Chalet La Marmotte (Rumore di sci che si stanno avvicinando e frenano) - Che discesa fantastica, Gianni! Mi sono divertito un sacco. - Scii da Dio, lo sai? - Sì, sono ancora abbastanza bravo, anche se non più come una volta: in passato ho anche vinto delle gare. - “Ancora, una volta, in passato”… Ti esprimi come un sessantenne, tesoro: non è che tu abbia tutto questo passato alle spalle. - Be’, un po’ di passato ce l’ho anch’io: le gare le ho vinte quando avevo diciassette anni, ai campionati scolastici. Comunque anche tu te la cavi bene. - Diciamo che mi reggo ancora in piedi. - Dai, non fare il modesto: hai un bellissimo stile. Oggi si scia praticamente senza stile, in modo naturale, con gli sci un po’ larghi, ma a me piace molto lo stile di una volta, quello con gli sci sempre belli uniti. - Quando ho imparato a sciare si usava il cristiania, pulcinetto: scarponi praticamente incollati l’uno all’altro. Ora va di moda il carving, che è quello che usi tu. È proprio la forma degli sci che è diversa. - Già. Comunque le piste delle Dex-Alpes sono meravigliose. - Sì, sono fra le più belle al mondo. - E poi dove ti capita di sciare a maggio inoltrato? Con una neve favolosa, oltre tutto. - È per questo che siamo qui, no? Il servizio fotografico doveva essere in alta montagna e sulla neve, c’era poco da scegliere. Qui si scia fino a luglio e la neve è naturale: tutto merito del Glacier Blanc, che si trova a tremilaseicento metri di quota. - Sì, ma che servizio demenziale, Gianni: pellicce indossate sulla pelle nuda a tremila metri di quota! Dai, che cazzata. Chi farebbe mai una cosa del genere? - La commissione arriva da una pellicceria, tesoro, ed è il committente a dettare le condizioni. E poi ti stavano benissimo: eri incantevole. - Per fortuna sono pellicce sintetiche, anche se molto bene imitate: altrimenti mi sarei rifiutato di indossarle. - Per forza, sei solidale con i tuoi cospecfici. - I miei che? - I marmottini, gioia. - Ah già, certo, che stupido. - Dai, togliamoci questa roba di dosso e andiamo a mangiare qualcosa: è già tardi. Saremmo dovuti rientrare subito dopo aver fatto le foto: adesso arriveremo a casa non prima delle dieci e mezzo, e solo se ci sbrighiamo a mangiare; ci vogliono più di quattro ore da qui a Milano e tu hai il fuoristrada sotto il mio studio. Poi dovrai farti un’altra ora e mezza di viaggio per arrivare a Torino. - Anche di più, Gianni, perché la mia casa è a Baldissero, non a Torino. Comunque ne è valsa la pena: quando ho visto queste piste fantastiche non ho resistito alla tentazione di farmi una sciata. Per fortuna gli sci e gli scarponi li affittano al negozio, e con questo clima puoi sciare anche in giubbotto e jeans. - Non metto in dubbio che ne sia valsa la pena, ma tu non sarai a casa prima di mezzanotte, e questo mi preoccupa. - Non preoccuparti, Gianni, non ho nessuno che mi aspetta: vivo da solo, lo sai, e oggi il mio cane me lo tiene la mia amica Mayra. - Non è per questo che mi preoccupo, ma perché sei stanco, tesoro. Ti sei alzato prestissimo, hai preso freddo mentre ti cambiavi le pellicce per fare le foto ad alta quota, poi ci siamo messi a sciare come due cretini, e oltre tutto siamo digiuni. - Ma adesso mangiamo qualcosa, no? - Sì, giusto qualcosina. Però stavo pensando che non mi va di rimettermi in macchina per così tante ore e di farti guidare per un altro paio d’ore al buio. No, non mi va proprio. - E quindi? - Se mi dai un attimo penso a una soluzione. Devo fare una chiamata però. Intanto andiamo al negozio a restituire gli sci e l’attrezzatura. - Okay. (Compone un numero sul cellulare). - Massy? Ciao amore, come va il mal di denti? Hai preso qualcosa? Bene. Domani vai dal dentista però. Senti amore, sono in Francia per un servizio e vedo che mi viene tardi: ti dispiace se mi fermo a dormire qui? No, non ho prenotato, ma siamo fuori stagione e non credo proprio che avrò problemi a trovare una camera. Sì certo, pulita e decente, non voglio certo prendermi i pidocchi. Come con chi? Sono con un paio di amici, sai, i soliti tecnici addetti alle luci. Sì certo, ti telefono più tardi. Prendi un’aspirina e vai a nanna presto. Baci. (Riattacca. Un lungo silenzio e passi sulla neve). - Ti va se ci fermiamo a dormire qui per questa notte, orsacchiotto? Così ripartiamo domani mattina belli riposati. - Era quello che speravo, Gianni, ma non osavo chiedertelo. In effetti sono un po’ stanco. - Bene. Allora andiamo subito a prenotare una camera allo Chalet La Marmotte. - È uno scherzo? - No amore, esiste per davvero: è l’albergo perfetto per un marmottino, no? - Indubbiamente. - È grazioso e pulito, con delle belle camere tutte rivestite di legno, pavimenti e pareti. Naturalmente legno chiaro di larice, come si usa da queste parti. - Adoro il legno di larice, ha un profumo inebriante. - Anche a me piace molto. È un ambiente caldo e accogliente, ci sono stato altre volte. - Con Massimiliano? - No, in compagnia di amici. - Capito. - Poi facciamo una bella doccia, ci riposiamo un pochino e a questo punto andiamo direttamente a cena, perché sono già quasi le sei e fra una cosa e l’altra arriveranno le otto. - Perfetto. Dove andiamo a cenare? - Magari allo Studio Club, in Rue des Vikings. È un pub-discoteca, così mentre mangiamo sentiamo anche un po’ di musica. - Okay. Non che la musica da discoteca sia il mio genere… - Nemmeno il mio, tesoro, ma fa atmosfera, e soprattutto copre le noiose chiacchiere degli altri avventori. (Poco dopo) - Bonne soirée. Je souhaiterais réserver deux chambres pour ce soir. - Il ne nous reste qu'une seule chambre, celle avec deux lits simples. - Parfait, je le paie tout de suite. - Voici la clé. À plus tard! - Vieni, andiamo a posare le nostre cose in camera e a farci una bella doccia calda. - Invidio la naturalezza con cui parli il francese: io lo capisco abbastanza, ma lo parlo poco e male. - Ho fatto il Classico al Gonzaga, tesoro, dai Fratelli delle Scuole Cristiane, e lì si studiava anche il francese. Ma erano altri tempi, ora può darsi che sia tutto diverso. Sono piuttosto, diciamo così, datato. - Gianni, con me non attacca: porti benissimo i tuoi anni e lo sai. Sei un uomo affascinante e interessante. - Sì, certo, per un filologo o un archeologo. - Oh, ma smettila! Piuttosto, dimmi quanto ti devo per la mia camera. - Non hai sentito? - Sì, mi è parso di capire che sia rimasta solo una camera, o sbaglio? - Infatti: quindi non c’è nessuna tua camera da pagare, musetto. - Allora dimmi quanto ti devo per la mia mezza camera. - Ma niente, figurati, offro io. - Come vuoi: allora io offro la cena. - D’accordo, angelo mio, ma non farti tutti questi problemi: per me è un immenso piacere stare in tua compagnia, lo sai. - Anche per me: quindi siamo pari. - Ecco la nostra camera: cosa te ne pare? - È fantastica, Gianni: proprio il mio genere. Solo materiali naturali, e questo buon profumo di legno… E poi le lenzuola bianchissime e il piumino provenzale leggero. È bellissima. - Tesoro, sai cosa c’è di bello in te, a parte tutto il resto? Il fatto che giri sempre a bocca aperta come Alice nel Paese delle Meraviglie. Ti piace tutto, trovi tutto fantastico. - No, in realtà non è così, Gianni. O meglio, non sempre è così. Non con tutti. - Sono contento di avere questo privilegio. - Che carini i due letti gemelli! Anche loro di legno di larice massiccio. - Sì, sono molto carini, e ne approfitto subito. Vai prima tu a fare la doccia? Io ti aspetto qui e mi riposo un po’, poi ci diamo il cambio. - Okay, vado. (Più tardi, al pub-discoteca. Chiacchiere, rumore di ristorante e musica). - Pour moi, une bière rousse, peut-être une Bulldog si vous en avez une, et du fish and chips avec un peu de sel et de vinaigre. Pour le garçon, des nachos avec du guacamole et du cheddar fondu, pas de bacon s'il vous plaît, car il est végétarien, des frites avec du ketchup et une Golden Ale. - Gianni, ti giuro, mi fai sentire un rozzo imbecille al tuo confronto. - Tu non sei nulla di simile ad un rozzo imbecille, gioia: sei semplicemente ruspante, come si addice alla tua specie. - Oh insomma, in definitiva non sono una marmotta. - Dici? Ti assicuro che l’illusione ottica sulla neve, con quelle pellicce, era perfetta. - Non ho capito cosa mi hai ordinato: fino ai nachos ci sono arrivato, ma poi mi sono perso. - Ho ordinato l’unico piatto del menu che potesse andare bene per un rattolino vegetariano: nachos, i chips di mais tipici della cucina tex-mex, buoni ma un po’ poveri, accompagnati da una fonduta di cheddar, un ottimo formaggio inglese a pasta dura, e del guacamole, una salsa messicana a base di avocado, succo di lime, sale e peperoncino verde. Altrimenti saresti uscito di qui con il pancino quasi vuoto, tesoro, il che per un ragazzone di vent’anni di uno e novanta che ha sciato per tutto il pomeriggio non è il massimo. - Favoloso, Gianni! Non vedo l’ora di assaggiare tutta quella roba. - E niente, sei proprio Alice tu. - Non posso essere lo Stregatto? - No amore, perché lo Stregatto è uno che la sa lunga, e tu invece sei di un candido che fa paura. - Candido? - Dai su, mangia. (Più tardi) - Buonissima questa roba, soprattutto la salsa. - Mi fa piacere: vedo che mangi come un lupetto. - La gente sta incominciando a ballare. - Vedo, tesoro: e noi lasciamoli ballare. Dopo tutto siamo in discoteca. - A te non piace ballare? - Non troppo. Mi piaceva un po’, una volta. - Ho ancora sete: ordino un’altra birra. - È già la terza. - Saranno i nachos: erano un po’ salati. - Per fortuna non soffri di prostatite, topolino. - Eh no, è un po’ presto per quei malanni. - Beato te. (Musica, rumori di discoteca). - È pieno di italiani qui dentro, a giudicare dai discorsi che sento. - Sì, le Deux-Alpes sono una meta frequentatissima dagli sciatori italiani. - Gianni, senti? Suonano la nostra canzone. - Nostra in che senso? - Suonava alla radio quel giorno che abbiamo litigato e poi tu sei tornato a cercarmi. - Ah sì, quella volta. Avevo un po’ perso il controllo. - Ma poi mi hai detto delle cose adorabili. Andiamo a ballare? - No, cucciolo, figurati se vengo a ballare. Vacci tu, se vuoi. - Gianni, ti prego… Non farti tirare. - E tu non tirarmi. - Te lo chiedo per favore. - Ci tieni così tanto? - Tantissimo. Questa canzone mi smuove qualcosa dentro. - Mi sa che sono le tre birre a smuoverti quel qualcosa, tesoro. E va bene, se proprio ci tieni scendo in pista, ma guai se ridi di me. - Figurati se rido di te, Gianni. Vieni, dai. (Ballano) - Mettici più impegno, Gianni: questo ritmo richiede più lavoro di fianchi e di bacino… Così, vedi? - Ragazzo, ti stanno guardando tutti, non so se ti rendi conto: sei di un sexy che fa quasi schifo. - Macché sexy, è solo che questa roba si balla così. Dai, prova anche tu: spingi il bacino di lato e fallo roteare. - Oh senti, a me questo ritmo ispira tutt’altro. - E cosa ti ispira? - Una roba così. (Si mette a ballare con movimenti tipo flamenco, battendo le mani. Emmanuel ride divertito) - Ma dai, sei fantastico: una specie di flamenco! - Sì, piuttosto una cosa del genere. - Va benissimo, si adatta molto al ritmo. Ci provo anch’io. (La gente intorno incomincia a ridere e a fare commenti in italiano). - Ehi, guarda quei due! - Sì, li sto guardando da dieci minuti. - Un pochino gay, eh? - Eh, ma proprio pochino pochino. Basta vedere come si muovono. (Ridendo) - Il vecchio frocio ci mette dell’impegno, eh? Dai vecchio, muovi di più il sedere, sei un po’ rigido. (Di colpo Emmanuel smette di ballare e va a passi rapidi al bordo della pista, prendendo per il bavero il tizio che ha parlato). - Ripetilo, coglione, se ne hai il coraggio. - Ma che cazzo vuoi? - Vecchio frocio a chi? Chiedi scusa o ti spacco la faccia, pezzo di merda. - Ehi, calma! - Chiedigli scusa, Giorgio, ti conviene: questo è alto uno e novanta e fa sul serio. - Va bene, scusa. Eccheccazzo, non si può nemmeno fare una battuta… - Lascialo andare, dai. Magari è suo padre o suo zio… - Tientele per te le tue battute del cazzo, okay? Se ci riprovi ti sfondo il muso. (Torna in pista) - Gianni, sono mortificato, io… io non pensavo che qui dentro ci fossero tanti imbecilli, se no non ti avrei chiesto di ballare. - Oh, non importa, tesoro: ci sono abituato. - Ma cosa fai, continui a ballare? - Sì, perché? - Ma con tutti questi coglioni intorno… - Non devi mai permettere agli altri di farti entrare dentro la loro mediocrità, angelo mio. Sai qual è il segreto? Lasciarsi scivolare addosso l’imbecillità altrui come acqua sulle piume di un’oca. Così non fa presa. Dai, balla con me. - A me è passata la voglia, ma se proprio ci tieni… - Sì, ci tengo. - Va bene, allora ballo. - Comunque è incredibile come ti salta fuori il maschio in certe circostanze. Ti ho ammirato molto, lo sai? - Era il minimo che io potessi fare, Gianni. (La canzone finisce) - Ordiniamo ancora qualcosa, tesoro? - Sì, un whisky doppio. - Ma stai scherzando? Da quando ti dai ai superalcolici? - Da quando sono incazzato. Quei due mi hanno mandato in bestia. - Dovresti incazzarti più spesso, ti dona moltissimo. Io mi accontento di un Campari soda. - Poi però ce ne andiamo a dormire allo chalet: sono stufo di stare qui. - Pienamente d’accordo, gioia.