Affrontare il cambiamento: la Farfalla (Trasformarsi e rinascere) Sono morta e rinata talmente tante volte in questa mia vita da averne perso il conto; transitata attraverso stadi di crescita, e stati di Coscienza, differenti a cui hanno corrisposto diversi mondi, con diversi protagonisti e diversi eventi in essi. L’unica condizione stabile della vita umana è il mutamento, la trasformazione; non esiste un equilibrio statico a cui giungere, un centro di gravità permanente, un luogo in cui porre una bandierina di traguardo e in cui fermarsi. Siamo in eterno transito perché siamo viaggiatori, fatti della sostanza dei sogni, una sostanza impalpabile, che si disgrega al tatto, al bisogno di tangibilità e di concretezza. Si polverizza, come le ali della farfalla, che in greco si chiama Psuchè, ovvero Psiche, Anima, la bellissima fanciulla che fece innamorare Amore e suscitò le ire di Venere perché con la sua bellezza aveva trasceso le regole del mondo mortale facendo innamorare perdutamente un dio. Questo fa infatti la bellezza, ci aiuta, nella sua magnifica impermanza, ad attraversare il velo che separa i mondi, sublimando la materia e dando carne allo spirito, unendo ciò che la mente non sa unire. Il nostro progetto qui ha a che vedere con il portare il divino in terra, più che con il trascendere la materia. E per farlo dobbiamo assottigliare la gravità delle cose e degli oggetti, socchiudendo gli occhi e sbattendoli come fossero ali, fino a smarrire i confini tra questo e l’altro mondo. Solo dissolvendo e dissolovendoci, dandoci all’ignoto, possiamo crere realtà nuove e visionarie, miracolose, come fa la crisalide che, chiudendosi nell’oscurità di se stessa, unendo forza e vulnerabilità, si trasmuta in farfalla Caro figlio della Natura, in questa vita viaggiamo continuamente tra una sponda e l’altra della realtà, tra la tridimensionalità del mondo fisico e la multidimensionalità di quello dello Spirito, morendo e rinascendo ad ogni viaggio. Avviene ogni volta che dormiamo, ogni volta che battiamo le ciglia per resettare la nostra percezione della realtà, ogni volta che respiriamo, e via dicendo; la spiritualità non è altro che l’arte di rendere cosciente questo nostro continuo viaggiare. Ogni volta che viaggiamo, che abbandoniamo una sponda, avviene una trasformazione, un mutamento, e al nostro ritorno, non troveremo più la medesima realtà che abbiamo lasciato. Nè noi saremo gli stessi. Talvolta questa impermanenza, che richiama a noi l’archetipo della Morte, ci spaventa, ci destabilizza, perché la struttura dell’ego cerca invece punti fermi, certezze, stabilità. E una solidità la si può trovare, ma non all’esterno, nei fatti, nelle parole delle persone, negli oggetti del reale, che sono squisitamente transitori. Questa solidità la si trova proprio nell’evanescenza dell’Anima, nella fede che regge la Farfalla quando compie il suo viaggio. E per questa puntata che sarà dunque squisitamente impalpabile, chiamiamo a noi lo Spirito della Farfalla affinchè ci guidi e ci ispiri. Ma per partire per questo viaggio bisogna lasciare indietro qualcosa, sacrificare qualcosa: una credenza che hai sulla realtà, una paura, un sospetto, l’esigenza di controllo, la tua logica, il bisogno di capire tutto. Cosa scegli di sacrificare per partire? Affida ora a Madre Terra il tuo dono. Parte prima La stabilità dell’Impermanenza: Psiche e la materia sottile del reale "Una volta Zhuangzi sognò di essere una farfalla, una farfalla che svolazzava quà e là spensierata. Non sapeva di essere Zhuangzi. Improvvisamente si svegliò ed ecco che era di nuovo Zhuangzi. Ma ora non sapeva più se era Zhuangzi che aveva sognato di essere una farfalla oppure se era la farfalla che stava sognando di essere Zhuangzi". Zhuangzi, Capitoli Interni, Capitolo II Quando prendiamo il viaggio con ali effimere di farfalla, ci inoltriamo in un territorio trasparente, dove le percezioni si mescolano e si confondono ed i confini tra i mondi si assottigliano. Gli oggetti e gli eventi perdono la loro apparenza statica, granitica, per rivelare tutta la bellezza del dinamismo e dell’impermanenza. Una danza di atomi in fibrillazione che si aggregano e disgregano continuamente secondo leggi di attrazione e repulsione che li dominano e danno loro forma. Ma ogni forma è evanescente e da ciò discende la natura del reale come fenomeno mutevole, in cui l’unica regola fissa, l’unica stabilità, è l’impermanenza. Tale impermanenza è uno degli attributi più significativi ed irrinunciabili della bellezza di questa vita, perchè produce un sentimento di struggimento poetico di fronte all’innafferrabilità delle cose che, non appena ci sembrano nelle nostre mani, ci sfuggono, proprio come una farfalla che cerchiamo di catturare invano. Quando cerchiamo di combattere questa impermanenza generiamo sofferenza, perché tentare di afferrare l’inafferrabile è una lotta con i mulini a vento, in cui ogni nostro fendente collassa nel vuoto. L’ego, quando reagisce a questa caratteristica del reale, produce un’illusione di controllo che ci porta a vivere con i nostri radar interni ossessivamente proiettati fuori a monitorare, controllare, misurare gli eventi, le relazioni, in cerca di falle da riparare, di tradimenti e ingiustizie da svelare e additare non appena qualcosa esce dai nostri parametri di presunta sicurezza. Produce idealismo, un’immagine mentale di come le cose debbano andare verso cui creiamo attaccamento, e a cui assegnamo il potere di decretarci falliti o vincitori. Rende statici i nostri rapporti con l’altro e con noi stessi, detta condizioni, parametri a cui poi reagiamo in un ciclo senza fine di tentativi che ci fanno credere che la felicità sia sempre un passo avanti noi, vincolata al conseguimento di determinati obiettivi. Ma quando arriviamo nel luogo in cui crediamo di dover arrivare ed apriamo la porta del tempio della felicità, il suo interno è vuoto; sul pavimento, al centro, c’è una lettera che dice che per possederla dobbiamo raggiungere il prossimo tempio. E poi un altro, e un altro ancora. Quando invece educhiamo l’ego a coltivare, esplorare e amare questa impermanenza nutrendoci di questo struggimento poetico per l’assenza ed accettando la nostra condizione, iniziamo a vedere i vantaggi di questa condizione… Se le cose sono mutevoli ed impermanenti significa anche che sono plastiche, duttili, malleabili e che possiamo, come artisti davanti ad un blocco di creta, dare forma alla realtà infondendo in essa i nostri sogni, che vivono nel mondo astrale delle visioni collettive ed individuali, da cui appunto la realtà prende forma. Il livello astrale del campo energetico conesso al Chakra del Cuore è infatti il luogo in cui queste immagini vivono e da cui, come si dice adesso, manifestiamo. Possiamo farlo in modo conscio o inconscio, in base a come ci addentriamo in questo territorio cangiante: da quali immagini veniamo irresistibilmente attratti? La nostra farfalla è attratta dalle luci taglienti del trauma contro cui si va a bruciare come una falena notturna oppure da panorami più morbidi e soffusi, anche se senz’altro più impalpabili? L’energia del trauma è pesante e solida, e se anche noi siamo solidi, univoci, coerenti, legati alla nostra identità inevitabilmente, per la legge di attrazione gravitazionale, andremo a collassare contro quella. Se invece accettiamo la nostra transitorietà e precarietà, la nostra vulnerabilità di farfalle, ci facciamo leggeri ed agili, in grado di attrarre spontaneamente energie e frequenze più sottili. Ma in questo mondo dove gli opposti giocano tra di loro rispecchiandosi e attraendosi a vicenda, per volare verso l’alto dobbiamo scendere verso il basso, e tanto più sappiamo scendere quanto più impariamo a salire… Proprio come Psiche nella favola di Apuleio Parte seconda Il viaggio tra i mondi e la Crisalide: affrontare l’oscurità Psiche, l’Anima, possiede la natura impalpabile della farfalla; questa leggerezza è ciò che le consente di transitare agilmente tra il mondo del visibile e quello dell'invisibile. In molte culture antiche e tra diverse popolazioni native, la farfalla era considerata una viaggiatrice tra questi due mondi; i defunti prendevano le sembianze di farfalla per andare a visitare i loro cari, e così facevano i sogni, che venivano traghettati proprio da queste creature.. Viaggiare nell’invisibile significa lasciare il territorio certo della luce, del tangibile, per immergersi nel buio e nell’oscurità: solo lì, dove le cose perdono i propri confini, può avvenire la trasformazione. Perchè il passaggio si compia è necessario lasciare andare ogni attaccamento alle forme del passato e del noto, ogni bisogno di certezze, ed incontrare i fantasmi delle proprie paure che, come si sa, si aggirano nel buio, nei recessi nascosti della notte. Ed è solo lì, nell’oscurità più profonda, che si attiva un potere misterioso in grado di creare in noi il mutamento; lontano dal nostro controllo, dalle nostre immagini idealizzate di tale trasformazione, accade il miracolo della crisalide che, nel momento designato dal dio del tempo divino, si ritira nella sua oscurità interiore, senza alcuna certezza sul suo destino. Lascia andare il noto e si addentra nell’ignoto, lasciandosi prendere da questa forza misteriosa senza opporre alcuna resistenza, in totale resa. “Fai di me ciò che vuoi” o, come disse Maria all’Arcangelo Gabriele, “Sono la serva del Signore”. Darsi con questo livello di intensità poetica e di dedizione significa compiere la propria missione, scoprire l’Amore e l’Eternità. Come accadde a Psiche nella favola di Apuleio quando, per amore di Amore-Cupido, scese fino al Tartaro, negli abissi infernali al cospetto di Prosperpina. Come accade a ciascuno di noi quando ci abbandoniamo alla nostra notte buia dell’Anima. Parte terza Mutare forma: la fede nella vulnerabilità “Dopotutto, cos’è una farfalla se non la fioritura di una crisalide oltre ogni suo più ardito sogno?” Kailash Kokopelli, Metara (Metamorfosi) La crisalide che uscendo dal buio della metamorfosi si trasforma in farfalla si fa portatrice di un potenziale che va oltre ogni immaginazione iniziale. Così è anche per Psiche che ritornata dal suo viaggio nell’oltretomba riceve il dono dell'immortalità e si unisce in nozze divine ad Amore… Questo è un insegnamento prezioso anche per noi: quando scegliamo di donarci al viaggio della trasmutazione non possiamo conoscere l'esito finale e dobbiamo dare il tutto per tutto, rischiare e morire: ad una vecchia identità, ad un sistema di valori che non ci rappresenta più, a relazioni che hanno fatto il loro tempo, ad abitudini e certezze che hanno formato una struttura comoda ma limitante intorno a noi… Questo salto nella fede ci permetterà di scoprire orizzonti inaspettati: una fede nella nudità, nella vulnerabilità, nell’impermanenza. Quando impariamo ad accettare questi aspetti di noi come un dono, ci scopriremo dotati di una qualità magica, quella del mutare forma diventando degli shapeshifter, come gli sciamani che sanno trasmutarsi a loro piacimento in altre forme di vita perchè hanno allentato la presa sul concetto di identità. Il prezzo di questo cambiamento è l’incontro con il mondo sotterraneo del Tartaro, l'oscurità, gli Inferi: solo scendendo lì sotto scopriremo che questi non sono luoghi di dannazione eterna, bensì spazi di profonda trasformazione. La vera dannazione si manifesta, al contrario, quando ci ancoriamo alle cose, alla nostra identità, alle percezioni, come a qualcosa di permanente e immutabile. Ci danniamo quando crediamo che un determinato stato delle cose, un tratto del nostro carattere che detestiamo, o una dinamica relazionale tossica siano destinati a durare per sempre. Quando lottiamo contro la realtà esterna sentendoci inesorabilmente soli, incapaci, inadeguati, e via dicendo... In questo senso è interessante notare che uno dei tratti caratteristici dell’energia del trauma è proprio l’assolutizzazione e la generalizzazione, caratterizzata da questa falsa convinzione che le cose non possano cambiare, perché sono oggetti, entità, dati di fatto posti là fuori e contro cui non possiamo nulla. Parte Quarta La danza cosmica della realtà: Shiva e la leggerezza della Farfalla Quando impariamo ad amare e apprezzare la mutevolezza e l’impermanenza delle cose e di noi stessi come una forma di bellezza, acquisiamo la leggiadria della farfalla e possiamo iniziare a danzare con la realtà e con la creazione stessa. La creazione è infatti una Danza Cosmica, la Danza di Shiva, un perpetuo alternarsi di creazione e distruzione, di pulsazioni che appaiono e svaniscono nel nulla; ed è affascinante in tal senso sapere che la parola Shiva significa “ciò che non è, ciò che è nulla” . Ineffabile, come una farfalla, come un elettrone che orbita nel vuoto. I movimenti di questa danza, visti dalla prospettiva dell’Io, possono apparire casuali, ed addirittura ingiusti talvolta, perchè vincolati ad una determinata interpretazione e ad una certa scala di valori e dunque di giudizi su ciò che è più o meno auspicabile. Ma in realtà sono interconnessi da una coreografia sottile, da un disegno divino... Ma una danza non la si può comprendere appieno con la mente… la si può solo vivere, sperimentare. La danza, quella vera, che non è il semplice movimento degli arti a tempo di musica, è trance, flusso, abbandono, sacrificio dell’Io… A chi saprà compierlo e lasciarsi attraversare dal suo ritmo la danza svelerà le sue trame nascoste, la sua coreografia sottile, in un luogo senza spazio e tempo in cui la danza e il danzatore sono sempre la medesima cosa. Pratica della Settimana Lo Spirito della Farfalla Siamo giunti alla pratica di questa settimana, ma prima di iniziare ti invito a seguire Lampi di Sciamanesimo sulla tua piattaforma preferita e, se quello che stai ascoltando ti piace, ti chiedo un piccolo gesto che può valere molto: lasciami un commento o una recensione per permettere a molte altre persone di raggiungere questo podcast. Ricordati: anche un piccolo battito d’ali può cambiare il mondo! E ora la pratica Trova un luogo tranquillo dove puoi stare senza essere disturbato e chiudi dolcemente gli occhi Fai alcuni respiri profondi e concentrati sull’aria che entra ed esce dal naso; percepisci la sua materia impalpabile, il suo apparire e svanire dentro di te Ora, chiama a te lo Spirito della Farfalla; osservala nel suo ciclo di volare e sostare ed entra in contatto con la sua leggerezza, con la sua essenza effimera e impalpabile Respirando immagina di assimilare la sua energia e le sue qualità e inizia a muovere lentamente gli arti del corpo per creare una danza Lascia che questa danza sia dettata dal corpo e non dalla tua immagine di essa.. Mentre il tuo corpo danza tracciando coreografie impercettibili nell'aria, ripeti mentalmente (o a bassa voce) il mantra che ho creato per te, ispirato alle qualità della farfalla: "Spirito leggiadro, aiutami ad avere ali sottili per volare tra i mondi ed accogliere con fede il mistero della trasformazione" Quando ti senti pronto, apri lentamente gli occhi, portando con te questa sensazione di leggerezza e di potenziale trasformativo nel resto della tua giornata Ripeti questa pratica ogni giorno per 7 giorni ed osserva come la tua percezione su questi temi evolve con la pratica Consiglio per la settimana: Rifletti su quali "crisalidi" stai vivendo in questo momento. Quali vecchie forme stai lasciando andare per far spazio a qualcosa di nuovo?. Nel salutarti ti ricordo l’appuntamento per la settimana prossima, dove parleremo dello Spirito del Maiale e di come usare il pensiero con saggezza. Le musiche originali di questa puntata sono state composte da Amedeo Schiavon. A settimana prossima dunque! Con Amore Wild Phoenix