Siamo sommersi di stereotipi che, come lenti colorate, filtrano la nostra percezione del reale, creando viraggi, cambi di tono e di colore, che distorcono il nostro sguardo sulle cose, impedendoci un'esperienza pura ed innocente di ciò che si offre ai nostri occhi. La parola stereotipo deriva dal greco stereos, rigido, e typos, impronta, dunque impronta rigida. Queste impronte o simulacri vivono in un particolare spazio della nostra psiche che è il livello mentale. Nel campo energetico umano tale livello è costituito da una griglia di linee che si intersecano a creare autostrade su cui scorrono i nostri pensieri, quelli che ci nutrono e quelli che ci indeboliscono. Pensieri particolarmente frequentati e partecipati, a livello individuale e collettivo, come i condizionamenti sociali che invadono ogni ambito della nostra vita, assumono consistenza ed energia propria, diventando delle vere e proprie entità o falsi dèi che vengono adorati da questa società di massa. Questi falsi dèi ci osservano in ogni momento della nostra vita, misurando le nostre azioni, le nostre prestazioni, gli eventi, inducendoci a giudizi e confronti che sussurrano alle nostre orecchie di continuo, quando siamo soli, così come quando camminiamo per le piazze affollate della nostra civiltà. Ci sussurrano come amare, come avere successo, come comportarci con gli altri, che corpo dovremmo avere, che vita dovremmo condurre, con che orari, con che ritmi. Lo fanno da quando eravamo piccolissimi, dunque il loro incantamento è penetrato profondamente nelle nostre ossa, negli spazi interstiziali del nostro corpo, tra ogni inspiro ed espiro. La strada dell'affrancamento da questa ipnosi è lunga e articolata e personalmente più la compio, più trovo nuovi strati da liberare di cui non mi ero accorta prima. Ciascuno di noi è un labirinto complesso e raffinato e il bello è che, non appena ci sembra di aver compreso come questo funzioni, qualcos'altro emerge a stupirci e contraddirci, invitandoci a coltivare una mente aperta, dinamica, plastica. Fermati, respira e ascolta. Questo è Lampi di sciamanesimo, un podcast che ti offre brevi pratiche trasformative per immergerti nel potere della natura e sopravvivere alla giungla urbana, ritrovando calma, ispirazione, vitalità. Io sono Benedetta Altichieri, spiritual coach, e sono la tua guida in questo viaggio. Sono felice di dedicare questa puntata ad un animale che ad alcuni potrebbe sorprendere trovare in un bestiario come quello che sto proponendo e che ci tengo a dire non è vincolato ad alcuna tradizione sciamanica specifica ma esplora in maniera libera suggestioni sugli animali provenienti dai quattro angoli del mondo. Suggestioni che poi vengono infuse con le visioni e intuizioni che le mie guide e il grande spirito della vita mi donano affinché io le dia a te caro figlio della natura. L'animale di questa settimana, infatti, è inteso nell'immaginario comune occidentale, e non solo, come espressione della materialità più greve, perché in Occidente la materialità è greve e peccaminosa. E anche se ci riteniamo affrancati dai retaggi della nostra tradizione religiosa e culturale, dobbiamo sempre essere vigili. perché anche la spiritualità ha degli stereotipi e noi siamo sempre a rischio di idealizzare il nostro percorso, che significa cercare di assimilarlo alle immagini che questi idoli o falsi dèi ci mostrano a riguardo. In verità fa parte della mente umana creare degli schemi a cui puoi attingere in modo automatico. Si tratta di una funzione preziosa e importante che semplifica molti compiti ripetitivi della vita. Prova a immaginare a come vivresti se ogni volta che cammini dovessi pensare alle fasi della deambulazione, o se quando guidi dovessi ogni volta riflettere su come funziona la frizione, il cambio, il freno. Sarebbe una follia. Il problema sta nel fatto che questa funzione sovente la applichiamo anche ad esperienze più complesse, creando quelle famose impronte rigide o stereotipi che possono limitarci anziché supportarci. Questa settimana ti parlo allora di un animale affascinante proprio perché ha una mente estremamente plastica in grado di escogitare soluzioni brillanti per portare a termine compiti complessi usando saggiamente le sue risorse ed il pensiero. L'animale guida di questa settimana è infatti il maiale e ora chiamiamo a noi il suo spirito perché ci insegna ad usare il pensiero con saggezza e ad aprire la mente. Parte prima. Linee rette e linee fluide, ovvero logica e saggezza. La parola saggezza deriva dal greco ex ago, ovvero condurre fuori. Dunque la saggezza è una competenza che ci permette di condurci o condurre gli altri fuori dai labirinti della vita. È interessante notare che in ebraico saggezza si dice Chokhmah e nei proverbi biblici la Chokhmah è raccontata come una figura femminile preesistente alla creazione che funge da guida agli esseri umani. "L'Eterno mi possedeva all'inizio delle sue opere, prima delle sue opere più antiche. Io sono stata costituita dall'Eternità, dall'inizio, prima della Terra. Non sono ancora nata, non ancora all'uscita delle fonti. Mentre non c'erano ancora colline, fui generata." Proverbi 8, 22, 31. Ritorna dunque questo concetto di condurre, guidare. Per farlo, per condurre fuori da qualsivoglia labirinto, è indispensabile avere un pensiero creativo che trascende ciò che appare ovvio a una prima osservazione e interpella risorse nuove ed intuizioni laterali fuori dalla catena rettilinea della logica per risolvere l'enigma. La saggezza in tal senso è come una linea fluida, duttile, che si muove tra le anse del labirinto, con agilità e sensuosità femminile, e in nome di queste qualità trova la strada per condurre fuori. Ed è esattamente quello che fa il maiale quando gli viene posto davanti un enigma. Trova la strada, la risorsa, la soluzione. Contrariamente a stereotipi diffusi, i maiali sono animali estremamente intelligenti. Uno studio ha dimostrato come i maialini siano in grado di comprendere il concetto di riflesso in uno specchio, dimostrando dunque di avere consapevolezza di se stessi. E lo hanno fatto in tempi sorprendentemente brevi, più rapidi di quelli di bambini piccoli che erano stati sottoposti a stimoli simili. In questo esperimento, un maiale affamato veniva invitato in un ambiente chiuso in fondo a cui c'era uno specchio, diviso a metà da una barriera, che creava due corridoi. In fondo al corridoio di sinistra, il maiale vedeva riflesso se stesso. In fondo al corridoio di destra, lo specchio rifletteva una ciotola di cibo, che si trovava in realtà nascosta a metà del corridoio destro, invisibile dunque al maiale. Se il maiale fosse caduto nell'inganno dello specchio, ovvero avesse preso il riflesso per l'oggetto reale, avrebbe dovuto cercare di raggiungere il cibo in maniera diretta, ovvero andando verso lo specchio. ma non è andata così. Dopo aver osservato con attenzione l'ambiente, vedendo se stesso riflesso nello specchio, il maiale ha compreso che anche la ciotola che vedeva doveva essere un riflesso, ed ha perciò capito che per trovarla doveva camminare indietro e attraversare la barriera nella direzione opposta. Si tratta di un esperimento stupendo che dimostra la spiccata capacità di problem solving di questo animale e la sua comprensione sofisticata dell'ambiente visivo in cui si trovava. Questo comportamento evidenzia una forma di pensiero laterale, la capacità di trovare soluzioni non ovvie ai problemi. Dall'altra parte di questa narrazione si staglia il Logos, ovvero il pensiero logico, che è il re incontrastato della modernità. Il pensiero logico, da definizione enciclopedica, è: "Un processo mentale che utilizza gli strumenti logico-razionali, giustificando a ogni passaggio i meccanismi operativi adoperati." Dunque, restando in ambito di similitudini geometriche, se la saggezza, che è come abbiamo visto connessa al pensiero intuitivo, è una linea ondulata, fluida, il pensiero logico è una linea retta in cui si concatenano premesse e conclusioni. Potremmo anche dire che la saggezza o pensiero intuitivo è femminile e il pensiero logico è maschile. Naturalmente, entrambe queste forme del pensare sono indispensabili. Il problema nasce quando una di queste due funzioni, all'interno di un sistema sociale, prende il sopravvento, disegnando un modo di vedere il mondo che verte prevalentemente intorno ad essa, mettendo in secondo piano, o anche terzo, l'altra. Questo disequilibrio genera distorsioni e disfunzioni. A tal proposito ho un ricordo di quando ero in primo liceo classico ed il nostro straordinario professore di filosofia ci stava spiegando il sillogismo aristotelico, ovvero quel ragionamento in cui la conclusione a cui si perviene è la conseguenza che scaturisce da due premesse precedentemente connesse. Un classico esempio di sillogismo è Premessa 1. Tutti i mammiferi sono animali Premessa 2. Il gatto è un mammifero Conclusione. Il gatto è un animale A quel punto, per farci riflettere sulla fallacità della logica quando non è connessa al senso di realtà, il nostro professore ci fece questo esempio di sillogismo Premessa 1. Una forchetta ha quattro denti Premessa 2. Mia nonna ha quattro denti Conclusione. Mia nonna è una forchetta Questo esempio estremamente calzante mi ha fatto capire molte cose che sono rimaste impresse nella mia mente sin da allora. La logica è utile ed importante, ma è solamente uno strumento, un binario che corre in linea retta tra premesse e conclusioni, e che può deragliare se non è sorretto da una guida adeguata come la saggezza, ovvero quella capacità femminile e plastica di condurre fuori dalle trappole del pensiero rigido. Parte seconda La guida di Chokhmah e il matrimonio mistico tra maschile e femminile. In questo mondo contemporaneo abbiamo preso un sentiero che è troppo lineare. Pensiamo al progresso, al successo, ma anche all'amore come a linee rette, autostrade dritte che corrono sempre in avanti, in cui ogni arresto, ogni curva, ogni deviazione diviene un ostacolo e una frustrazione al nostro incessante procedere, anziché una parte di un percorso che trova la sua bellezza anche nel mistero e nell'inaspettato. Avanziamo implacabili verso obiettivi mentali che si nutrono di quegli stereotipi divenuti entità che vivono di vita propria e che la società nutre quotidianamente, sacrificando al loro altare i propri pensieri, sogni e visioni. Questo avanzare rettilineo, questa concatenazione senza fine di pensieri, mi ricorda il concetto buddista di Monkey Mind, una mente iperattiva che nel suo spostarsi incessantemente da un pensiero a quello successivo, ci porta fuori da una connessione intima con noi stessi e con la voce della nostra anima. Quando viaggiamo nelle autostrade del livello mentale, del nostro campo energetico, facilmente possiamo andare in loop, perdendo la giusta rotta e incappando in egregore collettive o in qualche pensiero ossessivo personale, creando nel nostro sistema stress, ansia, alienazione. Tutti fenomeni molto diffusi nella nostra società ipermaschile, in quanto eccessivamente votata a questi valori di progresso continuo, di crescita smisurata e fine a se stessa, che non sa più neppure dove si sta dirigendo, se non nel baratro della distruzione del sistema della natura, un sistema femminile che è stato fortemente depredato, violentato. Cos'è infatti una trivellazione del suolo allo scopo di ottenere petrolio o altro se non una penetrazione abusiva nel corpo della Grande Madre, perpetrata da uomini eccessivamente logici e lineari, che in nome della crescita hanno scordato la loro ignoranza di fronte ai misteri di Madre Terra? Una cosa che dicono gli indigeni e che mi ha molto colpito è che se Madre Terra ha nascosto l'oro e i diamanti nel suo stesso ventre, sotto la superficie, un motivo pure ci sarà. E noi esseri umani, abusando della logica e del maschile, abbiamo profanato questi luoghi e questi equilibri segreti, abusando di conseguenza del femminile. Un'altra dote straordinaria del maiale che è correlata al nostro discorso è l'intelligenza emotiva, che è la capacità di prendere decisioni basate sul sentire, ovvero sulla guida di quella dea saggia, Chokhmah, che non a caso è donna e che preesiste alla notte dei tempi. I maiali, infatti, condividono indicatori emotivi, mentali e sociali con gli umani e mostrano una notevole consapevolezza dell'ambiente e dei segnali sociali. Acuire il sentire, sposare la logica con la saggezza, il maschile ed il femminile, significa realizzare quel matrimonio mistico che può rimettere le cose in equilibrio. E siccome viviamo in un mondo olografico, in cui la parte contiene il tutto, ciò che ciascuno di noi fa nel suo intimo per ripristinare questo equilibrio, lo fa anche per il tutto, per ogni essere sensiente e per la Grande Madre. Nelle puntate precedenti ho già condiviso diversi strumenti per risvegliare doti che pertengono alla parte femminile della nostra energia, per esempio attraverso l'intuito nella puntata dedicata allo spirito della lince o in quella dedicata allo spirito della giraffa in cui ti spiego come, per elevarci e vedere il grande disegno, abbiamo bisogno di profondo radicamento. Ti invito ad ascoltarle per approfondire questi argomenti così importanti. Oggi invece, grazie allo spirito del maiale, ti voglio parlare di una terza qualità che aiuta a risvegliare Chokhmah, la saggezza in noi. Parte terza. Curiosità e meraviglia. Acquisire un pensare poetico. «E del poeta il fin la meraviglia» è una celebre frase di Giambattista Marino, autore del poema barocco «L'Adone». «Meraviglia» deriva dal latino mirari, ovvero guardare con stupore. Non si guarda con stupore quando l'oggetto dell'osservazione è stupefacente, ma quando si hanno occhi capaci di sorprendersi. La meraviglia dunque non dipende dall'oggetto, ma dall'occhio. Mentre guardavo il video dell'esperimento sul maiale, lo specchio ed il cibo di cui ti ho parlato prima, quello che mi affascinava era lo sguardo del maiale. Stupito, acceso, vivace. Alternava momenti di osservazione e riflessione con altri in cui si spostava tra i vari elementi presenti nell'ambiente per collegarli e comprendere il da farsi. Si spostava dall'analisi alla sintesi, dalla logica all'intuito, dal maschile al femminile. A suo modo, dunque, in questo spostarsi tra sguardi diversi, realizzava questo matrimonio mistico ed in nome di esso trovava la soluzione al suo dilemma. Questo sguardo stupito, acceso, vivace, è l'essenza della meraviglia che ci permette di vedere le cose nel loro cuore crudo, vivido, vibrante. Per riuscirci bisogna avere occhi vivi, mente curiosa e dunque umile, disponibile ad imparare, ad entrare in un contatto diretto ed immediato con le cose, fuori da quegli stereotipi, quelle impronte rigide in cui tutto è già dato e già saputo. Occhi vergini, sensuali, in quanto in grado di cogliere dalla diretta esperienza dei sensi, senza la mediazione di giudizi, nozioni o preconcetti. Questa apertura conduce a un'esperienza più pura e innocente del reale. Un'esperienza sensoriale piena e libera da stereotipi può trasformare l'ordinario in straordinario, risvegliando un senso di stupore infantile di fronte al mondo. Giovanni Pascoli ci ha raccontato come poeta e fanciullo siano due archetipi strettamente legati, connessi da una purezza di sguardo che sa giungere direttamente al cuore intimo delle cose. Un cuore che è sempre accessibile a chi decida di togliersi quelle lenti colorate che deformano la nostra percezione del reale, rendendolo piatto, monodimensionale e anche un pochino noioso nella sua presunta prevedibilità. Un concetto contemporaneo e scientifico che, in libera associazione di idee, mi piace mettere a braccetto con quello di meraviglia, è quello di neuroplasticità, la capacità del cervello di modificarsi e adattarsi in risposta all'esperienza e all'apprendimento. La neuroplasticità ci ricorda che siamo dinamici e adattabili, in grado di formare nuove connessioni, generare nuovi modi di pensare e di vedere, e riorganizzare il nostro sguardo e il modo in cui ci portiamo nel mondo. Pratica della settimana. Lo spirito del maiale. Coltivare la meraviglia. Eccoci arrivati alla pratica della settimana, ma come sempre, prima di iniziare, un invito all'azione per te, caro figlio della natura. Se questo podcast ti piace, seguilo e lasciami una recensione o un commento. Raccontami cosa ti sta ispirando e di che cosa la tua anima ha sete. Sarà per me un piacere leggerti e risponderti. Bene. Questa settimana, per onorare l'intelligenza aperta e lo spirito dinamico del maiale, impareremo a coltivare la meraviglia e ad accogliere l'inaspettato nelle piccole cose. Ricordiamoci che anche ciò che appare umile e ordinario può rivelare una profonda saggezza se osservato senza preconcetti. In questo modo potremo usare il pensiero con saggezza e liberarci dall'ipnosi dei falsi dèi, aprendoci a un'esperienza più autentica della realtà. Ecco la pratica. Con l'intenzione, immagina di tirare fuori questo oggetto dalla trama piatta e monodimensionale del reale e del modo ordinario di osservare le cose. Chiamalo a te, evocalo nella sua essenza e al contempo nella sua consistenza attuale, fisica, presente. Respira a fondo con un espiro che sia il doppio dell'inspiro, quindi per esempio se l'inspiro dura tre secondi, l'espiro ne durerà sei. Questo serve ad attivare la tua parte Yin e femminile. Inizia a contemplare l'oggetto chiedendogli di rivelarti qualcosa di sé e della sua natura più intima. Dilata il tuo sguardo rendendolo più aperto, più soffuso e lascia che l'oggetto entri nel tuo sguardo, in te, mentre anche tu entri nell'oggetto. Ruota l'oggetto e osservalo da ogni angolazione, ascoltando cosa accade dentro di te, come si muovono le tue sensazioni. Osserva se stai mimando l'esperienza della meraviglia in base all'immagine che hai di essa o se ti stai concedendo di fare un'esperienza pura e senza intermediazioni. Ora, sempre contemplando l'oggetto, inizia una respirazione in cui espiro ed espiro hanno la stessa durata, per esempio 3 secondi di inspiro e 3 di espiro, con l'intenzione di armonizzare femminile e maschile, yin e yang, sintesi e analisi, saggezza e logica. Continua in questo modo per qualche ciclo respiratorio e chiedi allo spirito del maiale di aiutarti a usare la tua mente con saggezza. Poi, quando ti senti pronto, ringrazia e chiudi l'esperienza. Ripeti la pratica ogni giorno per tutta la settimana. Nel salutarti ti ricordo l'appuntamento della prossima settimana con lo spirito della cavalletta che ci insegnerà l'arte di fare un salto nel buio trovando la fiducia in noi stessi. Le musiche originali di questo episodio sono state composte da Amedeo Schiavon. Alla prossima settimana! Con amore Wild Phoenix.