Psiche è ingannata e vinta dalle sorelle Le due sorelle, unite fra loro da un patto scellerato, senza neppure andare a far visita ai genitori, salirono su una nave e si diressero precipitosamente verso la rupe che ben conoscevano; poi, senza aspettare che il vento le raccogliesse, si lanciarono nel vuoto con folle temerità. Ma Zefiro, ricordandosi del comando ricevuto dal re, anche se controvoglia le accolse nel grembo della brezza che spirava e le depose al suolo. Quelle subito, senza aspettare, entrarono nella casa e stringendo fra le braccia la loro preda che ipocritamente chiamavano sorella, e nascondendo dietro a un volto lieto il cumulo di perfidia che covavano in cuore, così presero ad adularla: "Oh Psiche, tu non sei più una bimba come prima! Sei già una mamma! Che bel tesoro ci porti in questo tuo pancino! Che festa sarà per tutta la famiglia! Beate noi che avremo la gioia di nutrire questo tuo bimbo d'oro! E se sarà bello come i suoi genitori, com'è naturale, nascerà proprio un nuovo Cupìdo!". Così, facendo finta di volerle un gran bene, un po' alla volta fanno breccia nel cuore della sorella. Psiche subito le fece riposare dalla stanchezza del viaggio, le ristorò con un bel bagno vaporoso, e le fece passare in una splendida sala da pranzo dove vennero servite con meravigliose e squisite vivande e deliziosi intingoli. Poi comandò a una cetra di suonare, e si sentì una cetra, ordinò un suono di flauti, e i flauti suonarono, chiese un coro che cantasse, e il coro cantò. Eppure non si vedeva nessuno, mentre dolcissime melodie accarezzavano l'animo di chi ascoltava. Ma neppure la soave dolcezza di quella musica bastò ad intenerire e a calmare la malvagità di quelle due scellerate; ma, volgendo il discorso in modo che andasse a finire nel trabocchetto che avevano preparato, cominciarono a chiedere a Psiche come fosse suo marito, dove fosse nato e da quale famiglia. E lei, dimenticando nella sua semplicità quello che si era inventata la volta precedente, raccontò un'altra storiella; e disse che suo marito era un ricco mercante di una regione vicina, che era di mezza età, che aveva i capelli già un po' brizzolati. Poi, senza dilungarsi in queste chiacchiere, le colmò nuovamente di ricchissimi doni e le rimandò sulla solita vettura fatta di vento. Mentre il lieve soffio dello Zefiro le riportava a casa attraverso l'aria, parlavano tra loro dicendo: "Ma hai sentito, sorella, che razza di mostruose bugie si è inventata quella sciocca? Prima suo marito era un giovinetto col volto appena ombrato da una lieve lanugine, adesso è di mezza età e già un po' brizzolato. E che uomo è questo, che diventa vecchio in così poco tempo? I casi sono due: o quella è una disgraziata che inventa una storia sull'altra, o non ha mai visto la faccia di suo marito. In ogni modo bisogna toglierla assolutamente da tutte quelle ricchezze. Se non conosce la faccia di suo marito, allora vuol dire che ha sposato un dio, e sarà un dio anche il bambino che porta. Se le cose stanno così (dio non voglia!) io corro subito a impiccarmi a una corda con un buon nodo. Ma torniamo dai nostri genitori, e dopo tante chiacchiere cominciamo a passare ai fatti, combinando un bell'intrigo". Così, tutte arrabbiate, salutarono sgarbatamente i genitori e, dopo una notte insonne e tormentata, il mattino dopo si precipitarono nuovamente alla rupe come due forsennate, e di lì col solito aiuto del vento scesero giù rapidamente. Poi, spremendosi le palpebre, riuscirono a far scendere qualche lacrima e infine cominciarono a raggirare Psiche con queste parole: "Beata te che non capisci niente, e che te ne stai lì tranquilla senza renderti conto del pericolo che corri! Noi invece che ci preoccupiamo tanto per te non facciamo altro che tormentarci per la tua disgrazia. Noi sappiamo con certezza, e non possiamo più nascondertelo perché partecipiamo troppo intensamente al tuo dolore e alla tua sventura, che, senza che tu lo sappia, una bestia spaventosa giace con te tutte le notti: è un serpente mostruoso che si avvolge in cento spire, che ha un collo sanguinante di veleno mortale e un'enorme gola spalancata. Ricordati l'oracolo: aveva predetto che eri destinata ad un mostro. E poi molti pastori e molti cacciatori ed anche moltissima gente che abita da queste parti l'ha visto quando ritorna la sera dal pascolo e nuota nelle acque del fiume vicino. Tutti dicono che non durerà ancora molto a lungo a farti ingrassare dandoti da mangiare prelibate vivande, ma quando il tuo utero sarà arrivato al termine della gravidanza ti divorerà insieme col frutto prelibato che ti avrà riempito. Adesso decidi tu: o dai retta alle tue sorelle angosciate per la tua vita che hanno tanto a cuore, e, sfuggendo la morte, vieni a vivere con noi senza pericoli, oppure sarai seppellita nelle viscere di questa bestia crudelissima. Se poi sei così contenta di stare in questo deserto pieno di voci a far l'amore clandestinamente con questa bestia fetida e pericolosa e ti piace questo rapporto intimo con un drago velenoso, fa' pure: noi abbiamo assolto al nostro dovere di sorelle affettuose". Allora la povera Psiche, semplice e tenera nel suo animo, fu presa da un indicibile spavento al sentire parole così terrificanti; fuori di sé dimenticò tutti gli avvertimenti del suo sposo e le promesse che gli aveva fatto e precipitò in un abisso di angoscia, e tremante, pallida e senza vita cominciò a balbettare con un fil di voce parole smozzicate, in questo modo: "Voi, carissime sorelle, certamente vi comportate come è giusto, spinte da quel dovere che vi viene imposto dal vostro santo affetto, ma non mi sembra che dicano bugie anche quelli che vi hanno raccontato queste cose. Infatti io non ho mai visto in faccia mio marito, e non so neppure di che paese sia; ma se penso ai discorsi che mi fa nei suoi colloqui notturni devo dire che sono sottomessa a un marito di condizione ignota, che fugge la luce. Perciò devo ammettere che voi diciate la verità affermando che si tratta di una belva. Inoltre cerca di spaventarmi in ogni modo affinché io non voglia vederlo, e, minacciandomi, mi predice grandi sventure se io insisterò a manifestare il desiderio di vedere il suo volto. Se voi potete in qualsiasi modo aiutare questa vostra infelice sorella, fatelo subito, per carità, altrimenti la vostra trascuratezza annullerebbe il vantaggio della precedente sollecitudine". Allora quelle scellerate videro aperto il varco nell'animo di Psiche e, messe da patte le insidie di ogni trama nascosta e impugnando apertamente la spada dell'inganno, irretiscono l'animo dell'ingenua fanciulla. E l'altra soggiunse: "Poiché il vincolo della parentela ci spinge a tenere sempre gli occhi aperti per la tua incolumità sul minimo pericolo che si possa presentare, vogliamo suggerirti un mezzo che potrà condurti alla salvezza. Ci abbiamo lungamente pensato e meditato. Nascondi sotto il letto, dalla parte dove tu sei solita dormire, un rasoio affilato, che potrai rendere anche più tagliente passandolo sul palmo della mano. Poi metti una lucerna piena d'olio, che faccia una luce ben chiara, dentro un recipiente ben chiuso, in modo che non si possa vedere. Dopo tutti questi preparativi fatti nel più grande segreto, aspetta il momento in cui quello, muovendosi sulle sue spire, si sarà trascinato nel letto come è solito fare e, vinto dal primo sonno, dimostrerà russando di essersi profondamente addormentato: allora tu scivola giù dal letto e camminando pian piano e con cautela, a piedi nudi, estrai la lucerna dalle tenebre della cieca prigione in cui è stata rinchiusa, poi, con l'aiuto della luce, cogli il momento opportuno per la tua coraggiosa impresa e con la destra, sollevando arditamente il rasoio, colpisci con tutte le tue forze il malefico serpente fra capo e collo. Sta' certa che ti aiuteremo. Noi naturalmente sentiamo tutta la trepidazione dell'attesa, ma quando avrai ucciso il serpente non dovrai temere più di nulla; porteremo via tutta questa roba insieme a te e penseremo poi a unire in liete nozze te, che sei una creatura umana, a uno sposo umano". Con queste parole di fuoco incendiarono l'animo già ardente della sorella, e poi se ne andarono subito, spaventate anch'esse dall'imminenza di quel delitto che avevano suggerito. Come al solito furono sollevate dalle ali del vento sopra la rupe e, salite sulla nave, se ne andarono in gran fuga. Psiche, rimasta sola, anzi non sola ma agitata dalle Furie nemiche, ondeggia come le onde del mare in una gran tempesta di pensieri lugubri. E sebbene ormai decisa risolutamente a portare a termine il piano predisposto, nel momento di passare all'esecuzione di questa scellerata impresa, rimane ancora esitante nell'incertezza, spinta in varie direzioni da pensieri diversi. Ora si affretta ora indugia, ora si sente piena di coraggio ora si lascia prendere dallo sgomento, ora dubita, ora si adira: insomma nello stesso corpo odia il mostro e ama lo sposo. Tuttavia, quando ormai la sera era inoltrata, in gran fretta compie la preparazione dell'infame delitto. Giunge la notte, e arriva anche lo sposo che, dopo le prime coniugali battaglie amorose, cade in un sonno profondo.