiamo superiorità o saggezza. Diventiamo tiepidi, democratici, equilibrati, centrati, spiritualmente superiori ad ogni negatività. Ci inventiamo mille maschere e pretesti, il tutto per non dirci che ci siamo macchiati le mani del crimine più terribile: tradire la nostra natura, che al tempo stesso significa tradire la Natura tutta. In quella ristretta zona grigia abbiamo negoziato con l’invasore il confine di sicurezza entro cui crediamo ci sia garantita una, seppur condizionata, sopravvivenza. E la Palestina no, non sta negoziando. E in questo ci è maestra assoluta di dignità umana e tutela della verità e del diritto inalienabile ad esistere, esattamente come siamo e dove siamo. Senza cedere terreno al nemico. Mostrandoci che la vita non è un valore in assoluto, se vivere significa negoziare. che la libertà vale di più, che può essere meglio morire lottando che vivere strisciando. Ma chi è l’invasore? quello interno intendo, la matrice da cui poi si generano tutti gli invasori esterni, dal partner controllante all’entità sionista che sta commettendo il genocidio del popolo palestinese? Per come la vedo io, questo invasore è una superfetazione dell’ego, quella struttura che pone l’io al centro della realtà e che, di conseguenza, vede ogni manifestazione della realtà come riferita a sè, in termini di conferma o di minaccia. Sì perchè l’invasore è ossessionato da un terribile sospetto… Quello di non esistere. Quello che se non affermo in tutti i modi, attraverso ogni selfie su Instagram, ogni gesto, ogni esternazione pubblica e privata, la mia presenza, forse svanirò. Nel tentativo parossistico di controllare una realtà strutturalmente incontrollabile l’invasore invade per avere presa su quella realtà. In questa dinamica l'altro da me diventa semplicemente un’estensione di me, un elemento di prova della mia esistenza e del mio valore… e nel momento in cui questo altro, nel suo essere semplicemente diverso e se stesso, è o fa qualcosa che temo possa contraddire il mio principio di esistenza allora lo termino. se mi dici che non valgo allora neppure tu vali. se mi dici che io non esisto allora non esisti neanche tu. e allora ti blocco su whatsapp, su facebook su instagram e allora ti ghosto… e allora ti punisco perché hai minacciato il mio spazio e allora ti termino ti ammazzo vi stermino Ascolta bene queste parole perché ti permetteranno di capire dove e come siamo arrivati a ciò a cui siamo arrivati. Tutto parte da quel piccolo dittatore interiore, che impianta la sua prima bandiera nella nostra mente, poi magari in una relazione, poi nella terra di un altro popolo. un essere ferito in preda ad uno spasmodico istinto di sopravvivenza. e quando sei in modalità sopravvivenza, l’altro non esiste. non lo vedi proprio, se non appunto come una minaccia. E allora, qual è la soluzione? qual è la strada? Come lo spirito dell'armadillo può aiutarci a riportare le cose in equilibrio? Questa è un'epoca guerriera, caro figlio della natura. È un'epoca in cui quello che il nostro spirito ha appreso negli anni di Nettuno in Pesci ha bisogno di essere messo in pratica. Non siamo ancora a livello di poter controllare il mondo coi nostri poteri psichici. Diciamocelo. E forse non è mai stata questa la strada. Siamo e forse sempre saremo molto immischiati con materia ad alta densità. Lo scopo della nostra presenza qui non è trascendere la Materia ma vivificare la verità dello Spirito in essa. Ricreare il Paradiso in terra, non per concessione divina questa volta ma per scelta deliberata. E il famoso allineamento, la famosa centratura di cui si parla nella spiritualità passa per l'agire. L'azione è quel battito d'ali di farfalla che porta al cambiamento. E in questo momento ha bisogno di essere un'azione concertata, collettiva e individuale allo stesso tempo. Agire significa marciare insieme e insieme fare tremare la terra per scuotere questa norma oligarchica e predatrice che ha per troppi secoli plasmato il mondo e la nostra mente individuale e collettiva. Una norma che ha stigmatizzato il dissenso e l’ira santa di chi non vuol subire abusi, rendendole oggetto di vergogna, punizione, e rieducazione… dalla donna etichettata come isterica e puttana quando esprime il suo potere al senso di superiorità per le razze considerate inferiori a quella bianca, su cui riversiamo la nostra carità ipocrita e benpensante fino all’accusa di terrorismo per chi difende, con la voce o con le mani, la propria terra dall’occupazione e dallo sterminio. La norma si proclama garante della sicurezza e dell’ordine, inventa narrative rassicuranti per tenerci a bada mentre persegue con sadismo il proprio obiettivo: mantenere le unghie dei potenti infilate nei beni di Madre Terra. L’abbiamo bevuta con il latte materno questa norma, e ce la siamo insegnata l’un l’altro: in famiglia, a scuola, tra amici, tra amanti. L’abbiamo decorata di mille colori: politica, etica, scienza, spiritualità. L’abbiamo lasciata penetrare nei più sottili interstizi della nostra psiche. Non ci siamo mai lasciati liberi. Il controllo è la nostra religione, il placebo che tiene a bada la nostra paura di svanire. In fondo al nostro silenzioso assenso alla norma infatti c’è questo: la paura di morire. Non abbiamo mai accettato fino in fondo il mistero della nostra evanescenza, la nostra transitorietà… Non abbiamo mai capito che proprio nel nostro essere sottili e leggeri c’è la chiave per una profonda libertà Siamo impermanenti, e cerchiamo l’immortalità. Siamo poveri, perché nulla e nessuno in fondo ci appartiene, ma compiamo immensi sforzi per trattenere con le unghie e con i denti ogni cosa: verità, ideologie, identità, relazioni, beni, territori. Abbiamo controllato le acque, le terre e ogni forma di vita su questo pianeta, per sentirci sicuri e non svanire. E nonostante ciò siamo comunque qui per il tempo di un battito d'ali, e non sappiamo mai quando ce ne andremo. Abbiamo bisogno di fare amicizia con la morte per poter rivendicare la nostra libertà, e con essa la nostra unicità. Impariamo ad accettare che siamo evanescenti. Che svaniamo ad ogni respiro. Se permetti ora alla tua attenzione di entrare nello spazio fra ogni tua cellula, all'interno di ogni atomo, ti puoi forse ricordare che anche tu sei vuoto, che sei pulsazione, che sei la danza di elettroni che pulsano. Pulsano e svaniscono, appaiono e si dissolvono. E così l'armadillo, con la sua robusta corazza, ci parla di vacuità, di trasparenza, della capacità di riconquistare i nostri sacri confini e la nostra libertà attraverso la consapevolezza che per esistere dobbiamo svanire. Quando deponiamo le armi del controllo e della sopravvivenza diventiamo puro campo, spazio innocente e incontaminato attraverso cui le forze della natura e della realtà si possono manifestare. E da questo spazio innocente necessariamente nascerà quell'azione sacra, che è un'espressione delle leggi di natura e che riporta giustizia nel mondo. E allora che da quest'epoca dei Pesci una grande onda nasca e si riversi nell'Acquario del collettivo, un Acquario che può diventare un convettore, un contenitore di tutta la nostra forza… e che questa forza sia incendiata dal fuoco dell’Ariete, che questa onda prenda fuoco e porti questo fuoco di trasformazione in ogni angolo di questo pianeta e di quest'universo. Che ogni essere senziente possa essere libero da ogni sofferenza. E che ogni Palestina sia finalmente libera, fuori e dentro di noi Le musiche di questo episodio sono state create da Amedeo Schiavon. A presto con il prossimo episodio di Lampi di Sciamanesimo, in cui ti parlerò di radicamento e dell’importanza di unire corpo e spirito, attraverso la saggezza del Castoro. Segui questo podcast per sapere quando uscirà il prossimo episodio e se quello che hai sentito ti piace, commenta o lasciami qualche stellina di recensione. Con amore, Wild Phoenix.