
- Et maintenant, les gars, le yaourt! - esclama Gianni, tirando fuori da una borsa alcuni vasetti del famoso yogurt greco - Voici une vingtaine de pots. Voici aussi les cuillères. Il faut le manger avec gourmandise et s'en jeter au visage à la cuillère.
- Quoi? Nous le jeter au visage?
- Oh oui, les enfants! Allez, commencez!
Marcel e Claude la prendono sul ridere e incominciano ad azzuffarsi nella neve tirandosi addosso lo yogurt con i cucchiai. Marcel, ormai completamente ubriaco, ne tira un intero vasetto in faccia a Claude, imbrattandogli tutto il viso. Claude risponde versandogliene un vasetto in testa. Il tutto è abbastanza comico, ma sexy proprio no, nemmeno un poco.
Intanto sento che Gianni scatta fotografie con una lentezza strana, insolita. Mi volto a guardarlo e vedo che il suo braccio sinistro trema. Il cuore mi dà un balzo. Lo raggiungo e gli prendo il braccio.
- Gianni, - gli dico affettuosamente - credo che così le foto verranno tutte mosse…
- Perché? - mi chiede stupito.
- Perché… non so, mi pare che tu ti stia muovendo troppo mentre le fai… Cioè, di solito stai molto più fermo.
- Vuoi insegnarmi il mio mestiere? - mi dice piccato.
Subito dopo la macchina fotografica, una costosissima Canon EOS R1, gli scivola dalla mano e finisce per terra, fortunatamente sulla neve.
- Guys, you can put your jackets back on, we're taking a little break - dico prontamente ai due modelli, che non se lo fanno ripetere due volte e saltano fuori dalla neve, correndo a rivestirsi.
Gianni raccoglie da terra la sua fotocamera, incredulo.
- È strano, - mormora - non mi era mai successo. 
- Dev'essere il braccio intorpidito, Gianni - gli dico affettuosamente - Ma non è successo niente alla macchina, possiamo riprendere fra poco. Ora però riposati un momento.
Lo porto a sedere sulla Rover e gli prendo la mano, massaggiandola fra le mie. Appare smarrito, confuso.
- Ascolta come possiamo fare, Gianni - gli dico con dolcezza - Secondo me conviene che tu regoli la macchina fotografica come sai tu e poi la regga io: se si tratta solo di scattare, credo di potercela fare. Mi dici cosa devo fare e io lo faccio.
- Sì, ce la puoi fare: ti regolo io esposizione e obiettivo e tu devi solo scattare a ripetizione. Ma perché non posso farlo io, scusa?
- Perché tu sei un pochino stanco, Gianni, e poi perché c'è bisogno di un regista, e tu lo sai fare molto meglio di me.
Solleva lo sguardo.
- Un regista?
- Ma non lo vedi che quei due sono tremendamente confusionari? Poveretti, fanno del loro meglio, ma sta venendo fuori una baraonda infantile. Non avevi detto che volevi un'atmosfera gay e sexy?
- Sì, certo.
- Ecco, e allora non ci siamo proprio: quei due non sono né gay né sexy, anche se sono bellissimi. Sono solo due bambinoni allegri. Se non ci pensi tu a fare il regista, verrà fuori un servizio fotografico banale, completamente diverso da quello che avevi in mente.
- Già, forse hai ragione.
- Vedi? Bisogna che sia tu a dirigerli: devi stare vicino alla scena e dire loro esattamente come devono mettersi e cosa devono fare, come hai sempre fatto con me. Anch'io non so fare niente senza di te. E io intanto scatto. 
Gianni, improvvisamente rincuorato, sorride.
- Hai avuto una magnifica idea, cucciolo. Sì, certo, devo essere io il regista. Dai, andiamo!
Si alza all'improvviso, soddisfatto, e richiama i due modelli al lavoro. I ragazzi si spogliano di nuovo e si distendono sui plaid nella neve.
Gianni regola la macchina fotografica e me la consegna, pronta per gli scatti. Ho un forte batticuore, perché non ho mai fatto una cosa del genere e temo di sbagliare, ma voglio assolutamente aiutarlo. Devo farcela, ce la farò senz'altro.
Gianni si avvicina ai due ragazzi.
- Maintenant, les gars, faites exactement ce que je vous dis, d'accord?
- D'accord.
- Marcel, allonge-toi sur le côté, comme ça. Toi, Claude, penche-toi vers lui et regarde-le. Bien, comme ça. Maintenant, prends une cuillerée de yaourt et verse-la lentement sur ses lèvres… lentement… Super, comme ça.
Finalmente la scena assume la connotazione sexy che deve avere: Claude, allungato sul corpo muscoloso del possente Marcel, sembra guardarlo con intenzioni erotiche mentre gli cola un allusivo filo di yogurt bianco sulle labbra scure. Io intanto, soddisfatto di quel che vedo, scatto a più non posso, nella speranza che almeno qualcuno di quegli scatti riesca decente. In fin dei conti avremo bisogno di non più di una decina di foto tra cui scegliere: sono convinto che alcuni dei miei scatti saranno buoni.
Quello che però mi rode il cuore è la preoccupazione per le condizioni di Gianni: non era mai successo che non riuscisse a portare a termine un servizio fotografico. Mi conforta solo il fatto di vederlo così allegro, orgoglioso del suo ruolo di regista, come se si fosse completamente dimenticato dell'incidente.
E anche questo è strano: come fa ad essersi dimenticato di colpo di una cosa del genere?
Scatto e scatto, cercando di non pensare più a niente.
…
- Carico l'attrezzatura in macchina, Gianni?
- Sì, cucciolo: i ragazzi se ne sono andati. Mi hanno detto di salutarti e di ringraziarti. Li ho portati al bar a prendere un caffè e li ho pagati bene: ho potuto permettermelo, il cliente è stato abbastanza generoso. 
- Se lo sono meritato, con tutto il freddo che hanno preso.
- Sì, ma si sono scolati un litro di acquavite, e ti assicuro che questo scalda un bel po'. Ad ogni modo il committente ci pagherà il resto del compenso pattuito alla consegna del lavoro, e resterà un bel gruzzoletto anche per noi due, da dividere a metà come al solito. 
- Perfetto, Gianni.
Non aggiungo altro: mi tengo per me i miei dubbi e le mie perplessità. È tutto da vedere se il cliente ci pagherà la cifra pattuita per questo servizio, il cui risultato è un'incognita. Ma non posso dirglielo, non me la sento di turbare il suo stato d'animo: Gianni è convinto di essere stato bravissimo come al solito. Infatti aggiunge:
- Possiamo andare: mi sento soddisfatto, credo che sia venuto un buon lavoro.
Non oso dirgli che, se non fossi intervenuto io, il risultato sarebbe stato pessimo. Io come fotografo non valgo niente, ma sto cercando di capire e di imparare in fretta, perché vedo che Gianni perde colpi e devo assolutamente aiutarlo. Non sto pensando ai miei guadagni, anche se i soldi mi fanno comodo: sto pensando proprio a lui, che vive di quello e ci tiene moltissimo alla sua fama e alla sua bravura.
- Sì, credo anch'io che sia venuto un buon lavoro - mi limito a dire.
Mi carico in spalla l'attrezzatura fotografica e ci incamminiamo verso la sua Rover. Mi prende per mano: sento il calore della sua stretta attraverso i guanti spessi e imbottiti, e la ricambio.
- E' un po' tardi, il sole sta già tramontando - osservo, sperando timidamente in una replica della nostra precedente avventura in montagna. Gianni però esita.
- Sì, ma credo che dovremmo rientrare per stasera. Sai, Massy è diventato sospettoso.
- Capisco - rispondo, e cammino rassegnato con lui verso l'auto.
All'improvviso Gianni ridacchia fra sé.
- Perché ridi? - gli chiedo.
- Perché ripenso a quella notte in montagna con te... dov'era già?
Stupito e quasi sdegnato, gli rispondo:
- Come, dov'era? Allo Chalet La Marmotte, alle Deux Alpes! Come fai ad averlo dimenticato?
- Figurati se l'ho dimenticato: abbiamo scopato come due ricci per tutta la notte...
Il cuore mi cade nelle ginocchia.
- No, Gianni - rispondo glaciale - Non abbiamo scopato come due ricci. 
- Ah sì, - risponde confuso - forse hai ragione, non ero con te quella volta.
Mi sento ribollire di sdegno, ma sullo sdegno prevale una forte preoccupazione.
- Gianni, - gli dico con gentile fermezza - più in generale, noi due non abbiamo MAI scopato come due ricci.
Fa segno di sì con la testa e si passa una mano guantata sulla fronte.
- Sì, scusami. Dio, che stupido... Tu sei il mio angelo, certo che non abbiamo mai scopato come due ricci.
Una morsa di angoscia mi serra lo stomaco.
- Gianni, stai bene?
- Sì, certo che sto bene. Sto sempre bene, quando ci sei tu. Ti amo.
Poi, in totale contraddizione con quello che ha appena affermato, mi propone:
- Potremmo fermarci per questa notte alla Cimice Pulciosa, che ne dici?
Mi scappa da ridere nonostante tutto.
- Cimice Allegra, non Pulciosa. E comunque sì, potremmo fermarci. Ma come la metti con Massy?
Alza le spalle.
- Gli dico la verità: che sono molto stanco.
Sorrido.
- D'accordo.
