Piuttosto, cos'hai raccontato a papà e mamma per spiegare il tuo incidente? - Non potevo dire la verità, ovviamente. Solo tu la conosci. - Questo lo so, ma dimmi cosa gli hai detto: è meglio che non diamo versioni dei fatti diverse, ti pare? - Hai ragione. Sospiro. - Ho detto che io e Arianna abbiamo avuto un furibondo litigio perché nel frattempo avevo cambiato idea sul matrimonio... mi sentivo troppo giovane per sposarmi, non avevo intenzione di rimanere per tutta la vita in Toscana e altre storielle del genere. Temo di non essere stato troppo convincente. - No, anzi, direi che fin qui è tutto credibile: sei effettivamente troppo giovane per sposarti e non si vede perché saresti dovuto rimanere in Toscana, visto che hai tutta la tua famiglia in Piemonte. - Appunto. Ho detto che sentivo la vostra mancanza, il che fra l'altro era vero. - E poi? - E poi ho detto che a quel punto Arianna ha avuto una reazione isterica. Io ho cercato di calmarla facendola distendere sul letto, ma lei ha arraffato un tagliacarte che aveva sul comodino e mentre si agitava convulsamente ha finito per piantarmelo per sbaglio nel collo. - Un tagliacarte? Per sbaglio? - Sì. Naturalmente ho aggiunto che poi si è messa a piangere e mi ha chiesto scusa mille volte e che è stata lei stessa a chiamare l'ambulanza, il che purtroppo non è vero: rideva come una pazza alla vista del mio sangue. Michele scuote la testa. - È una versione dei fatti molto debole, Emmanuel, e ti fa anche apparire come un cretino: cioè, tu ti agiti sul letto con una ragazza isterica mentre lei ha un tagliacarte in mano? - Lo so, ma non me n'è venuta in mente una migliore. Quella che ho raccontato ai medici dell'ospedale di Siena è ancora peggio: ho detto che mi sono ferito da solo cadendo sulla punta di una staccionata di ferro nel tentativo di scavalcarla. È una cazzata, lo so, ma l'ho detto per scagionare completamente Arianna. - Questo ti fa onore. - Del resto la versione vera è ancora più inverosimile, se ci pensi. - Già: un tacco a spillo. - Non proprio a spillo: a stiletto, di metallo tipo acciaio. - Peggio ancora: un'arma impropria, pericolosissima nelle mani sbagliate. - Erano scarpe molto sexy, sai? Le aveva appena comprate e le aveva indossate per me. - Fratello, sei irrecuperabile: una donna ti pianta i tacchi a stiletto nel collo, e tu cosa pensi? Che sono sexy. - Intendevo dire che in condizioni normali avrei notato che erano sexy. Arianna ha delle belle gambe, le stanno bene le scarpe eleganti. Ha un bel corpo in generale, è alta e ben fatta. - Mi sembra di capire che voi due andaste fortissimo a letto. - Invece ti sbagli: non sono mai stato gran che con lei da quel punto di vista. Mi piaceva guardarla, questo sì. Lei era molto indispettita dalla mia freddezza, anche perché sapeva che... Mi mordo la lingua, rendendomi conto che sto per dire qualcosa di troppo. Mio fratello mi guarda con superiore ironia, inarcando un sopracciglio. - Che? - Sì insomma, che non ero sempre stato così. - Strano. - Sì, molto strano. A volte mi è venuto il sospetto di essere gay. Michele ride. - Direi proprio di no, fratello. - Ci sono cose che non sai di me. - E in questo momento non desidero saperle. - Per tornare al discorso di prima, non ho nessuna intenzione di stare qui a inventare scuse tutti i giorni per giustificare la rassomiglianza di Martino con me, o peggio a far finta di non accorgermene. E non posso nemmeno andarmene via di casa ogni volta che arrivi tu con il bambino. Credo proprio che dovrò cercarmi una casa per conto mio, qui nei paraggi: una piccola, che io sia in grado di mantenere da solo lavorando. - E i tuoi studi, Emmanuel? - Quelli dopo, Michele. La mia vita si è messa a girare in un modo strano: devo rivedere un po' tutti i miei progetti. Per fortuna non devo perdere tempo con il servizio militare. - Già, mi hanno detto che sei stato esonerato. Perché? Sei, o quanto meno eri, di sana e robusta costituzione. - Il padre di Arianna conosce generali in pensione, politici importanti, roba del genere. Siccome avevamo fretta di sposarci, ha mosso le sue leve. Sorrido amaramente mostrando il braccio bendato appeso al collo. - Ed ecco il risultato. - Be' Emmanuel, questo lui non poteva proprio prevederlo. Comunque, lasciatelo dire, un po' di naja non ti avrebbe fatto male. - Non fa per me. Sono assolutamente contrario alla violenza in tutte le sue forme. Mostro di nuovo il braccio. - Anche questa. - Non alludevo alla violenza, ma alla disciplina del servizio militare: sai, se uno la prende per il verso giusto può perfino essere divertente. È un allenamento continuo, e non parlo solo di quello fisico. La disciplina fa bene. Nel mio caso è stata molto utile: mi ha aiutato ad uscire da quella delusione sentimentale di cui ti avevo parlato. E poi mi ero anche fatto degli amici, gente del Sud e delle isole che altrimenti non avrei mai conosciuto: ragazzi semplici, simpatici. - Michele, nel mio caso credo che ci sarebbe stato… qualche rischio, ecco. - In che senso? Sorrido. - Lo hai detto tu che sono seduttivo, no? Nel complesso ho un aspetto decisamente poco virile e temo che prima o poi mi sarei ritrovato un paio di energumeni nella branda, pronti a farmi la festa. Sorride a sua volta. - Sì, non lo escludo. Devi imparare a difenderti però: hai lineamenti un po’ androgini ma sei un maschio, e anche alto e forte. Effettivamente anche nella mia caserma c'erano un paio di imbecilli, ma mi è bastato rimetterli al loro posto con qualche cazzotto: hanno smesso subito di fare i cretini con me. Insomma, nel complesso non mi sono trovato affatto male. - È strano, non mi ricordo dove hai fatto il servizio di leva. - Come fai a ricordartelo? Avevi solo tre anni. Ho fatto il CAR alla Cecchignola, a Roma, e il resto del servizio a Bologna. Non è stata dura, mi hanno assegnato quasi subito del lavoro di ufficio, dato il mio curriculum scolastico scientifico. Facevo parte del Secondo Reggimento, Genio Pontieri. - Cos'è? - È un corpo specializzato nell’edilizia di ponti e in generale nella costruzione di passaggi sui corsi d’acqua durante operazioni strategiche e tattiche. Ha dato un grosso contributo alla costruzione di infrastrutture nel secondo dopoguerra. - Ma che bisogno ce n'è, oggi? - Scherzi? Quando una piena si porta via un ponte, come nel '94, chi pensi che intervenga? I pontieri sono rapidissimi nel costruire ponti di fortuna, solidi e sicuri. Il loro motto è “Per ogni ponte una superba sfida”. Lo dice con un tono vagamente fascista che mi fa un po' sorridere. - Ma papà non poteva evitarti la naja? - Sì, forse poteva, ma non ha voluto, e ha fatto bene. Tu comunque avresti potuto fare il servizio civile, come obiettore di coscienza. - Avrei potuto, sì, ma non ho tempo da perdere, fratello: ci sono tante di quelle cose che dovrei fare, tanti casini da rimediare... almeno quelli che posso, perché altri sono irrimediabili. - Nessun casino è irrimediabile. - Come no? La psiche di Arianna è saltata in mille pezzi: non credo proprio che questo sia rimediabile. - È giovanissima, Emmanuel, e molto amata dai suoi: la metteranno in cura da un bravo psicologo e pian piano si rimetterà in sesto. Scuoto la testa. - Per come l'ho vista io, uno psicologo non basta: ci vorrà uno psichiatra. Era completamente impazzita, sembrava indemoniata. - Vorrà dire che i suoi metteranno in campo un esorcista, ma non è affar tuo. Hai già i tuoi, di problemi. Cazzo, quella ragazza a momenti ti mandava al Creatore e tu stai qui a preoccuparti di come sta lei? - Me ne preoccupo perché sono io che l'ho fatta diventare pazza: è colpa mia se ha cercato di uccidermi. - Ma piantala! Una persona non diventa pazza se già non lo è di suo. Tu puoi avere scatenato una follia latente, ma non puoi certo averla fatta nascere dal nulla. Anche se... - Anche se? - Non so, mi era sembrata così tranquilla e posata. Così sana di mente, ecco. - Già, dimenticavo che vi siete conosciuti. - Non avrei mai pensato che una ragazza apparentemente così equilibrata potesse avere una reazione del genere. - Neppure io, te lo giuro: era sempre stata tenera e premurosa con me, molto protettiva. Deve avere sofferto al di là dell'immaginabile per reagire così. - Tutto quel che vuoi, fratello, ma non ha nessuna scusante per avere cercato di ucciderti. Ci mancherebbe altro che uno dovesse reagire così solo perché ha subìto una delusione d'amore, per tremenda che sia: allora dovremmo essere tutti assassini, ti pare? - Non è la delusione che l'ha sconvolta: è il tradimento. Io... io ero stato a trovare Antonia e... Michele taglia corto, non desiderando evidentemente conoscere i particolari di quell'incontro. - Siamo stati tutti traditi, chi più chi meno, ma non abbiamo ammazzato nessuno. Quindi adesso basta, non pensarci più. - Ci proverò. - Tu devi stare sereno, capito? Se continui ad agitarti così non guarirai mai bene. - Sì, lo so, ma mettiti nei miei panni: sono bloccato qui come un invalido, tutto tremolante come un vecchietto, mentre dovrei rimboccarmi le maniche e fare... non so nemmeno io cosa, ma fare qualcosa... qualcosa di serio. - Non devi fare assolutamente niente, adesso: devi solo pensare a guarire. - Sì, forse hai ragione. Vorrei distendermi un po' sul letto. - Ti accompagno in camera. Passami il braccio sano intorno al collo. Mio fratello mi guida sostenendomi verso la mia camera da letto, che per l'occasione è stata allestita al pianterreno. Mi gira la testa, le mie forze sono ridotte al lumicino. Mi fa sdraiare sul letto e mi distende un plaid addosso. - Buon riposo - dice, accennando ad allontanarsi. Gli afferro d'impulso una mano e gliela stringo. - Michele. - Sì? - Sei sicuro di avermi perdonato? Io non credo di meritarlo, sul serio. - Sicurissimo, Emmanuel. Smetti di tormentarti e fatti un bel riposino. - Sì, devo riposarmi e rimettermi in forze. Non servo a niente in queste condizioni: non potrei essere di nessun aiuto neppure per Antonia e il bambino. - Non devi preoccuparti per loro: te l'ho detto, Antonia e io siamo rimasti in buoni rapporti. Provvedo io al loro mantenimento, finché lei non sarà in grado di lavorare: ora deve pensare solo a fare la mamma. - Sì. Grazie, Michele. - balbetto - Sì, Antonia deve fare solo la mamma. Solo la mamma. Una brava mammina. Mio fratello si siede sul letto e mi fissa. - Fratellino, sei sicuro che la botta non te l’abbia data in testa? - Chi? - Arianna, e chi se no? - No, in testa no. Perché? - Perché mi sembri un po’ rimbecillito, te lo dico in tutta sincerità. Sei regredito all’infanzia: ti esprimi come un bambino di dieci anni, non come un ragazzo di venti. Non eri così un anno fa, non eri così neppure a sedici anni. - Lo so, è che sono molto confuso… Guarda stupito la mia mano che stringe la sua. - E poi non eri mai stato così appiccicoso, così bisognoso d’affetto. - Ho davvero paura di essere diventato un po’ scemo, Michele, o forse lo sono sempre stato, solo che mi credevo intelligente. Ma adesso non so più chi sono, non so più niente. Mi dà una pacca amichevole sulla mano. - Su col morale, probabilmente è lo shock che hai subìto: ma ti riprenderai, almeno spero. - Lo spero anch’io, perché messo così non sono in grado di fare niente: altro che studiare. E poi non devo studiare, devo cercarmi un lavoro e... - Ti ripeto che adesso non devi fare niente: devi solo stare fermo e guarire. - No, no, devo assolutamente muovermi, andare a cercare al più presto il mio vecchio amico Carlos: mi manca tanto, e anche sua sorella. Lui può aiutarmi a trovare un lavoro, ne sono sicuro. Mi aveva dato il suo nuovo numero di telefono, devo averlo nella tasca della giacca… - Ci penserai quando starai meglio, capito? Ora sta’ zitto e fermo. È un ordine, fratellino. Smetto di agitarmi e mi lascio cadere contro il cuscino, spossato dalla tensione nervosa. - Va bene, Michele. - Oh, sento che è arrivato papà. Ciao pa', tutto a posto? Mio padre entra in camera, saluta Michele, mi si avvicina, si siede su una sedia accanto al mio letto e mi accarezza la testa. - Come va, ragazzo? - Meglio, pa'. - E questa mano gonfia e viola? - È normale, hanno detto i medici. C'è stato un versamento di sangue, e poi l'eparina fa questi effetti: l'ematoma si riassorbirà in una settimana o giù di lì. - In ogni caso fra un paio di giorni ti porto a fare una visita di controllo. - Va bene, ma non preoccuparti: i dottori dicono che entro un mese sarò praticamente a posto. - Lo spero, ragazzo. Mio padre si rivolge a Michele: - Abbiamo ricevuto una commissione abbastanza importante dalla Germania. Ho chiesto al nostro laboratorio campioni di confezionare nuove tirelle e gamme colore personalizzate da presentare ai clienti. Bisogna che ampliamo l'offerta: c'è una certa richiesta di materiali per il restauro dell’abitacolo delle auto d’epoca. - Io penserei a realizzare anche interni nautici e aeronautici, papà, che ne dici? Naturalmente con materiali omologati. - Buona idea: cerchiamo solo di stare nei costi. - Ne parliamo dopo cena. Michele esce. Mio padre mi guarda in faccia. - Mi sembri giù di morale, ragazzo. Del resto è normale, dopo quel che è successo. - Una rottura di fidanzamento è già di per sé una cosa spiacevole, papà, ma in questo modo poi... Non poteva finire peggio. - Quella ragazza ha rischiato di ucciderti, anche se non l'ha fatto apposta. Non è una persona equilibrata. È meglio che tu l'abbia scoperto subito: cerca di non pensarci più. - Sto cercando di non pensarci, papà. - E poi eri davvero troppo giovane per sposarti, Emmanuel: strano che lei non lo capisse. E anche tu, che ti eri messo in testa? Non avete né una laurea né un lavoro, come pensavate di vivere? Avreste fatto gli ospiti dei suoi genitori per chissà quanti anni, una situazione assurda. - I suoi mi volevano bene, papà, e anch’io ne volevo a loro. - Sarebbe finita male in ogni caso, presto o tardi non ne avresti potuto più: un uomo che è un uomo ha bisogno della sua indipendenza. Anche la mamma non era contenta, cosa credi? - Lo so, avete ragione. Mi ero lasciato trascinare dall'entusiasmo di Arianna, ma ho sbagliato. - Eri così innamorato di lei? Scuoto tristemente la testa. - No, papà: non ho neppure questa attenuante. Non sono mai stato veramente innamorato di lei. - E allora perché diavolo volevi sposarla? - Le ero profondamente grato per quello che aveva fatto per me. Stavo male quando l’ho conosciuta, ero in crisi per un sacco di cose che non sto a dirti. E poi le volevo bene. - Pessimi presupposti per un matrimonio, ragazzo mio: è una fortuna che abbiate rotto il fidanzamento, anche se il modo è stato traumatico. Se non altro hai scoperto che quella ragazza non era a posto con la testa. Avresti chiesto il divorzio molto presto, e non credo proprio che lei l’avrebbe presa bene: sarebbe stata capace di inseguirti per tutta la casa con una mannaia. Sorrido amaramente. - Mi sa di sì. - Vuoi che andiamo da qualche parte quando starai meglio? Che ne so, in montagna? La montagna è bella in questo periodo, i larici cambiano colore e diventano gialli, arancioni e rossi: uno spettacolo magnifico. Povero papà: mi accorgo che sta cercando di essere quel padre premuroso che non è mai riuscito ad essere; il mio incidente deve averlo spaventato a morte. Ne approfitto per avanzare una richiesta che ho in mente da tempo. - A dire il vero c'è un posto dove vorrei andare. - Quale? Dimmi. - Vorrei che mi portassi a prendere un cane. Tegame mi manca moltissimo. Le labbra mi tremano, riesco a stento a dominarmi. - Un cane? Va bene, Emmanuel. Tra qualche giorno ti porto a un buon allevamento qui nei dintorni. - No, papà, nessun allevamento: al canile municipale. - Come preferisci. Andiamo al canile e scegli il cane che vuoi. - No, non funziona così: è lui che deve scegliere me, lui o lei. Poi ti spiego, pa'. - Va bene. Ora dormi un po', vedo che sei molto stanco. - Sì, sono ancora un po' intontito dai sedativi. Grazie di tutto, papà. Mi fa di nuovo una carezza ed esce dalla stanza. Evidentemente Antonia mi conosce meglio di me stesso: adottare un cane abbandonato mi pare la cosa migliore che io possa fare in questo momento, la sola che abbia un minimo di senso. Come sarà il mio nuovo cane? Sicuramente anzianotto e piuttosto brutto, altrimenti non lo avrebbero abbandonato. Gli vorrò bene anche per questo. Quando andremo al canile, io e mio padre, porterò con me una cuccia imbottita, un guinzaglio e una ciotola, tutto nuovo di zecca. Taglia media, perché non so che dimensioni avrà il cane; penso però che sarà abbastanza grosso, perché la gente si sbarazza più volentieri dei cani ingombranti. Comprerò un fuoristrada di seconda mano per ospitare il cane nel bagagliaio: papà non mi dirà di no, anche perché non gli farò spendere una grossa cifra. Sì, sarà bello fare delle gite con il cane nel bagagliaio del fuoristrada: la prima gita la faremo da Tegame, gli presenterò il nuovo cane e gli dirò che sarà come avere anche lui con noi. Poi forse, chissà, il cane piacerà anche a Martino, potrà giocare con lui, usarlo come sostegno per imparare a camminare... Questi pensieri occupano tutta la mia mente e mi infondono un grande senso di pace. Michele fa capolino dalla porta: - Ho sentito che fra qualche giorno andate a prendere un cane. - Sì. Spero che mi voglia bene. - Perché non dovrebbe volertene? Ci vediamo più tardi a cena. Fa per uscire. - Michele. Si volta sulla soglia. - Sì? - Quindi siete tornati in buoni rapporti? - Sì. - Ma buoni quanto? Sorride. - Buoni. - Capito. Sono sempre il solito coglione. - Rilassati adesso, fratellino, dormi un po'.