Sotto gli alberi in fiore (marzo 1999) - Che meraviglia i nostri alberelli in fiore! - esclamo, mentre passeggio con Mayra nella zona del vivaio riservata alle piante da frutto. - Sì Prins, sono belissimi. I peschi poi ci hanno un rósa fórti, il mio colore di preferénsa. - A me piacciono molto anche i fiori di albicocco, con quel rosa pallido. Peccato che siano già sfioriti i mandorli, in assoluto i miei preferiti: sono i primi a fiorire. Quando ero piccolo a febbraio mi sdraiavo nel prato del giardino di mio nonno sotto i mandorli e restavo lì per delle ore a naso in su a guardare il bianco di quei fiori contro l'azzurro del cielo. Mi piaceva quando i loro petali mi cadevano in faccia come neve. Il suono delle mie parole mi colpisce all'improvviso. - Sono proprio gay, eh Mayra? - le dico ridendo - Mi esprimo come una femmina. Lei scuote la testa. - Ma no, Prinsy: no è che uno, solo perkè è maskio, deve piacergli la guera o i camion. C'è anche quelli come te, che gli piace i fiori e le piante. - Seriamente, May: al mondo non esiste niente di più importante dei vegetali. Li ho sempre considerati sacri. Senza di loro non esisterebbe la vita, non potremmo nemmeno respirare. - Lo so, Manu. - E poi sono bellissimi. Chi non capisce la bellezza delle piante non può capire nessun tipo di bellezza. - Hai rajione. E quindi vedi che no c'entra niente che sei gay. - Più che gay sono bisessuale, May, ma la verità è più semplice: io m'innamoro della bellezza dove la trovo. Forse non è normale, ma non posso farci niente: mi succede così. - No ti devi mica justificare con me: te sei come sei e basta. Anche Bela è grossa e pelosa. - Cosa c'entra Bella? - Dico per dire: magari qualcuno la preferiva più piccola e con poco pelo, ma lei è com'è e basta. A volte la logica di Mayra mi sfugge. Sorrido e non commento. Svoltiamo verso la serra C: ora le nostre serre sono tre, e fra poco diventeranno quattro: una è destinata ad ospitare le piante esotiche, la passione di Mayra. D'altra parte, le orchidee piacciono molto anche alle amiche di mia madre, che restano le mie migliori clienti. - In tutta sincerità, Mayra, non lo so se vado bene. Sto mandando avanti un rapporto clandestino con un uomo che ha un compagno fisso: non so neppure come si possa classificare il mio ruolo con lui. - E te no clasificarlo: mica è una pianta da vendere, che ci devi tacare sopra il cartelino. Esito. - E poi sono preoccupato. - Perkè?... Che sucede, Prins? - Non so se posso dirti tutto, May: ti scandalizzeresti. - Perkè? Avete fatto sex in qualche modo strano? - Ma no, niente di simile. - Se stai preocupado è melio che ne parli, Manu. Sospiro e provo a parlargliene. - Giorni fa stavamo facendo delle foto insieme per la nuova mostra. - Oh, bene: la prima è piaciuta molto, c'era anche sui jornali. Me l'ha fatto vedere Carlos. - Sì, Mayra, ma… non so, mi sembra che abbia perso l'ispirazione. Le sue foto non sono più originali come prima: sono piatte e ripetitive, con inquadrature banali, da dilettante. Insomma, non è più il genio della fotografia che conoscevo, e non oso dirglielo. - Ma no glielo devi dire proprio per gnente, Prins: lo ofenderesti. Forse è solo un po' stanco. Se gli dici così, finisce che fa per davero delle foto brutte. Sai, no bisonha mai dire alle persone che no sono brave a fare le cose: bisonha sempre incoragiarle a fare melio. - Lo so: infatti non glielo dico. Ci pensa già Massimiliano, il suo partner, a dirglielo, e lui l'ha presa malissimo. Però, a parte questo, si comporta in modo molto strano, May. - Strano come? - Eh, strano! Insomma, ad un certo punto si è voltato verso di me e mi ha detto: "Per favore Giuseppe, mi passi l'altro obiettivo?" - Giuseppe?! - Sì, May. È stato terribile. Gli ho ricordato che mi chiamo Emmanuel, che altro potevo fare? Lui si è passato una mano sulla fronte: "Ah già, scusami, che stupido". - Va bèn, è una bruta cosa, ma no c'è gnente da scandalizarsi. Se mai da preocuparsi. - Aspetta, non è finita. Dopo un po' gli ho chiesto chi fosse Giuseppe. - E lui cosa ti ha deto? - Mi ha risposto: "Credo che fosse il garzone del lattaio". Scoppia a ridere. - Kuza? Ma è roba da matti! - Sì, ma senti il resto: io gli ho chiesto cosa diavolo c'entrasse il garzone del lattaio con me, e lui mi ha risposto… Mayra, questo non ce la faccio a dirtelo. - Dai su, Prinsy! Sono una mujer adulta, mica una minina. - Ecco May… mi ha risposto: "Sarà perché anche lui era molto bravo a fare i pompini". Mayra resta a bocca aperta e con gli occhi sgranati: poi scoppia di nuovo a ridere. - Manu, no sapevo che eri così bravo a fare quele kuze lì! - Ma sei scema? - esclamo indignato - Io non sono affatto bravo a fare pom…, cioè a fare quelle cose! - Ah, no sei bravo? Li fai male? L'ilarità di Mayra mi irrita. - Io non li faccio né bene né male, Mayra! Per chi mi hai preso? Il mio rapporto con Gianni non è certo basato su… su roba del genere, eccheccazzo. Pensavo che mi conoscessi abbastanza da averlo capito. Finalmente Mayra smette di ridere, anche perché c'è veramente poco da ridere. - Scusa, Prinsy, no volevo ofenderti. È solo che l'idea era tanto bufa… Però, pensandoci, questa cosa che mi hai detto è tropo strana. Quel òmi è stresato, devi farlo riposare di più. - Ci proverò, ma mi sa che il problema è ben più serio. Cioè, a parte la storia dei pompini, è assurdo che mi abbia confuso con chicchessia. Porca miseria, dice che sono il suo grande amore, e poi non si ricorda nemmeno come mi chiamo? - Sì, è bastante asurdo. - Gli ho detto "Il nome di Massy però non lo dimentichi mai, eh?". Lui mi ha guardato stupito e mi ha risposto "Come faccio a dimenticarmi il nome di Massy?". Però ha capito che ci ero rimasto male e ha cercato di rimediare: mi ha abbracciato e mi ha tenuto così per un po' continuando a sussurrare il mio nome. - Questa è una kuza bunita, Prins. - Sì, come no: sarebbe stata molto carina, se non fosse che lo faceva per imprimersi in mente il mio nome. Lo ripeteva come un bambino che recita la tabellina del nove, senza nessuna intonazione. Del resto lui mi chiama quasi sempre "cucciolo", mai per nome. - No lo ha fatto aposta. - Lo so, la cosa preoccupante è proprio questa: non c'era intenzionalità, lui non voleva affatto offendermi. Magari lo avesse fatto apposta. Tutto questo mi destabilizza. - Lo credo, Manu. - Per fortuna ci siete tu e Carlos: con voi non mi sento mai solo. Con Antonia è diverso, sono sempre un po' teso: ci siamo chiariti per quanto possibile e lei ormai accetta questa situazione, ma penso che le stia stretta. Del resto, era stata lei a rifiutarmi. - Infatti, Prins: la colpa no è tua. - Sono molto legato a lei e al bambino, Mayra: fanno parte dei miei affetti più cari. Martino ora riesce a sopportarmi. - Sai che sforsu! - Sì, lo so, detto così sembra deprimente, ma se pensi che fino a qualche tempo fa strillava come un’oca ogni volta che lo prendevo in braccio… Mayra fatica a mascherare l'indignazione. - Prins, se il mininu ti trata màl, ha bisogno di una sculaciata, ma te anche. - Anch'io? - Certo! Te non devi permettere a nesuno che ti tratta così, capito? Cosa sei, un pé di txibinhu? - Un che? - Un tapeto di queli che si mettono davanti alle porte per pulirsi i piedi. - Ah, uno zerbino. - Te non devi farti tratare come un zerbino da nessuno. Nessuno! Capito? Rido. - Eh, te ridi, ma io sono rabiata. Bu ten ki mostra che sei un ómi: cosa aspetti, che sei vekio? - Hai ragione, Mayra: non sono più un ragazzino, ho appena compiuto ventun anni. Torniamo indietro, voglio rivedere i nostri alberi in fiore: la macchia di colore che fanno i peschi è bellissima, guarda che colpo d'occhio da quaggiù. - Anche i fiori di txieri é branku i bunitu dimás. - Txieri? Sarebbero i ciliegi? - Sì. Scusa, Prins: ogni tanto mi dimentico di fare finta di dire algun palavra in italiano. - Non fai finta, lo parli davvero l'italiano: sei molto migliorata. - Facio ancora tropi erori. - Quelli li fanno anche molti italiani, May. - E poi mi mancano tute le dopie. Sorrido. - Sì, quello sì. Torniamo a passeggiare sotto quella volta di chiome colorate. - Se non fosse stato per te non mi sarebbe mai venuta l'idea del vivaio, sai? - Davero? - Cioè, forse mi sarebbe anche venuta in mente, ma l'avrei accantonata subito: sarebbe stata una delle tante idee che mi attraversavano la testa e un attimo dopo se ne andavano per lasciare il posto ad altre idee altrettanto inconcludenti. Non ne avrei realizzata nessuna, credo. Io non ho mai saputo cosa volevo essere nella vita. - Ma te no vuoi mica essere un vivaista nella vita, Manu. - Perché no? Non voglio essere solo questo, ma mi piace essere anche questo. E poi la cosa sta incominciando a funzionare e a darci da vivere. Insomma, grazie a te e alla tua idea ho trovato un lavoro che mi piace. - Sopratuto grazie a tuo fratelo, Prins: è lui che ti ha prestato il dinheru per incominciare. - Grazie a tutti e due. Comunque il prestito glielo sto restituendo. - E io intanto mi sono anke comprata una makina. Mayra sorride orgogliosa al pensiero della sua Panda verde pisello. Siamo arrivati in fondo al corridoio vegetale, che termina contro il muro di cinta esposto a nord, con i mattoni ricoperti di muschio. Guardo in su: il cielo si sta rannuvolando, il sole appare e scompare fra una nube e l'altra. Si sta alzando uno strano vento. Abbasso lo sguardo: Mayra, china al mio fianco, è intenta a sistemare un vaso che si sta pericolosamente inclinando. Oggi è vestita con un abito ampio che lascia intravedere le sue forme generose, il suo didietro è abbondante come una grossa pesca. Avrei voglia di darle una vigorosa strizzata alle chiappe, ma temo che fraintenderebbe il mio gesto. Opto per una semplice pacca sul sedere. - Ohi, ma sei scemo, Manu? - esclama voltandosi, ma subito, vedendo la mia espressione, si mette a ridere. Una folata improvvisa di vento freddo ci investe. - Prins, - dice guardando il cielo - quella roba non mi piace per niente. - Quale roba? - La vedi quella strisia bianca sotto il cielo nero? - Sì, sulle Alpi. E allora? - Segna grogu, Prins. La guardo sbalordito. - Grogu? - Grandine. - Grandine a marzo? Ma non s'è mai visto! - Eh, mi sa che stavolta si vede. Ora non è più una folata, è una raffica quella che ci investe, sollevando una nube vorticosa di polvere dalla strada, una specie di mulinello dall'aspetto poco rassicurante. Le piante si inclinano, alcuni vasi si rovesciano. Tento di raddrizzarli, ma Mayra mi blocca. - Non serve a niente, Prins, lascia stare. Il vento le butterà tutte per tera, le radriziamo dopo. Ora corri, andiamo a prendere il telo antigrogu, prima che ariva qua. - Dobbiamo farci dare una mano da Carlos: vado a chiamarlo. - Non c'è tempo, Manu: corri! Si avvia di corsa verso il deposito dove teniamo le attrezzature, mentre il vento le gonfia l'abito e poi glielo incolla di colpo addosso, strappandole il foulard dalla testa. La seguo correndo, in preda ad una grande agitazione. Com’è possibile? Fino a dieci minuti fa era tutto tranquillo, ora il tempo fa veramente paura. Incomincia a piovere, una strana pioggia che il vento gelido ci sbatte addosso a frustate intermittenti. Raggiungiamo il capanno degli attrezzi; Mayra trova a colpo sicuro una rete in polietilene a maglie fitte e prende il sacchetto con i fermagli per fissarla sulle cèntine ad arco di acciaio che abbiamo sistemato intorno alle piante da esterno proprio in previsione della grandine, ma che non abbiamo ancora ricoperto con la rete, convinti com'eravamo che il fenomeno fosse esclusivamente estivo. Dobbiamo fare in fretta. Mentre corriamo verso gli alberelli la pioggia si fa più fitta e il vento più violento. Raggiungiamo la zona delle piante in vaso, ormai quasi tutte coricate per terra, e lavoriamo febbrilmente in condizioni di tremendo disagio, con il vento che rischia tutti i momenti di strapparci la rete dalle mani e ci entra nelle ossa. Siamo fradici e intirizziti, io quasi non sento più le dita, ma non smettiamo per un attimo di tendere e fissare quella benedetta rete sugli archi di acciaio. Abbiamo quasi finito quando una scarica improvvisa di grandine grossa come nocciole ci investe con una specie di turbine. Un grosso chicco, più una noce che una nocciola, mi colpisce con violenza in piena fronte, quasi stordendomi; sento un dolore acuto, ma non smetto di lavorare finché non abbiamo finito: ci sono ancora una ventina di piante scoperte: la grandine le investe in pieno prima che facciamo in tempo a coprirle. Vedo i fiori e i rametti saltare in pezzi, insieme con il mio cuore.