Una confessione a cuore aperto (novembre 1997) - Siediti, Prinsy, manja qualcosa con noi. - Grazie, Mayra, non ho appetito. - Ma ti viene di sicuro, Manu, quando senti cosa ho preparato: ho fato un sopa di pexi ku un padás di verdura, e poi un pudin di xukulati. - Dev’essere tutto squisito, May, ma io sono vegetariano e non posso mangiare il pesce. - Prinsy, io so che certi vejetariani il pexi lo manjano uguale. Sorrido. - Allora non sono veri vegetariani: i pesci sono animali come gli altri. - Sì, hai rajone… Però la mia sopa è proprio da lecarsi i bafi! - Non ho nemmeno i baffi, May. - E va ben, ti leki quel che ti pare. Sei proprio sicuro sicuro che no la vuoi sagiare la mia sopa? Guarda che è speciale e ti tira su di morale… Ci ho meso anche un skòrpino, che è un pexi molto gustoso. - Skòrpino? - Uno scorfano - traduce Carlos con voce cupa. - Non l’ho mai mangiato. - Alora devi proprio sagiarlo, Prins! È buonisimo. Sono ancora immaturo per la filosofia vegetariana, figuriamoci per quella vegana: sono quel tipo di mezzo vegetariano che ancora non riesce a resistere alla tentazione del pesce. Mi viene l’acquolina in bocca al solo pensiero di una zuppa così particolare. Sento che sto cedendo. - E va bene, Mayra, hai vinto tu: devo proprio assaggiarla, la tua zuppa. - Oh, bene, Prins! Aparekio la tavola per tre. - Aspetta, ti aiuto. - No, Manu, resta xintadu e finisi di parlare con Carlos. Io intanto dò da manjiare alla cane e preparo tuto. Bella, sentendosi chiamare in causa, si alza e la segue saltellando in cucina. Avrei preferito alzarmi per aiutarla a preparare la tavola. C’è un’atmosfera di temporale fra me e Carlos: lui, seduto sul divano, sorseggia una birra direttamente dalla bottiglia e non parla, mentre io non so letteralmente cosa fare e tamburello con le dita sul tavolino. - Ti sei cacciato in un bel casino, Principe - dice alla fine lui. - Sì, lo ammetto, sono stato un idiota. L’unica attenuante che ho è che amavo quella donna con tutto me stesso. - Già, peccato che fosse la moglie di tuo fratello. - L’amore fa perdere la testa, Carlos. - Lo so, ma poi uno a un certo punto la testa se la riprende, non è che si butta giù da un ponte. - Io non mi sono buttato giù da un ponte. - È come se lo avessi fatto, Principe: hai fatto saltare il matrimonio di tuo fratello e ti sei messo un cappio al collo con questa storia del figlio. - Carlos, io… Mayra, stendendo sul tavolo una tovaglia a quadrettoni, interviene: - Irmùn, no sgridare il Prinsy, no ha fato gnente di male. No è suceso gnente di teribile. - No, niente di che, a parte avere rovinato la vita di suo fratello e la sua. - Carlos, - lo rimbecca Mayra con insolita severità - se è bastato questo per far saltare il kazamentu, vuol dire che no era solido; e poi perké dici che ha rovinato la sua vita? Avere un fidju è una festa, no un prubléma! Il mio cuore, stretto in una morsa gelida, si inonda di calore. - È quello che penso anch’io, Mayra. Lo so che sembra tutto molto strano, ma perfino mio fratello l’ha presa bene: il bambino gli piace e praticamente gli sta facendo da padre. - Eh ma no è mica justo! Il padre sei te. - Sì, ma la situazione è davvero particolare e io sono contento che il bambino gli piaccia. Vedi Carlos, anch’io sarei contento di avere questo figlio, se Antonia mi permettesse di fargli da padre. - Eh, ma si dà il caso che non te lo permetta. - È pronto in tavola, sediamoci a manjare - dice Mayra sorridendo e indicandoci le sedie. Dalla zuppiera proviene un profumino delizioso: mi siedo al mio posto, mi metto al collo l’ampio tovagliolo di cotone che Mayra mi porge pa bu ka suja (“per non sporcarti”) e mi servo una generosa porzione di quella appetitosa zuppa di pesce, accompagnata da crostini di pane fritti al burro. La assaggio, è ottima. - Complimenti, May, è veramente squisita. - Te l’avevo deto che te piaceva. Ho meso un pokino di suko anche nela supa di Bela, le è piaciuta tanto. Bella conferma con un abbaio e si siede sotto la tavola sui piedi di Mayra. Mi sento un po’ tradito, ho l’impressione che ultimamente il mio cane preferisca lei. Carlos inzuppa i suoi crostini nel sugo della zuppa e mangia in silenzio per un po’, versando del vino bianco nel mio bicchiere e invitandomi implicitamente a bere. Poi ricomincia a parlare. - Principe, devi prendere una posizione da uomo: il padre sei tu e devi far valere i tuoi diritti. - Ci ho provato, Carlos, ma lei mi ha riso in faccia: dice che non sono in grado di fare il padre. - Ma che kuza louca! – sorride Mayra – Figurati se te non sai fare il pai di kel mininu. Certo che se lei no ti lassia nemeno avicinare… - Mi lascia avvicinare, May, però pretende che io mi faccia passare per zio del bambino, non per suo padre. - Che idiozia! – esclama Carlos – Quella donna sta esagerando! - Carlos, purtroppo è lei che detta le condizioni: non siamo sposati e in un certo senso io le ho rovinato la vita. - Ma perkè dici che le hai rovinato la vida? – chiede Mayra - Lei no ti amava, Prinsy? - Vedi, è questa la cosa strana: non mi vuole proprio perché mi amava. Non chiedermi di spiegartelo, non riesco ancora a spiegarlo nemmeno a me stesso. Mayra scuote la testa mentre sguscia con attenzione un gambero. - No è mica normàl. - Se c’è una cosa che ho imparato, May, è che nell’amore non c’è niente di normale. - Dipende, - continua lei, succhiando pensosamente il guscio del gambero – se sei normale te, è normàl anche il resto. Se no è tuto stranhu. Sorrido. - Può darsi che tu abbia ragione, May. Carlos interviene: - Emmanuel, si può sapere che intenzioni hai? Non mi chiama mai per nome: quando lo fa, è come se suonasse un campanello d’allarme per riportarmi con i piedi per terra. Gli rispondo con la massima serietà. - Voglio stare vicino a lei e al bambino, Carlos. E contribuire al mantenimento di Martino. - Se nómi é Martinhu? - Sì, May. - Ki bel nómi! E sicuro ke anche il mininu è belissimo, se somilia a te. - Sì, mi assomiglia molto, ma ha i capelli rossi. - I kabélu rostu? Oh, kel li é bunitu! Sorrido: la positività di Mayra è contagiosa. Anche l’espressione di Carlos si distende. - Va bene, Principe, cercheremo di darti una mano come possiamo. Per adesso ti guadagni il tuo stipendio come aiuto muratore e facendo il fotomodello a tempo perso, ma presto metteremo su il tuo vivaio e speriamo che le cose vadano bene. - Oh, andrano benisimo! – sorride Mayra, tirando su con il cucchiaio i crostini inzuppati nel sugo e divorandoli con gusto. - Adesso capisco perché vuoi andare a vivere da solo. – prosegue Carlos – Sarà molto imbarazzante per te avere per casa quel bambino, quando si vedrà che siete praticamente uguali. Perché immagino che tuo fratello lo porterà alla villa. Annuisco bevendo un sorso di vino. - Esattamente, Carlos: vedo che hai capito tutto. Io voglio restare nei paraggi, abbastanza vicino ai miei e ad Antonia, ma essere libero di vivermi per conto mio tutti i miei casini senza sentirmeli rinfacciare da nessuno e senza avere gli occhi di tutti puntati addosso. - Sì, è l’unica soluzione – conviene lui – A che punto sei con la casetta di San Quirico? - Ho firmato il contratto di affitto e ho versato la cauzione e la mediazione per l’agenzia: quindi è tutto a posto, domani avrò le chiavi. - Apena ci vai dimelo, Prins, – interviene Mayra – che ti do una mano col trasloku e il jardino. - Anch’io ti dò una mano, ovviamente. Sorrido. - Ragazzi, è bello avere degli amici come voi. Comunque la casetta è piccola e non ha bisogno di molti lavori: l’interno è abbastanza a posto, non ci sono neppure macchie di umido, il che vuol dire che quella zona è asciutta e sana. Con una mano di bianco e qualche mobile semplice diventerà molto confortevole. - Prinsy, ho visto su un catalogo dell’Ikea un leto matrimonhale proprio bunitu, di lenho azurro… Costa anche poco e con un bel coprileto viene uno spetacolo! - Vada per il letto di legno azzurro, May, anche se per il momento non so cosa farmene di un letto matrimoniale. - Ma ci stai più komodu. - Vero, mi piace dormire comodo. - La mediazione è costata cara? - Bruno mi ha fatto un po’ di sconto. Mi è molto simpatico, sai? Mi ha anche chiesto di collaborare con lui. Ci sto pensando: potrebbe essere un’altra opportunità di guadagno. - Ma quanti lavori vuoi fare, Principe? - In realtà uno solo, Carlos, ma posso aggiungerne anche altri part-time: perché no? È anche per questo che voglio andare a vivere da solo: non voglio rendere conto a nessuno delle mie scelte e dei miei spostamenti. Già mio padre mi rompe le scatole, poveretto, perché lavoro come aiuto muratore, figuriamoci se sapesse che faccio anche il fotomodello. - A proposito, come va con Gandolfini? L’hai più rivisto? - Sì, è lui che mi fa la maggior parte delle foto: è in contatto con parecchie case di moda e ormai sa come fotografarmi. Ha proposto il mio portfolio a diverse agenzie e mi hanno già chiamato per un casting: spero che non mi prendano per sfilare in passerella, non voglio assolutamente farlo. Gianni si comporta come se fosse il mio agente: siamo diventati quasi amici. Lui ha un debole per me, ma so come tenerlo a bada. - Se ci ha un debole per te, Manu, devi stare atento. - Non preoccuparti, Mayra: si agita molto, ma è innocuo. E poi io sono grande e grosso, so come difendermi. - Lo spero proprio che vuoi. - Certo che voglio, Mayra, non sono mica gay. E niente, non riesco proprio a tenere la lingua a posto: Carlos scuote la testa con un mezzo sorriso e Mayra finge di non aver sentito. Per distrarre l’attenzione dalle mie parole mi mette nel piatto una porzione di pasticcio di melanzane. - Questa è tuta vejetariana, Prins. - Magnifico, May, grazie. La cena prosegue senza altri intoppi, in un’atmosfera più serena e rilassata, fino all’inevitabile dolce finale, seguito da un caffè forte e caldo e da un amaro alle erbe fatto in casa. Mi alzo per congedarmi, ringraziandoli calorosamente, e chiamo Bella per invitarla a seguirmi, ma mi accorgo che Mayra esita. Oltre tutto Bella fa finta di niente, il che mi indispettisce. - Manu, - dice Mayra arrossendo – forse sei un po’ stanco, no? - Un pochino, perché? - Perché se vuoi io ti ho preparato un kama nella stanza qui vicino, con i lenzuoli puliti e profumati. E un materaso per la cane. L’iniziativa di Mayra mi intenerisce. - Grazie davvero, May, non voglio approfittare della vostra ospitalità. Siete stati anche troppo gentili. - Ma a me mi fa tanto piacere se resti, Prins. - Sì, è meglio che resti, – insiste Carlos - hai il viso tirato, devi essere stanco. - Più che stanco direi stressato. Mayra si alza e mi tende una mano. - Vieni, ti facio vedere il kama. Mi accompagna in una stanzetta piccola ma accogliente, in cui ha preparato un letto singolo con lenzuola candide e un copriletto trapuntato a fiori. Sono davvero commosso, non me la sento di rifiutare la sua proposta, tanto più che Bella si è già accomodata con aria soddisfatta sul suo materassino. - Grazie, Mayra, in effetti sono un po’ stanco, e poi vedo che Bella ha già deciso di accettare la tua offerta. - È una cane intelijente. - Più intelligente di me, vuoi dire? - Ma no, Manu, anche te sei intelijente. - Be’, grazie del complimento. - Perkè, ke ho deto? - Niente, dai, va bene così. Mezz’ora dopo sono nel mio lettino, in cui mi sento assolutamente a mio agio, come da bambino, quando avevo un letto singolo di legno laccato di bianco in una cameretta tutta per me. Lei bussa con delicatezza alla mia porta, chiede permesso ed entra. Le faccio segno di sedersi sul letto. - Grazie di tutto, davvero. È stata una bellissima serata, ne avevo bisogno. Sai, ero piuttosto giù di morale per il modo in cui mi ha trattato Antonia, ma adesso mi sento molto più sereno. - No c’è niente di male nel avere un mininu, Prins. È vida, e la vida no è mai male. - Lo so. Lo stress mi ha stancato: ora mi sto rilassando e, come sempre accade in queste circostanze, mi sento scivolare nel sonno. - May, - mormoro mezzo addormentato – peccato che sia impossibile stare insieme. Io con te sto benissimo. - Eh, pekato sì. - Ci sono troppe cose che ci separano. - Trope quante? - Eh, tante… l’età, la mentalità… anche se a dire il vero ci assomigliamo molto in certe cose… - Sì, come le piante e i animali. - Ma ce ne sono tante altre… troppe… - A me mi pare più che altro una, Prins. - Una? E quale? - Io no te piacio per gnente. La brutalità di questa affermazione mi risveglia di colpo: la guardo con gli occhi spalancati. - Mayra, tu mi piaci moltissimo, è solo che… - No c’è bisonho che mi dici bujìe. - Non devi pensare… Mi accarezza il viso. - Io no penso gnente, Manu: durmi adeso, che sei stanco. Bela dorme dijià, vedi? - Sì, lo vedo. Anche Bella sta bene con te, meglio che con me. Sono un po’ geloso, sai? - Bela sta bene con chi le vuole bene, come gatu Felipe. E come te. Mi dà un bacio sulla fronte e si alza per uscire. - Buona notte, Mayra, e scusami. - Di kuza? - Di tutto. - No ho gnente da skusarte, Manu. Bon noti.