Una giornata di Emmanuel Scena 1 (a Milano dal fotografo) - Me lo fai di nuovo quel musetto brutto brutto? - Brutto brutto in che senso? - Quel grugnetto un po’ da maialino che mi fai ogni tanto… Ecco, bravo, così. - Gianni, ma devo per forza avere un’espressione da coglione in tutte le foto che mi fai? - Tesoro, quella che chiami espressione da coglione è l’apoteosi del sexy. In questo lavoro il musetto un po’ da porco è il minimo sindacale. - Sì vabbè, un po’ da porco… - Bravo, sta’ giù, così… toccati le cosce… Più su, non fare il timidone: ti ricordo che stiamo facendo le foto per l’intimo maschile, non per un collegio di suore. - Ovvio che è per l’intimo maschile: sono un maschio. - Amore, tu non hai idea dell’effetto che faresti con una guepière, i reggicalze e la calze nere a rete. Guarda, mi bolle il sangue al solo pensiero… - Effetto Rocky Horror Show, direi. - Frank-N-Furter che canta Sweet Transvestite… non mi ci far pensare, una roba da svenire! - Sì, non posso darti torto: Tim Curry era veramente forte in quel ruolo. - “Forte”? Vedo che non perdi il vizio di minimizzare, gioia. E sta’ fermo, smettila di grattarti le gambe… Tira su la coscia sinistra, aprila un po’, metti la manina dove sai… Perfetto! - Gianni, comincio a non poterne più di stare fermo in questa posizione: sono praticamente nudo, fa freddo e c’è anche qualche zanzara. - Ragiona, tesoro: se fa freddo come fanno a esserci le zanzare? E poi è ancora troppo presto. - Non so che dirti, mi stanno pungendo lo stesso. - Perché sei troppo dolce, non riescono a resistere alla tentazione di succhiarti… Le capisco, sai? - Ma almeno fammi spostare al sole! - Non posso, non c’è la luce giusta. Su, coraggio, abbiamo quasi finito. Quell’espressione incazzata che hai in questo momento è perfetta, mantienila, così… E cerca di avere un po’ di pazienza, sant’Iddio, non so se ti rendi conto che stai posando per Calvin Klein! Fai le foto per i brand più esclusivi e sei solo agli inizi. - E ci resterò, agli inizi: ti ho già spiegato che non intendo fare carriera come fotomodello. Voglio solo guadagnare un po’ di soldi, tutto qua, e ci sto riuscendo, anche grazie a te. - Tu sei pazzo, musetto mio, pazzo come un caribù in calore sperduto nel paradiso artico. Ma io ti farò cambiare idea, vedrai. - Un caribù in calore sperduto nel paradiso artico? - Sì, perché? Il calore è perfetto per il clima artico. - Ho capito, ma cosa c’entra? - Non ti va il caribù? Allora un gamberetto in amore sperduto negli abissi dell’Oceano Indiano. Il gamberetto arlecchino è bianco a pallini azzurri, uno chic da paura, e fa delle danze d’amore spettacolari. - Gianni, ti senti bene? Mi sa che stai avendo un ictus. - Mi sento sempre benissimo quando ti vedo, tesoro. Coraggio, restami giù ancora per un cinque minuti e poi purtroppo abbiamo finito. Ti va se dopo ti offro uno sprizzino al Caffè Cavalieri? - Grazie, accetto volentieri, ma poi devo scappare subito, perché ho un appuntamento a Castelnuovo Don Bosco nel primo pomeriggio. - Castelnuovo? Ma sei serio? Vuoi mettere Castelnuovo con Milano? - È un paese molto vivace, Gianni, mica il solito mortorio. E poi devo incontrare una persona speciale. - Una donna? - No, un uomo. - Eh, ma così mi rendi geloso! Un uomo… speciale? Più speciale di me? - Non è niente di quello che pensi: è un amico, un tipo pieno di iniziative. Dobbiamo discutere di affari. - Ah, allora va bene. Sai una cosa? Ne ho parecchi di maschietti da fotografare, ma tu sei in assoluto il mio preferito. - Oh caspita, non so se esserne lusingato o preoccupato. - Preoccupato no, dai: io sono tutto fumo e niente arrosto. Non darei mai la caccia alla mia piccola nutria di laguna. - Cos’è la nutria di laguna? - Non esiste, tesoro: è un animale di fantasia, come te. Neppure tu esisti, sei solo una proiezione della mia mente. - Ma perché poi sono il tuo preferito? Io non so neanche da che parte si incomincia a fare il fotomodello. - Appunto per questo: tu hai quell’aria da incantevole oca che mi fa impazzire, sei sempre fuori contesto in qualunque circostanza. - Incantevole oca? - Scherzo, dai. Mi piace scherzare con te, ci caschi sempre. Abbiamo finito: mettiti qualcosa su quell’adorabile pelliccetta freddolosa da marmottino della tundra e andiamocene al caffè. - Pelliccetta? Ma io ho pochissimi peli addosso! - Dai su, muoviti: sei come le signorine, eh? Ti piace far aspettare i maschi… … Scena 2 (a Berzano San Pietro) - Allora, che te ne pare? - Mi piace, Bruno: è libera su tre lati, sana, asciutta, senza una macchia di umidità, ha quattro stanze ben disposte, tutte quadrate, la forma in assluto migliore, e ben finestrate. Anche il bagno è finestrato, un dettaglio essenziale. L’esposizione è a sud-ovest, quindi va bene, ed è nella parte alta del paese, in posizione dominante in mezzo al verde. Oltre tutto ha un parcheggio a poca distanza. Direi che è perfetta. - Lo vedi perché mi piace portarti in giro a vedere le case? Perché tu hai fiuto! Un altro avrebbe detto che è spoglia e squallida e senza fascino e altre cazzate del genere, tu invece hai subito visto le cose essenziali, hai visto con gli occhi del futuro: questo appartamento si mette a posto con pochi soldi e viene perfetto. Te le capisci al volo le cose, Manuèl. Scusami se ti chiamo alla spagnola, ma io amo lo spagnolo, sai? Hablo muy bien español e ho anche una casa in Venezuela. - Così lontano? - Ci vado un mese all’anno: sono le mie ferie. Ho un caro amico laggiù, e poi sono un fan di Chávez: vedrai che vince le elezioni! Ma quindi la casetta ti sembra da comprare? - Assolutamente sì: è un affare. Certo, dipende dal prezzo. - Chiedono quaranta milioni, ma io penso di offrirgliene trenta. - Pensi che accetteranno? - Credo proprio di sì: hanno bisogno urgente di soldi e io glieli darei sull’unghia nel giro di un mesetto. Non capita mica tutti i giorni un’offerta del genere a Berzano. - Allora te lo consiglio senz’altro. Invece quella cascina di Cortandone, se posso permettermi… - Certo che puoi permetterti: sei praticamente il mio consulente! - Ora non esageriamo: io non ci capisco niente di estimi catastali, mappali, particelle, oneri di urbanizzazione e cose del genere. Per me sono arabo. - Quello è un altro discorso e viene dopo: di tutta la parte burocratica me ne occupo io, poi magari impari anche te. Per adesso a me serve qualcuno che abbia intùito per le case, e te, ragazzo mio, ce l’hai. (Squilla il cellulare di Bruno) - Scusami un momento. Cosa c’è, Patrizia? - Bruno, Pippo ha mangiato la gamba di una sedia. È la seconda nel giro di una settimana. - Ma di nuovo con questa cazzata? Ma chissenefrega se Pippo ha mangiato la gamba della sedia, guarda piuttosto di farlo vomitare, che magari il legno gli rimane sullo stomaco e gli fa male. Come cosa devi fare? Gli cacci due dita in gola, no? Ma ti devo insegnare tutto io, a te? (Riattacca). - Cosa dicevi di Cortandone? - Ecco, quella cascina te la sconsiglio: non credo che sarebbe un buon acquisto. - Ma scherzi? È un cascinale degli inizi dell’Ottocento con particolari tipici piemontesi, volte a vela e voltini a botte, con ancora il cotto originale sui pavimenti! E in più ha diecimila metri quadri di terreno pianeggiante a corpo. - Sì, tutto quello che vuoi, ma sono le dimensioni dell’edificio a preoccuparmi. - Sono quasi mille metri quadri! Ci escono cinque o sei appartamenti belli grandi. - Appunto: sono quasi mille metri quadri interamente da ristrutturare. Un costo enorme. - Ma il tetto è sano, è già stato rifatto. E il tetto per un edificio è quasi tutto. - Bruno, quando ci siamo andati, l’altro giorno, un mattone di un voltino mi si è sgretolato in mano solo a toccarlo: vuol dire che i mattoni non sono sani, hanno quella strana malattia che viene ai mattoni vecchi, e la struttura è pericolante in vari punti: a momenti un gradino della scala mi crollava sotto i piedi. Lo so che è un edificio spettacolare, ma se vuoi la mia opinione, non comprarlo: perderesti i tuoi soldi. - Il mattone non mi ha mai tradito, Manuèl: mai. - C’è sempre una prima volta, Bruno. Non eri tu che dicevi che delle case non bisogna innamorarsi? - Certo, perché l’innamoramento rende scemi, che sia per una donna o per una casa. Uno non ragiona più a mente fredda. - Appunto: quindi pensaci bene, dammi retta. Invece questa casetta di Berzano è da comprare ad occhi chiusi: non ha praticamente nessun difetto. Se riesci a comprarla a trenta, puoi rivenderla tranquillamente a quaranta. - Anche quarantacinque, ragazzo: so già a chi proporla. Un guadagno netto di quindici milioni. - Tieni però conto delle spese dell’atto di acquisto. - Ma mi prendi per scemo? - Figurati se ti prendo per scemo: spiegami. (Squilla di nuovo il cellulare di Bruno). - Sì, cosa c’è? Ma cosa me ne frega che Rinaldo è caduto dalla sedia? Un’altra volta sta più attento! - Non è Rinaldo che è caduto, è la gamba della sedia che si è rotta. - E allora? Chiama il falegname, no? E non rompermi più le scatole con queste fesserie. (Riattacca). - Ti spiego come funziona: al compromesso ci va una persona, un mio amico, e all’atto ci va poi l’acquirente. Col cavolo che la compro io! Te l’ho detto, in Italia se non aggiri gli ostacoli hai finito di lavorare. - Sì, ma non ho ancora capito da dove salta fuori il guadagno. Se la compra un altro… - Oh insomma, poi ti spiego. Fidati, so come fare. - Allora d’accordo: approvato. - Ma te non parteciperesti all’acquisto? - In che senso? - Come mio socio. - Ma io non ho soldi… Cioè, ne ho pochissimi, e devo restituire dei prestiti. - Appunto per questo ti conviene. Ascolta la mia proposta: te ci metti quello che puoi, anche poco, e quando vendo la casa ti restituisco la tua parte con gli interessi. E che interessi! Ci stai? - Sul serio? Ma perché dovresti fare una cosa del genere per me? - Lo faccio anche con altri, per esempio con quella signora che ti dicevo, quella che mi sta aggiustando il sito. Io sono fatto così: mi piace condividere le cose belle con la gente che mi piace. E sono uno di parola, eh! Non ho mai imbrogliato nessuno. - Ci credo, Bruno. - Allora ci stai? Guarda che in questo caso la vendita è sicura e veloce. - Va bene, ci sto: ti darò quel poco che posso, ho qualcosa da parte. - Non te ne pentirai. E adesso andiamo al bar a farci il solito bianchetto: questa volta da Ciocca! - Cos’è? - Un altro bar storico di Castelnuovo. - D’accordo: solo dieci minuti però, perché poi ho un appuntamento dalle parti di San Mauro. - Con una bella signora, eh? - Sì, in un certo senso… - Come sarebbe in un certo senso? È una signora o non è una signora? - È una signora, sì, ma la cosa è un po’ lunga da spiegare. Magari un’altra volta. (Squilla di nuovo il cellulare di Bruno). - Ma cosa c’è, Patrizia? Non sai più che fine ha fatto Umberto? Ma manda Beppe a cercarlo, no? E piantala di chiamarmi per tutte queste cazzate, il cane, il gatto, Rinaldo, Umberto… … Scena 3 (a casa di Antonia) (Urla e pianto disperato di Martino) - Martino… dai, piccolino, basta piangere… guarda l’orsetto, ti piace? (Piange ancora più forte). - Non la vuoi la pappa? E’ il tuo latte, quello buono buono, con i biscottini sciolti dentro… (Un urlo inviperito, rumore di qualcosa che cade). - L’hai fatto cadere! Adesso è tutto sporco. Aspetta, vado in cucina e te ne prendo un altro. (Pianti e urla). - Ti piace Bella? È un bel cane, molto bravo. Guarda come ti scodinzola. (Abbiaio e urla). - E Gino? Che ne dici di Gino? È il tuo gatto, ti vuole bene. (Miagolio e pianto). - Oh mio Dio, speriamo che Antonia si sbrighi a tornare… (Pianti e urla. Rumore di porta che si apre). - Eccomi qua. Ma che succede? - Niente, Antonia: il bambino non ne ha voluto sapere di prendere la pappa da me e non sono riuscito a farlo smettere di piangere. - Mi dispiace. Ora lo prendo in braccio io e vedrai che si calma subito. (Rumori di bambino che si calma ed emette suoni di benessere). - Grazie di avermelo tenuto, Emmanuel: avevo il dentista alle cinque e non sapevo proprio a chi affidarlo oggi. - Non c’è di che, Antonia. Mi dispiace solo di non essere riuscito a farlo stare bene. - Non è ancora abituato a te, e poi sai, a questa età hanno bisogno della mamma. Ora lo metto a nanna nel lettone e resto un po’ con lui finché non si addormenta. - Ottima idea. Io vado. - Non resti con noi per cena? - No Antonia, sono molto stanco e vorrei andare a letto presto. - Ma puoi dormire qui. - Ti ringrazio, preferisco il mio letto stasera. Ciao, ci sentiamo! - Fatti vivo presto. … (Scena 4: a casa di Carlos e Mayra) - Madre de Dios, che faccino stanco che ci hai! - Sì, è stata una giornata veramente faticosa, direi frenetica: non sono riuscito a fermarmi nemmeno per mezz’ora. Scusami se non sono passato dalla serra, ma non ce l’ho proprio fatta. - Nesun problema, Manu, alla sèra va tuto benisimo: ci abbiamo già tutti i jerani fioriti e le surfinie pronte da vendere, e poi anke le dalie che voleva la tua mamàn. - E la serra delle piante da appartamento, quelle che ho ordinato da Cargnino? - Va bene anche quela, sono tutte belissime: i spatifilu, i anturiu, quele piante col ciufo colorato, come se kiamano… - Bromelie. - Sì, quele. Poi ci ho meso anke qualche belissima orchidea, di quele che sembrano gorgolete… - Le Phalaenopsis. - Insoma, sta venendo tutto bene. - Sì May, ma ordini ne abbiamo? Stiamo vendendo qualcosa? - Sì, qualcosa stiamo vendendo: oggi è venuto qualche cliente a vedere e ci sono diversi ordini di amiche di tua mamàn, e poi la voce pian piano si allarga. C’è anche una mujer che ha chiesto dei fiori per il kazamentu di sua figlia, vuole gardenie bianche e gigli: le ho deto che glieli ordiniamo subito. - Speriamo, dai. Ma Carlos dov’è? - È andato in bireria, noi abbiamo già manjato. E te? - Io no, Mayra, non ci sono riuscito. - Ora ti porto qualcosa da manjare, e porto qualcosa anche a Bela. - Lascia, non disturbarti. - Makè disturbo, è già tutto pronto… (Rumore di piatti e posate). - È buono? - Buonissimo, May, come sempre. Grazie, davvero: avevo una fame da lupo. E anche Bella, a quanto vedo. (Squilla il cellulare) - Prinsy, però quando manji il telefono lo devi stakare, se no non stai mai tranquillo. - Hai ragione, ma questa è mia madre. - Ah, alora se è la mamàn è diverso. - Ciao mamma. - Ciao tesoro, tutto bene? - Sì, tutto bene, e voi? - Bene anche noi. Sono tre giorni che non ti fai vedere. - Scusami, ho avuto un sacco di cose da fare. - Come muratore? - No, non come muratore, ho chiesto un permesso di qualche giorno. Poi ti spiego. Abbiamo messo da parte le dalie per te e per la Dalmasso. - Devo farti conoscere una persona speciale, la signora Brozzoli: l’ho incontrata ieri all’inaugurazione della mostra di ceramica dipinta. È una brava pittrice ed è appassionatissima di giardinaggio. È fissata con le rose: devi procurarti le varietà che le interessano prima che le trovi da qualche altra parte; per il momento non è riuscita a trovarle nei vivai di zona: le ho garantito che gliele farai avere tu, ma devi sbrigarti, altrimenti Fantino ti batte sul tempo. - Grazie della fiducia, mamma, ma non è detto che io ci riesca: Fantino è un gigante rispetto a me. Ad ogni modo mi darò subito da fare, so dove cercarle: quali rose le interessano? - Lei si chiama Tea, e quindi sta collezionando tutti i tipi di rose di quella varietà. Ha una bella villetta in collina. Sai, era molto viziata dal marito, che stravedeva per lei e aveva riempito il giardino di rose con il suo nome; ora è rimasta vedova, povera donna, ma non ha perso l’abitudine di collezionare rose Tea: se diventa tua cliente fissa potrà fruttarti dei bei guadagni. - Ci sono parecchi ibridi di rosa Tea, vedrò di procurarmeli. Tu intanto mandala al mio vivaio, così facciamo due chiacchiere e guardiamo qualche catalogo insieme. - Certamente. - Mayra sa come intrattenere le clienti: dopo il giro nelle serre offre sempre alle signore un dolce e un caffè, e così in ogni caso hanno l’impressione di non avere sprecato il viaggio. - Questa Mayra ci sa fare. - Puoi dirlo. Mandami anche la signora Dalmasso, già che ci sei. - Io te la mando se ci tieni, ma ti avverto che quella donna sta incominciando a dare i numeri. - Perché dici questo? - Insiste di averti visto su una rivista di moda. E dice che eri anche mezzo nudo! - Ma dai! È un’idea veramente balorda, mamma, non so come le sia venuta in mente. Si è confusa, i fotomodelli si assomigliano un po’ tutti. - Sì, gliel’ho detto anch’io, ma lei insisteva che eri tu. - Lasciala perdere, mamma, prima o poi si stuferà di dire fesserie. Per adesso non mandarmela, aspettiamo che si calmi: tanto le dalie per lei le ho già pronte nella serra. - Va bene tesoro, a domani: vieni a trovarci, ci conto. - Farò il possibile. Buona notte, mamma. (Riattacca). - Eri su una rivista, Manu? - Ma no, May, figurati. - Eh, io mi figuro, però te no mi devi mica dire le bujie a me, perké tanto lo capisco: sei diventato tuto rosso quando la tua mamàn ha deto quello. - E va bene, Mayra: faccio il fotomodello a tempo perso. Ora che lo sai sei contenta? - No è che sono contenta, è che è vero. - Lo faccio per arrotondare i nostri guadagni. Scusami, ma sono pieno di debiti con mio padre e mio fratello, i costi di gestione del vivaio sono abbastanza alti, i guadagni sono ancora scarsi e io non so come tirare avanti. - Ma no ti devi mica skusare con me, Prins! Te puoi fare quello che vuoi. È solo che no devi dirmi bujie, perké di me puoi fidarti. - Grazie, May. - Mi dispiace tanto che per adeso i guadanhi sono pochi, ma vedrai che presto milioreranno. E se no puoi pagare me no importa, io lavoro volontieri lo steso. - No May, questo no. Devo farcela e ce la farò. Ce la sto facendo. Ora grazie di tutto, davvero, sono stanchissimo e voglio mettermi a letto subito. Andiamo, Bella. - Prinsy, se vuoi c’è il tuo kàma pronto nela stanzetta. - Davvero, May? - Certo, davero. E c’è anche il mataraso di Bela. - Allora ne approfitto volentieri, sono davvero sfinito. Sei un tesoro. - Makè tesoro… Bon noti. - Mayra… - Kuza c’è, Prins? Perké sei tanto tristi? - Sto facendo la vita di un imbecille. - Ma no, Manu, no è una vita da imbesìl. - Io non ero nato per questo. Non so cosa sarei dovuto essere, ma non questo. - Ma perké dici così? Stai facendo tante cose belissime. - No, May, non sono bellissime: sono casuali, confusionarie. È un caos insensato, non mi ci raccapezzo, non so dove vado e soprattutto non so perché ci vado. - No eri nato nepure per durmi in un bel lettino dove stai tanto bene? - Be’, questo forse sì. Forse questa era una delle cose che avrei voluto fare nella vita, tutto sommato. - E alora falla, Manu, senza stare a pensarci. Vai in banho, ti lavi, ti metti sotto le coperte con Bela sul suo mataraso, e poi se vuoi vengo a darti la buona notte. - Sì, per favore. - Ma quale favòr, lo facio volontieri. - Allora vado, May: ti aspetto più tardi. Passa a salutarmi, eh. - Certo che passo, mininu. - Vieni, Bella. Andiamo a dormire.