Avere Fiducia in Se Stessi: La Cavalletta Fare un Salto nel Buio Salento, estate del 2002. Sul limite estremo di uno spuntone di roccia, a picco sul mare, osservo il profilo dei miei piedi che si delinea contro la vasta, cangiante massa turchese, diversi metri sotto di me. La voglia di avventura spinge, sotto il mio plesso solare, e si scontra con il corpo rigido delle mie paure. Tra questi due enti si instaura una danza flessuosa, un elastico moto di andata e ritorno. Intorno a me, c’è chi mi scivola affianco e si lascia andare a quella vertigine, ed al richiamo sensuale della gravità, tra le onde in moto perpetuo. Qualcuno è sicuro di sé, gioioso… qualcun altro ostenta confidenza e menefreghismo. C’è chi osserva da lontano, sotto la spelonca, con le mani sui fianchi e un accenno di sorriso sul volto. L’attrazione del salto ci unisce tutti, ma quel misto di fascino e paura suscita in noi reazioni diverse. Ognuno esorcizza i propri fantasmi a modo suo, perché ognuno è maestro di se stesso. Quel salto poi l’ho fatto. Ed in quel interregno aereo che sta fra terra ed acqua, in quel viaggio breve ed infinito, mi ritrovo trasportata nel presente. Sto riflettendo molto sul concetto di fede in questi giorni, e credo che se alle Olimpiadi esistesse la disciplina del salto nel vuoto, senza dubbio sarebbe la mia specialità. Oggi inizio parlando di me, non per autoreferenzialità, ma perché so che io sono te e tu sei me, o meglio che nè io, nè te esistiamo davvero. Esiste solo un segnale pulsante in un campo libero, un’indomita frequenza che scorre attraverso o nonostante quella che chiamiamo identità… che è solo narrazione, tentativo di codificare, misurare e rendere tangibile questo segnale pulsante. Nessuna di queste narrazioni di vita in fondo è reale, e non dovremmo crederci più di quanto non crediamo alla favola di cappuccetto rosso e il lupo. Ma le storie, quando accolte nella loro “non-realtà”, ovvero quando ci disidentifichiamo da esse, hanno un potere: quello di liberare la Coscienza dalla schiavitù di questa simulazione in cui siamo immersi. Quando riconosciamo la nostra irriducibile sovranità al di là delle storie che raccontiamo e ci raccontano, possiamo creare la nostra esistenza da uno spazio totalmente incensurato. Per farlo ci vuole coraggio, e la disponibilità a saltare nel vuoto, lasciando alle nostre spalle tutto quello che credevamo ci appartenesse. Le parole con cui si è aperta questa puntata del podcast sono l’incipit di un vecchio articolo che scrissi all'indomani di uno dei miei più grandi salti, quello fuori dal contenitore di un matrimonio che rifletteva ciò che agivo dentro di me: soppressione, violenza, svalutazione profonda. Essendo sempre stata non conforme, irriducibile ad ogni norma, ho trascorso i miei anni più giovani oscillando tra la ribellione e il bisogno inconscio e profondo di essere amata, riconosciuta, accettata… così, mentre la terra tremava sotto di me, io tentavo di infilarmi in scatole troppo piccole, stondando i miei angoli e le mie asperità nella speranza che servisse a far cessare quella lotta. Ma i mei Demoni non accettavano, e dentro queste scatoline tutti insieme ci stavamo stretti, prendendoci a gomitate Se la guardo con gli occhi di oggi più che una scatolina forse era un vaso di Pandora. Un vaso che da tempo accumulava ombre finché, con il mio matrimonio, come era destino, si aprì ed uscirono le ombre, e danzarono a lungo… rivelandomi la grandezza dello Spirito, bellissimo e terribile. A lungo mi credetti paralizzata, ma non sapevo che in realtà stavo accumulando saggezza finchè un giorno, il 26 gennaio del 2018, non saltai fuori da quel teatro d’ombre, con l’impulso potente e leggero della Cavalletta. Parte Prima Il Salto della Cavalletta: Grazia e Fede Ed oggi evochiamo lo Spirito di questo Animale per apprendere l’arte del Salto… Il salto di cui la cavalletta è maestra non è un salto programmato, misurato, che va da un punto A a un punto B preparandosi bene, calcolando la traiettoria e tutti i possibili scenari inaspettati questo è un salto tecnico, uno spostamento nello spazio che ci mantiene nel dominio della linearità e del controllo. Saltiamo da un punto ad un altro della realtà tridimensionale, restando sempre soggetti alle leggi del sistema, che agisce unicamente per preservare se stesso e lo status quo. e dunque nulla davvero cambia, restiamo sempre dentro lo stesso film, lo stesso copione. E prima o poi ce ne rendiamo conto. Il salto di cui invece mi interessa raccontarti è il salto nel vuoto, il salto di fede. La cavalletta con il suo corpo apparentemente fragile e sottile, riesce a compiere balzi impensabili, che non sono frutto di un allenamento o di una previsione. Si stacca dal suolo con una propulsione che le viene donata da Madre Terra per Amore e con Amore. Salta per Grazia divina, per ispirazione, nonostante se stessa. Perché il salto quantico non è muscolare; non è un momento di coraggio istrionico, egoico. Questo tipo di salto è la risultante di un accumulo di benedizioni che si imprimono nel nostro corpo, nelle nostre gambe, passo dopo passo Ciò accade quando, vincendo l’inerzia della programmazione inconscia che ci abita come uno sgradito inquilino, osiamo seguire la nostra visione, nutrendola sia nei giorni di sole che in quelli di pioggia e tempesta. Nutrire la nostra Visione richiede devozione e sacrificio, ovvero la capacità di rendere sacro ogni nostro gesto è un processo di spoliazione progressiva che ci priva di ogni certezza, ogni ancora, ogni tracciabilità, ogni interpretazione. Ci può togliere la casa, il lavoro, l’amore, la salute, e ogni punto di riferimento, pur di riuscirci. Nutrire la nostra Visione ci mette dunque al fianco la Paura: dell'ignoto, dell'incognito, della Morte… perché se stiamo saltando con fede e per fede, ci stiamo dirigendo inevitabilmente verso qualcosa di misterioso. Non si salta dunque quando cessa la paura, ma insieme ad essa: la paura è compagna del salto nel buio, del salto di fede Dunque, se non si salta per coraggio, quando cessa la paura, quando lo si fa? semplicemente quando si è accumulata sufficiente energia in quella direzione. Come una molla, come un elastico che è stato tirato al limite e non può fare altro che rilasciare tutta la sua energia. Un moto inevitabile, che suona più come un lasciarsi andare Parte Seconda Radicamento e Leggerezza: Le Due Facce del Salto Quantico Il potere della Cavalletta si colloca al centro di un ossimoro, un luogo magico in cui due qualità contrastanti si incontrano e alchemicamente si fondono, così che l’impossibile diviene possibile. I contrasti e le contraddizioni sono preziosi, perché se ci arrendiamo ad essi senza tentare di ridurli a coerenza ci consentono di saltare fuori dal dominio della logica e della razionalità. La prima di queste qualità è il radicamento: con le sue sei zampe, la Cavalletta è ben radicata, fortemente ancorata e connessa a Madre Terra. Conta sulla Grande Madre, sulla Natura e le sue leggi per poter effettuare il salto. E così dalla Madre riceve la spinta per il salto. Allo stesso modo noi possiamo ricevere questa spinta se iniziamo a fidarci delle leggi di Natura… e non sto parlando delle leggi fisiche ma di quelle spirituali e creative. Una delle fondamentali leggi della creazione è che tutto in Natura ha uno scopo e risponde a un progetto interno… che lo conduce da uno stadio seminale fino alla massima espressione ed espansione. Come dice James Hillman, psicologo statunitense di formazione junghiana, ognuno di noi è come un seme che contiene un codice interno, il Codice dell’Anima, contenente un determinato progetto di vita, e le risorse necessarie a realizzarlo. Non siamo dunque diversi da un fiore o, per dirla insieme a lui, da una ghianda che contiene già in sè il progetto della quercia che diventerà. la Natura è una madre anche per questo: perché sostiene i progetti dei propri figli, senza fare differenza tra una margherita e un essere umano. Ma noi abbiamo scordato di essere Natura, ci siamo separati da questo Spirito a tal punto da aver accantonato i nostri talenti in nome della norma, del “prima il dovere e poi il piacere”... seguendo i diktat di una società che ha reso l’autenticità, l’entusiasmo, il piacere vero fonti di imbarazzo e di vergogna in quanto non includibili nello spettro di ciò che è consentito. Nel governo della Norma ci sono piaceri consentiti e piaceri non, espressioni del sé accettabili ed altre meno, narrazioni narrabili ed altre no; è molto abile la Norma, quando qualcosa preme minacciosamente sui suoi confini, ad inglobarlo, dandogli una forma normalizzata e portando l’autenticità al compromesso: o stai dentro a modo mio, o stai fuori come un reietto. è molto brava nel farci credere che siamo noi gli artefici di quelle novità, mentre ce ne detta silenziosamente i modi e le forme, illudendoci di essere liberi di scegliere: la nostra carriera, la nostra spiritualità, la nostra sessualità… C’è una grossa differenza tra essere dei pezzi unici ed essere la variazione sul tema di un loop già familiare, già consentito, già validato. Ciò che è profondamente autentico, originale, senza precedenti, può risultare straniero, non familiare, e in tal senso può disturbare il sistema nervoso, attivando il nostro cervello rettiliano che davanti al nuovo dice “pericolo”. Eppure è proprio quello il codice conservato nel nostro seme; quel qualcosa di misterioso, di estraneo, di non ordinario… quella parte di noi che temiamo gli altri non ameranno, non capiranno. Quando perseguiamo i nostri Talenti e ci sembra di fallire, è possibile che Madre Natura ci stia dicendo di cercare meglio, di guardare più a fondo ciò che in noi desidera rivelarsi oltre il dominio della Norma… Di cercare dentro ciò che ci dà piacere autentico, osando metterlo al centro della nostra vita, lasciando cadere tutto ciò che piacere non è. In questo modo smettiamo di andare contro Natura e riguadagnamo l’alleanza con i poteri della Vita che ci sosterranno nella nostra autorealizzazione… che è qualcosa di profondamente differente dal successo concesso a chi è devoto alla Norma. Tutto ciò è radicamento, ovvero capacità di connettersi alla Grande Madre e a se stessi in quanto Natura. Una delle prime cose che capitano alle persone che compiono un percorso di autoscoperta con me è l’attivarsi o l’acuirsi dei loro Talenti creativi, di qualunque natura siano. E il verificarsi di circostanze in cui questi talenti possano venire sperimentati, messi in gioco, nutriti: la bellezza ed il piacere iniziano a fare parte della loro quotidianità, assottigliando il velo tra sacro e mondano. Perché ciò accada è necessario un salto di fede, un salto di cavalletta, fuori dal governo della Norma in una realtà più grande e selvaggia, alla quale apparteniamo da sempre. L'altro lato dell’ossimoro della cavalletta, la caratteristica che, unita al radicamento, permette il salto quantico, è invece la leggerezza. La cavalletta è un animale estremamente leggero, quasi inconsistente. Questo ci insegna che il salto di fede avviene nel momento in cui lasciamo andare la pesantezza della nostra identità, di questi assunti, di queste norme che ci hanno imposto senza che mai prestassimo il nostro consenso. Abbiamo bisogno di renderci leggeri, quasi invisibili. E se vuoi saperne di più sull'arte di rendersi leggeri e impalpabili, ti invito ad ascoltare la puntata del podcast dedicata alla farfalla, in cui ho parlato proprio di questo. Per poter saltare e uscire dalle griglie di questa realtà causale così pesante, bisogna vincere la gravità. Nella nostra società si cerca di vincere la gravità con la forza, ma se osserviamo la cavalletta, non c'è alcuno sforzo nel suo salto: è un salto di fede, di grazia, di eleganza, e questa eleganza la si ottiene nel momento in cui si diventa leggeri. Diventare leggeri vuol dire imparare a lasciare andare il proprio passato, gli attaccamenti, le alleanze implicite e la fedeltà al sistema. L'identità è un fardello che ci grava a terra. Tutto ciò che crediamo di sapere sulla vita è un fardello, su cui fin troppo si lucra in nome di un processo di guarigione che ci porta, come San Tommaso, a infilare il dito sempre nelle stesse ferite. Allora a volte è importante coltivare la dotta ignoranza, l'arte di non sapere, e lasciare che questo aggregato che si chiama identità si allenti. E così facendo si allentano anche le maglie dello spazio e del tempo, e allora è possibile fare un salto quantico. Parte Terza: L'Attrazione Magnetica del Progetto di Vita Il salto quantico, il salto di fede della cavalletta, presuppone la consapevolezza che nulla sia fisso e determinato, granitico, e che invece ogni cosa vesta l’abito cangiante e volatile della possibilità. Quell'identità che abbiamo adesso e che non ci permette di essere nel luogo, nella situazione in cui desidereremmo essere, è solo una possibilità fra infinite altre. È solo un puntino in una costellazione amplissima: per poter contemplare anche tutto il resto della costellazione, e tutte le altre infinite possibilità a nostra disposizione, abbiamo bisogno di aprire lo sguardo. E non si tratta di reprimere o uccidere quell'identità pesante che ci impedisce di saltare. Si tratta semplicemente di smettere di darle energia, accettando che quell'identità pesante c'è e sempre ci sarà nel campo quantico, e che ogni volta che ci volteremo da quella parte ritroveremo quell'energia grave. Non si guarisce continuando a infilare il dito nella ferita per pulirla meglio, ma accogliendo la molteplicità. Si tratta di imparare a resistere a quella forza gravitazionale della ferita che ci risucchia in sè, ed alla seduzione delle narrazioni che ci sono ricamate intorno Trovando il desiderio e la voglia di girarsi da un'altra parte, di essere curiosi. Da quale parte bisogna girarsi? Dalla parte che ci indicano i nostri talenti, il nostro entusiasmo. Prendere esso a guida. Enthusiasmo, dal greco entheos, vuol dire avere il Dio dentro. Quella versione grave di noi è la versione guidata dal dovere, dalla paura. Ma ci sono milioni di altre versioni possibili, racconti, sogni di noi, che sono guidati dal nostro entusiasmo e dai nostri talenti. E allora forse più che di un salto si tratta di una attrazione magnetica, perché nel momento in cui questi talenti e questo entusiasmo sono messi al centro, e come un faro emanano la loro luce.. irrefrenabilmente verremo attratti da quella versione della realtà e di noi che assomiglia a quella luce. E allora sì, forse è per questo che il salto della cavalletta è così leggero, perché avviene per attrazione. Perché nel momento in cui accumuliamo dentro di noi tutta quell'energia, nutrendo le nostre visioni, il nostro entusiasmo, i nostri talenti, poi di fatto forse non dobbiamo neppure più saltare. Da fuori sembra un salto, ma forse è semplicemente il venire chiamati inevitabilmente alla nostra missione, al nostro progetto. Siamo chiamati, e quando siamo chiamati rientriamo nelle leggi di Natura e iniziamo a sentire il sostegno della Grande Madre al nostro progetto, alla nostra visione, e tutto si ricompone, cessa il conflitto, la separazione, perché siamo ritornati ad essere figli della Natura. Parte quarta: L’Essenza della Fede Dunque cos'è avere fede? È difficile da spiegare perché la fede è un'esperienza, non è un concetto. Forse più che di avere fede sarebbe importante parlare di essere fede. Essere la fede stessa. Perché avere fede presuppone comunque una dualità, ovvero la scissione del tutto in un ente che ha fede e un qualcosa che è oggetto della fede. Forse non si ha fede in qualcosa, forse semplicemente a un certo punto si inizia a diventare fede. Che è l'esperienza della certezza. È l'esperienza della pienezza. È l'esperienza dell'espansione e dell'avanzare. Essere un tutt'uno con il proprio progetto di vita e sentire che avanzi, che procedi, che ti espandi nonostante alcune parti di te possano essere ancora nella paura, nella resistenza… sentire che qualcosa di irresistibile ti chiama. e contemporaneamente sei il chiamante e il chiamato, in una dimensione in cui tutte queste distinzioni non hanno più alcun senso. Essere fede è un’esperienza che il corpo nutre… semplicemente abituandosi a sentire quella certezza, quella chiamata.. abbassando il volume dei ma, dei se, delle apparenti contraddizioni, dei timori, che anch'essi, forse, non svaniscono mai del tutto ma possono diventare un rumore di sottofondo… sufficientemente blando da non essere neppure percepito. Così come lo sono i tanti rumori di fondo che nelle città accompagnano la nostra vita. Possiamo non sentire più le macchine che passano sotto casa nostra. Possiamo non sentire più lo stridere e l'urlare della città, la voce pesante delle strutture, delle regole. Quando siamo nella fede siamo nella foresta del sacro. Sottili come sogni. E allora lì, sì, puoi prendere un corpo di cavalletta e saltare. Lasciarti chiamare dal salto. E poi un altro. E un altro ancora. Pratica della Settimana La pratica di questa settimana è tanto semplice quanto complessa. Ma prima di raccontartela ti chiedo un piccolo favore: se questo episodio ti è piaciuto, lascia un like, un commento o una valutazione positiva di questo podcast in questo modo mi aiuterai a crescere e a poter diffondere nuovi contenuti per te e per chiunque ne abbia bisogno grazie di cuore fin da ora per il tuo supporto Dunque, tornando alla pratica, per esercitarti nel salto di fede, accumulando benedizioni ed energia in favore delle tue visioni e dei tuoi obiettivi, coltiva il piacere. Inizia ad osservare cosa è piacere e cosa è dovere nella tua giornata, e osa anteporre il piacere al dovere. Osa lasciar cadere tutto ciò che piacere non è. Questo potrà provocare un cortocircuito nella tua mente, e se accade bene, è la tua psiche profonda che sta slacciando i legami con la Norma e lo status quo. Dedica ogni giorno uno spazio a questa pratica, rendendo il piacere protagonista. Se puoi espandi il tempo di questa pratica giorno dopo giorno, ed osserva come cambia il tuo panorama interiore. Tieni anche un diario, se ti va, dei tuoi movimenti interiori: cosa accade in te quando anteponi il piacere al dovere? cosa dice la tua voce interiore sul piacere e sul dovere? o meglio, quali voci ci sono in campo? se ti fa piacere raccontami un pezzo della tua esperienza nei commenti. Nel salutarti ti do appuntamento alla prossima puntata, il cui protagonista sarà lo Spirito dell’Armadillo, che ci insegnerà l’arte di mettere sani confini le musiche di questo episodio sono state create da Amedeo Schiavon, che ringrazio di cuore per aver messo a disposizione la sua creatività alla prossima puntata dunque.. con Amore Wild Phoenix