Gianni esita, seduto al posto di guida. Gli appoggio di nuovo una mano sul braccio e sento che trema leggermente. Vuoi che guidi io?, gli chiedo, Mi sembri stanco e nervoso. Nervoso per forza, dopo quel che è successo, ma stanco no: alla fine cosa ho fatto di così faticoso? Lasciami almeno guidare, altrimenti mi fai sentire un incapace. Tu e Massy state congiurando per farmi sentire un inetto, come se avessi perso tutte le mie capacità tecniche e artistiche. Ovviamente questa accusa è del tutto infondata, dettata dal suo stato d'animo teso e insofferente; ma comprendo il suo disagio. Nessun problema, guida tu se ti fa piacere. Sì, mi fa piacere. Gianni avvia il motore e parte. Per almeno un quarto d'ora guida in perfetto silenzio, uno strano silenzio che mi fa sentire a disagio. Gianni, gli dico ad un tratto con tono allegro, che ne dici se metto su qualcosa di carino che piaccia a tutti e due? Hai detto che ti piacciono i Clash, vero? Sì, mi piacciono. Piacevano anche a mio nonno. Lo so. Come fai a saperlo? Me lo hai detto tu, non ricordi? Metto nel lettore cd una canzone che ti farà passare subito il cattivo umore. Scartabello nella custodia dei cd che porto sempre con me per ascoltare qualcosa di decente in macchina, e scelgo a colpo sicuro "Combat Rock", che inserisco nel lettore. Le note di "Rock the Casbah" si diffondono nell'abitacolo, invadendolo con la sua stralunata e irresistibile punk-dance. Quasi automaticamente inizio a ballare da seduto, muovendo il busto e i fianchi e cantando il ritornello a piena voce. Gianni mi guarda con la coda dell'occhio scotendo la testa e non può fare a meno di ridere: credo di essere veramente buffo. Cos'è quella roba?, mi chiede. È il ballo del serpente, rispondo sorridendo. Siccome non ha né braccia né gambe, muove soltanto la testa e il busto. Sei molto sexy quando fai così lo stupido, sai? Davvero, Gianni? Sono sexy e stupido? Terribilmente, amore mio. Più sexy o più stupido? Più sexy, direi. Ma perché non ti agiti un po' anche tu? Anche tu sei molto sexy quando balli. Oh, io ormai… Ormai un corno, Gianni, sei sexyssimo. Ti ricordi quando abbiamo ballato insieme London Calling e poi siamo finiti a letto? Abbiamo ballato insieme London Calling? E quando? Un altro vuoto di memoria. Cerco di non lasciarmi abbattere più di tanto e gli rispondo: Era una delle suonerie dell'orologio a cucù di tuo nonno, non ricordi? Ah già, risponde, ma ho l'impressione che non se lo ricordi affatto e lo dica solo per non deludermi. E siamo finiti a letto?, aggiunge perplesso. Eravamo già a letto, Gianni. Ma abbiamo fatto sesso? Sospiro rassegnato. Gianni, noi due non abbiamo mai fatto sesso nel vero senso della parola; o meglio, tu non hai mai fatto sesso con me. Io in qualche modo sì, invece. In qualche modo? Ma cazzo, Gianni, possibile che non ricordi?! Quel "non ricordi?" sta diventando un mantra che ripeto di continuo con lui. Però è strano, Gianni sembra ricordare benissimo quasi tutto il resto: mi viene il sospetto che stia rimuovendo inconsciamente proprio me. Questo pensiero mi dà una fitta di dolore allo stomaco. Sì, certo che ricordo, mente lui. Si accorge che ci sono rimasto male, e per consolarmi mi sorride, accarezzandomi una mano. Poi cambia argomento. Non posso agitarmi mentre guido, cucciolo, anche perché siamo in montagna e la strada è piena di curve. Lo so, rispondo con il tono di un bambino offeso, ma in fin dei conti devi solo muovere un po' il busto, il bacino, insomma quel che puoi, senza perdere di vista la strada. Okay cucciolo, allora mi agito un po'. Gianni inizia a dondolare le spalle e a muovere il bacino in un modo che, nonostante tutto, trovo molto sexy. Finalmente lo vedo spensierato e sorridente; mi sento felice: mi rimetto a cantare e a ballare da seduto per un minuto o due. All'improvviso lo vedo irrigidirsi, sbiancare in volto: il braccio sinistro gli cade inerte sul fianco, la mano destra non riesce a reggere il volante; stiamo finendo in pieno contro il guard rail, che certamente sfonderemo, per poi precipitare nel baratro. Mi slancio come un fulmine sul volante, lo raddrizzo appena in tempo e inchiodo, con un tremendo stridore di gomme: la Rover compie un mezzo giro su se stessa e si arresta sul ciglio erboso della strada, all'ombra di un grande castagno che ho evitato per un pelo. Ho il cuore a mille, non per il pericolo che abbiamo corso, ormai scampato, ma per quello che vedo davanti ai miei occhi: Gianni, pallido come un morto e con gli occhi sbarrati, sta rigido contro il sedile, senza riuscire ad articolare parola. "Combat Rock" continua a suonare nello stereo: lo spengo con mani tremanti. Gianni, gli dico affannosamente, prendendogli entrambe le mani e sentendole fredde e inerti, Gianni, amore, cosa ti senti? Non mi risponde. Il mio cuore sta esplodendo. Gli massaggio le mani, le braccia, il petto, senza saper che fare. Sono in totale confusione, non riesco a ordinare i pensieri e a prendere una decisione razionale. Le lacrime scorrono sul mio volto, non riesco ad evitarlo. Finalmente Gianni tenta debolmente di voltarsi verso di me: il suo volto è come diviso da una linea verticale in due metà, con due espressioni completamente diverse. Una delle due metà appare rigida e bloccata, con l'occhio sinistro sbarrato e la pupilla fissa, dilatata, come quelle dei gatti al buio. L'altra ha un'espressione incredula e terrorizzata. Cu… cucciolo…, articola a fatica con la metà della bocca che ancora si muove. Gianni!, esclamo angosciato. Ho un filo… Non riesco a capire. Come? Un filo… un ca-pello… in bocca. Un capello in bocca, Gianni? Sì… Mi tira… Mi tira la bo-cca. To-togli-melo, per favore. Una nera disperazione si impadronisce di me. All'improvviso sento che devo prendere in mano la situazione a qualunque costo: è chiaro che da Gianni non avrò alcuna risposta razionale, è tempo perso parlare con lui ora, e di tempo da perdere non ce n'è. La situazione mi appare all'improvviso in tutta la sua tragica gravità. Gianni, adesso ti porto in un posto dove te lo tolgono, quel filo, gli dico con tono rassicurante. Ma no-non puoi to-togliermelo tu? Sì, certo, ma non da solo: non voglio fare pasticci. Adesso lascia guidare me: ti prendo in braccio e ti metto qui al mio posto, così ti riposi un po', va bene? Fa segno di sì con la testa, continuando a tenere la bocca semiaperta in una smorfia simile ad un ghigno assurdo. Un filo di saliva gli sta colando lungo il mento: glielo asciugo con il mio fazzoletto. Reclino il mio sedile, apro la portiera, scendo di corsa, lo prendo in braccio come un bambino, lo porto fuori dalla Rover e lo adagio con tutta la delicatezza possibile sul sedile. Ha sempre quell'espressione stupita ed ebete, come uno che è stato colpito da un fulmine. Mi impongo di non piangere e di non cedere alla disperazione. Ora andiamo a farci togliere quel filo, Gianni. Annuisce. Avvio il motore e parto. C'è una cosa che devo fare subito, lo so perfettamente: devo farla, non importa quali saranno le conseguenze. Estraggo dalla tasca di Gianni il suo cellulare e premo il tasto numero due. Non posso metterlo in vivavoce, Gianni si agiterebbe. Lascio squillare un po'. Sì, Gianni? Non sono Gianni: sono Emmanuel. Un silenzio sbalordito accoglie le mie parole. Emmanuel? Ma che diavolo…, inizia furibondo. Lo interrompo subito. La prego, avrà tutto il tempo di odiarmi dopo: ora abbiamo un terribile problema. Abbiamo?... Sì, lo abbiamo tutti e due: Gianni si è sentito male. Di nuovo un silenzio, questa volta angosciato. Come?… Il mio Giannino sta male? Ma cosa gli è successo? Non riesce a muovere metà del corpo. Mi dica dove vuole che lo porti, per favore. Ma che domande fai? All'ospedale, Cristo! Certo, ma quale? Al Niguarda. Conosco il primario, ha tre quadri dei miei in casa. So che posso fidarmi di lui. Gianni si riscuote all'improvviso. Si gira a fatica, con quel povero viso stravolto e mezzo paralizzato, e balbetta: Massy… Ma-ssy… Massimiliano lo sente. Passamelo, cazzo, mi intima. Accosto il cellulare all'orecchio di Gianni, cercando di continuare a guidare con una mano sola. Gianni! Giannino, amore mio, come stai? Be-ne, Massy. Non pre-ocu-parti. Massimiliano tace, rendendosi conto, dal modo in cui parla Gianni, che la situazione è grave. Massy, balbetta affannosamente Gianni, no-non stavamo facendo niente di male, ti giu-ro. Ma chissenefrega, Giannino, lo so che mi vuoi bene! Stava-mo solo balan-do Roo-de-casba. Come?... Prendo il telefono e traduco a Massy: Stavamo ballando Rock the Casbah, la canzone dei Clash. Ma che cazzo… Mi aveva detto che usciva per un servizio fotografico, dannazione! Che diavolo ci faceva in giro con te a ballare? Io dovrei spedirti sulla luna a calci in culo, ragazzo! Probabilmente ha ragione, Massimiliano, anche se non è colpa mia quello che è successo, e nemmeno dei Clash. Ma la prego, rimandi tutto a dopo: adesso devo assolutamente portare Gianni al sicuro. Anch'io gli voglio un sacco di bene, mi creda. Un attimo di sconcertata esitazione. Portamelo qua, conclude secco Massy, Vi aspetto davanti al pronto soccorso del Niguarda.