- Lo sai, Gianni, che una bellissima ragazza bionda due giorni fa mi ha fatto delle avance?
- Ah. E me lo dici così, come se niente fosse?
- Te lo dico perché lo sai che non me ne importa niente. Cioè, è una bella tipa, ma io ho il cuore e la testa altrove. 
- Come si chiama costei?
- Simona. È una nuova collega del mio amico Bruno.
- Quello dell'agenzia di pompe funebri?
Sconcertato, lo guardo con la coda dell'occhio.
- Ma no Gianni, quali pompe funebri? Ha un'agenzia immobiliare, te ne ho parlato diverse volte.
- Ah già, che sciocco. Comunque questa Simona ti fa il filo, e tu non sei indifferente.
Arrossisco un po'.
- Perché dici che non sono indifferente?
- Perché altrimenti non me ne avresti parlato.
Gianni incrocia le braccia sul petto e mi mette il broncio.
- Insomma, Gianni, non sono fatto di ghiaccio, ma lo sai che riesco ad avere solo un amore per volta.
- Permettimi di dubitarne.
Sorrido scuotendo la testa. 
- No Gianni, non te lo permetto.
In realtà il mio è un piccolo gioco crudele: mi fa molto piacere che sia geloso, perché vuol dire che ci tiene ancora a me. E io, davvero, non posso amare più di una persona per volta, e se non amo non faccio sesso: ho un ricordo troppo vivo dello squallore di certi rapporti, li ho lasciati alle spalle e non intendo ripetere l'errore. Ma non pretendo che Gianni lo capisca, poveretto, abituato com'è al rapporto "aperto" con l'infedele Massimiliano. Ora che l'ho inutilmente spaventato devo rassicurarlo con il mio comportamento: mi sporgo verso di lui e gli appoggio un bacio sulla guancia, sussurrando "Ti amo".
- Occhio alla strada, cucciolo - risponde lui facendo l'indifferente, ma si vede che il mio gesto gli ha allargato il cuore. Smette di tenermi il broncio e si rilassa.
Sono alla guida della Rover 75 di Gianni lungo la E64, che porta da Milano in Val d'Aosta. Ha voluto che guidassi io oggi, non so perché, e io lo faccio volentieri, perché guidare questo bolide massiccio e potente mi piace. Sull'autostrada A5 ho premuto un po' sull'acceleratore, ma ora mantengo una velocità di crociera e intanto mi godo la vista del sole che si sta alzando sulle montagne valdostane: è una di quelle giornate di rara bellezza che solo l'inverno agli sgoccioli sa concedere; fra poco è primavera, siamo agli inizi di marzo. Abbiamo appena raggiunto Antey-St-André, e la vista del Cervino si staglia all'improvviso nel cielo terso e cristallino di un blu profondo: rimango per un attimo senza fiato.
- Che meraviglia! - esclamo.
- Sì, tesoro, è proprio una meraviglia. Peccato che non siamo qui in gita di piacere.
- È piacevole lo stesso, anche se siamo qui per lavoro. A proposito, non mi hai ancora spiegato di che lavoro si tratta.
- Oggi lavoriamo con Claude e Marcel, cucciolo: tutti e due francesi. Uno è un tipico brunone marsigliese, hai presente, di quelli con i capelli neri foltissimi e i labbroni alla Belmondo, e l'altro è un mulatto alto quasi due metri con un corpo statuario.
- Perché dici lavoriamo? Mi era sembrato di capire che io non fossi coinvolto in questo servizio fotografico. Mi avevi detto che dovevo solo accompagnarti.
- Non potevo coinvolgerti direttamente, altrimenti l'avrei fatto. Le foto sono per una campagna pubblicitaria che sponsorizza uno yogurt greco e il committente è stato tassativo: niente ragazzi biondi. I modelli devono apparire praticamente sommersi da una montagna di panna, con il viso imbrattato dallo yogurt che si stanno tirando in faccia a vicenda a cucchiaiate.
- E' una cazzata, scusami se te lo dico!
- Eh sì, un pochino sì, ma non dipende da noi: sono loro a scegliere. Vogliono dei bei ragazzoni scuri per creare un contrasto con la panna, capisci?
- Sì, certo che capisco, ma ripeto: cosa c'entro io? A maggior ragione perché sono tornato ad essere biondo.
- Mi manca un po' il mio Christian, sai?
- Che sciocchezza, Gianni: il tuo Christian ero io. Come faccio a mancarti, visto che ci sono?
- Ma quel musino da sfigatello intellettuale, con gli occhialetti tondi e i capelli rossi, mi è rimasto nel cuore. Che vuoi farci, sono un sentimentale.
- Va bene, Gianni, se ti manca tanto il tuo studentello intellettuale vorrà dire che qualche volta mi rimetterò gli occhialetti e mi farò la codina di cavallo. Ma i capelli rossi no, basta: ho dovuto lavarli almeno venti volte per mandare via quella tinta, anche se non era permanente.
- Grazie, amore. Mi piaci tanto in versione sfigato, sai? Ti sento più mio, come se tu attirassi di meno gli sguardi degli altri. Così biondo ti notano tutti, e io sono geloso.
- Non ne hai motivo, te l'ho detto. 
All'improvviso sento un feroce strombazzare alle spalle: un'automobile sorpassa la nostra Rover con un potente rombo di motore.
- Tu guarda un po' 'st'imbecille come sorpassa! - esclamo sdegnato.
- E tu lascialo sorpassare - commenta Gianni imperturbabile - Si vede che ha fretta.
- Coglione! - gli urlo dal finestrino.
- Eh no, cucciolo, non mostrargli il dito medio dal finestrino: potrebbe essere pericoloso.
Ritiro il dito.
- Sei imprevedibile, sai?
- Non sopporto gli arroganti.
- Non ti facevo così rissoso, anche se a dire il vero dovrei saperlo: quella volta in discoteca a momenti spaccavi il muso a quel tizio.
- Ah, ma allora te lo ricordi.
- Certo che me lo ricordo. Perché, non dovrei?
- Ma non mi hai ancora risposto: cosa c'entro io oggi?
- Tu c'entri sempre, tesoro: sei la mia musa ispiratrice. Senza di te non batto letteralmente un chiodo. Ti voglio al mio fianco perché spetta a noi il compito di far sembrare il tutto gay e sexy, e tu certamente ti farai venire qualche buona idea.
- Okay, Gianni, ci proveremo: solo, per favore, cerchiamo di non scadere nel ridicolo come quella volta della Smart. 
- Lo so, amore mio. È per questo che mi serve il tuo aiuto: io a volte, come hai visto, esagero senza rendermene conto. È la mia indole gaia, mi entusiasmo facilmente. Poi, quando sono con te, mi ubriaco di felicità e mi sembra tutto magnifico, anche quando è solo scemo. Ma tu resti con i piedi per terra e te ne accorgi. Ho imparato a darti retta, il tuo cervello è più sano del mio.
- Non è più sano, è semplicemente più terra-terra. Effettivamente tu sei fatto così: svolazzi di continuo e perdi il contatto con il terreno. È il tuo bello, ma anche il tuo limite. Ma prima di tutto, mi spieghi come facciamo per la panna? Ce ne vorrebbero dei quintali.
- Neve, amore mio: per questo stiamo andando in montagna, no? Dobbiamo superare Cervinia e salire ancora per una decina di chilometri. I ragazzi sono già là, ci aspettano al rifugio La Cimice Allegra.
- La Cimice Allegra? Sei sicuro che si chiami così?
- Certo, cucciolo. In generale le cimici sono allegre: quando ti entrano in casa non te le togli più di torno, sono sempre lì che ti ronzano addosso e tentano di ascoltare musica mentre tu lavori al computer.
- Ascoltare musica? Mentre lavori al computer?
- Sì, certo: non lo hai notato?
- Sinceramente no, ma d'ora in poi ci farò caso.
- E se non le schiacci, non puzzano.
- Figurati se io schiaccio le cimici. 
- E poi, oltre ad essere la mia musa, oggi sei anche il mio autista: ho un braccio un po' intorpidito, preferisco che guidi tu.
- Lo faccio volentieri, ma il braccio intorpidito perché?
- Non lo so, avrò dormito in una posizione sbagliata. Oppure Massy, con la sua stazza da pachiderma, si sarà sdraiato addosso a me. Lo fa spesso, sai? Gli piace dormirmi addosso: non di fianco, proprio addosso. Mi piace, ma mi schiaccia.
- Come fa a piacerti se ti schiaccia?
- Mi fa sentire protetto. Mi preme come un'acciuga.
Sospiro: inutile tentar di capire i percorsi della psiche di Gianni.
- Okay, Gianni. Però, se non ti passa, è meglio che tu vada a farti vedere. Ma dove si trova questo rifugio?
- Dalle parti di Plain Maison, poco oltre Cervinia. Magnifico posto, lo vedrai, ma non avremo il tempo di goderci il panorama e le bellezze della zona, perché dovremo lavorare sodo e finire prima del buio. Sei sicuro di essere abbastanza coperto, amore? Quel giubbotto mi pare un po' leggero.
- Non preoccuparti, tiene molto caldo: è vera piuma d'oca. 
- È una cosina da supermercato, tesoro…
- Lo so, Gianni, ma devi metterti in testa che a me delle grandi firme non importa niente. 
- Dici così perché a te sta bene qualsiasi cosa.
- No, dico così per profonda convinzione. Diciamo per una questione etica. Sono sempre stato così, fin da ragazzino.
- Che cucciolo ribelle che sei: ti amo anche per questo.
- Mah, ribelle… Più che altro, delle convenzioni sociali non mi frega un cazzo, altrimenti non sarei qui con te, no? Se un capo d'abbigliamento mi piace e fa il suo dovere, lo compro e me lo butto addosso, punto. E i soldi li risparmio per qualcosa di più serio, magari un giocattolo per mio figlio.
- Tuo figlio? Da quando in qua hai un figlio?
Ora Gianni sta esagerando.
- Gianni! - sbotto - Come fai ad esserti dimenticato che ho un figlio? 
Un'altra automobile ci sorpassa strombazzando.
- E vaffanculo pure tu, stronzo! - gli urlo dietro.
Gianni tace, consapevole di avere fatto una gaffe.
- Si chiama Martino - riprendo irritato - e ha quasi due anni! Te ne ho parlato un sacco di volte.
Inutile dire che mi sento profondamente offeso da questa sua dimenticanza. Aggrotta la fronte come uno che si sforza di ricordare; alla fine, senza troppa convinzione, dice:
- Ah già, scusami, è vero che hai un marmottino. 
- Eh. Magari sarebbe il caso che te ne ricordassi!
- Sì, hai ragione. Ma non arrabbiarti, amore…
Cerco di calmarmi e addolcisco il tono di voce.
- Non sono arrabbiato.
- Il mio marmottino sei tu, io non ne ho altri.
Mi preme affettuosamente l'avambraccio con una mano: sento la sua ansia, come sempre quando assumo un tono burbero con lui. Povero Gianni. Mi volto un attimo e gli dò di nuovo un bacio sulla guancia, che lo rasserena immediatamente.
A proposito di abbigliamento, il suo mi ha stupito al primo sguardo perché è insolitamente goffo. Gianni è sempre molto elegante, di un'eleganza sobria e raffinata, ma oggi appare infagottato in un parka con cappuccio di pelliccia, purtroppo vera, molto più grande della sua misura, con dei guantoni da sci decisamente eccessivi e ai piedi dei buffissimi doposci di finta pelliccia d'orso che lo fanno sembrare la caricatura di uno Yeti. Io lo trovo carino anche così, anzi, mi fa doppiamente tenerezza, ma non capisco perché abbia perso il senso della misura e dell'eleganza, che era una sua caratteristica.
- Tu, piuttosto, - gli dico - ti sei bardato come se dovessimo andare al Polo Nord.
- Non ti piace il mio Fjällräven Polar Expedition? E' un parka costosissimo.
- E' molto bello, Gianni, ma ti fa sembrare due taglie più grosso.
- Meglio, no? Così sembro un omaccione muscoloso.
- A me non piacciono gli omaccioni muscolosi: mi piaci come sei, fine e delicato. Ma okay, vada per l'omaccione, se ti piace tanto sentirti grande e grosso.
- Sì, mi piace. Siamo quasi arrivati: ora svolta a destra e sali su per quella stradina per una decina di chilometri.
- Panorama davvero spettacolare, Gianni, e per fortuna una bella giornata di sole con un cielo limpidissimo.
- Il vento di ieri ha spazzato via tutte le nuvole: ci mancava anche che facessimo tutto questo viaggio per niente. Con il cielo nuvoloso la luce sarebbe stata pessima.
...
- Bon, les gars, maintenant il faut presque tout enlever et être en sous-vêtements.
- Mais il fait froid, bon sang!
- Je sais qu'il fait froid, mais allez: entre une séance photo et une autre, vous remettrez vos belles doudounes, et voici une flasque de cognac pour vous remonter le moral.
- Tiens, s'il y a du cognac… Passe-le-moi, j'en prends une gorgée tout de suite.
- Le voilà.
- Tu en veux, Marcel?
- Non, je suis abstinent.
- Allez, ne fais pas l'idiot: bois.
- D'accord, passe-le-moi.
I due bellissimi modelli bruni si scambiano la fiaschetta e bevono un'abbondante sorsata di acquavite; poi si spogliano, sfregandosi le braccia e rabbrividendo, e saltellano sulla neve per scaldarsi. Mi sento a disagio per loro: per fortuna c'è un bel sole, e ormai sono le undici, per cui non fa più così freddo. Tremo per loro alla sola idea che dovranno sdraiarsi seminudi nella neve fresca e mettersela addosso in abbondanza per farla sembrare panna montata: l'idea continua a sembrarmi cretina, ma d'altronde non so in quale altro modo Gianni avrebbe potuto risolvere il problema. Forse comprando chili di ovatta, chissà… Insomma, probabilmente c'erano modi meno assurdi per tentare di far fronte alla richiesta del committente, anche perché questa presunta panna montata scintillerà al sole e Gianni dovrà intervenire in post-produzione per limitare l'effetto. Spero che sia ancora abbastanza bravo da riuscirci, nonostante le sue continue défaillance. Ma ormai siamo in ballo e dobbiamo ballare.
Vorrei poter venire incontro ai due poveri ragazzi, ma conosco poco o nulla il francese e comunicare con loro mi riesce difficile. Mentre Gianni armeggia con le macchine fotografiche e gli obiettivi, mi decido a porre loro una domanda:
- Do you speak English?
- Yes, a little - risponde Claude.
- Alright, guys: listen up. Here are two thermal blankets: put them on the snow and lie down on these, so at least one part of your body is insulated from the cold.
Porgo loro due plaid termici che Gianni ha portato con sé nel bagagliaio. I due ragazzi li accolgono con entusiasmo.
- Thank you, this is truly a godsend!
Claude e Marcel distendono i due plaid, voltando verso la neve la parte isolante color argento e sedendosi su quella bianca, scelta da Gianni perché non si noti troppo nelle fotografie, e si abbracciano le ginocchia, rimanendo in attesa.
Gianni si volta sorridendo:
- Allez, les gars, jetez-vous toute la neige que vous pouvez l'un sur l'autre! Utilisez des gants pour faire cela, vous les enlèverez à la fin.
I due modelli, riluttanti e tremebondi, si buttano addosso a vicenda la neve indossando guanti da sci bene imbottiti. 
- Donnez-moi un peu plus de cognac, s'il vous plaît, il fait un froid glacial - esclama Marcel. Gli porgo immediatamente la fiaschetta, sorridendo e dandogli una pacca amichevole sulla spalla muscolosa.
Anche Claude beve in abbondanza. Alla fine, rinfrancati e già decisamente brilli, incominciano a tirarsi in faccia palle di neve, ridendo come due ragazzini. 
- Vedi? Si divertono un sacco! - mi dice Gianni.
- Mah, insomma… - rispondo perplesso.
