Allora Michele, sei pronto? Prontissimo. Mi raccomando, segui le indicazioni di regia: il narratore dev'essere impassibile, e così pure il cammello Giorgio, che ha il carattere di un maggiordomo inglese. Tutto spirito di servizio, insomma. Esatto. Quindi, massima serietà. Non sarà facile: il tuo testo, fratellino caro, è veramente idiota. Lo so che è idiota, è il suo scopo: è un po' come se l'avesse scritta Lewis Carroll dopo avere bevuto qualche bicchiere di vino non buono. Farò del mio meglio per non mettermi a ridere. Eh no fratello, guai se ridi! Rovineresti tutto. Lo sai che Martino è molto intelligente, capirebbe subito che non è così che la fiaba va recitata. A proposito, dov'è Martino? Nella sua cameretta. La nonna gli ha messo le cuffie e gli sta facendo ascoltare delle canzoncine per non fargli sentire i nostri preparativi. Ma è proprio necessaria questa buffonata? Michele, questa NON è una buffonata: è una recita teatrale vera e propria, e credo che sia il più bel regalo che possiamo fargli per il suo secondo compleanno. L'ho scritta apposta per lui, questa fiaba. Credo che Emmanuel abbia ragione, Michele. Oh, ecco Antonia. Ahahah, ma come ti sei conciata? Mi sono messa un paio di cuscini come imbottitura per sembrare più grassa: non è così che dev'essere la regina Budina? Certo, Antonia. Diciamo che dovrebbe essere un po' più brutta, stando al mio copione, ma nel complesso va bene così. Come scettro potresti usare il piumino per le ragnatele, invece di quella scopa. Hai ragione, vado a prenderlo. E tu, a parte la regia, cosa fai? Io? Interpreto il pappagallo Teodoro. E' una parte molto meno impegnativa della mia. Scherzi? Dovrò strillare, starnazzare e svolazzare. E' per questo che ti sei messo quella ridicola tutina verde pisello con quel gilet rosso? Sì, certo: è un pappagallo verde con delle penne rosse. La tutina me l'ha preparata Mayra, in negozio non avrei mai trovato niente di simile. Comunque interpretare Teodoro non è affatto facile: è un cretino di buon cuore, combina guai senza volerlo. Come te, insomma. Già. Ed è completamente smemorato. Mi ricorda qualcuno, uno a caso... Lo so, Antonia. Non sei riuscito a fare a meno di introdurre qualcosa che ti ricordasse Gianni, eh? Eh sì, credo proprio di sì. Comunque non interpreto solo Teodoro, ma anche il capo delle guardie. Sai che sforzo! Ha una battuta in tutto! Lo so, ma poi darò la voce anche al coro delle guardie che cercano Giorgio, e poi, dato che non abbiamo altre donne, dovrò interpretare pure Bettina, la cameriera. Tre battute in tutto! Michele, lo so che il grosso dell'interpretazione è tuo, ma dovresti esserne orgoglioso. Prima di tutto vuol dire che il regista (io) ha fiducia in te, e poi potrai fare un figurone agli occhi di tuo nipote. Va bene, dai, mettiamola così. Come quinte teatrali vanno bene questi lenzuoli appesi a delle corde. Il resto è affidato all'immaginazione di Martino, perché il teatro non è mai realistico. E poi ai bambini fa bene lavorare di fantasia, è una cosa che gli piace. Allora, se è tutto pronto, io direi di chiamare nonna Silvia e Martino. Antonia, vai tu? Sì, certo, e porto anche Gino. Martino e lui sono inseparabili. E tu, Michele, hai deciso cosa metterti per assomigliare a un cammello? Io non devo assomigliare a un cammello, perché sono anche il narratore. Vero, fratello, però un cappellino di foggia orientale non te lo toglie nessuno. No, dai, ma cos'è questa schifezza con le frange dorate e due lacci ricamati che pendono? Non sono lacci, sono le briglie. Indossalo e basta, è un ordine del regista. Okay, se proprio devo... E poi quando fai il narratore starai girato di fronte, ma quando fai il cammello dovrai anche voltare le spalle, e quindi bisogna che tu abbia la coda. La coda?? Certo: ecco qua, l'ho fabbricata io con della corda intrecciata. Ma come si indossa? Si attacca al fondo dei pantaloni con un paio di spille da balia. Aspetta, te l'attacco io. Ecco fatto. Appena in tempo: ecco nonna Silvia e Martino. (La nonna entra con il bambino. Martino si ferma sulla soglia e scoppia a ridere, vedendo i due fratelli Kellermann conciati in quel modo assurdo. Anche la nonna scoppia a ridere). Tio Manu tutto vedde! Sì, sono tutto verde con la giacca rossa. Ti piace? (Ridendo) No, pe-ggnente! Tio Michele buffo! E ci credo che sono buffo, con questa roba in testa e la coda. Ragazzi, ma come vi siete conciati? Sì, Silvia, siamo ridicoli, ma quando avrà ascoltato la mia fiaba capirà perché. Mi fido, Emmanuel. Ma non mi davi del tu? Hai ragione, mamma Silvia. Ogni tanto me ne dimentico. Mamma? Non nonna? Mamma di Antonia. Lascia perdere, Silvia: la logica di mio fratello segue percorsi tutti suoi, e adesso poi è in fibrillazione per il suo spettacolo. Dai ragazzi, filate dietro le quinte: è ora di incominciare. Vieni Martino, siediti qui in poltrona con me e con Gino. Adesso lo zio Emmanuel e lo zio Michele ti fanno una sorpresa: una recita tutta per te. (Il bambino strilla contento) Pe-mmè e-Ggino! Naturalmente, anche per Gino. E pe-mmamma. No, per la mamma no, perché anche lei fa l'attrice oggi. Anche mamma? Sì. Vieni, sediamoci. Michele, spegni le luci e accendi quella grossa lampada che fa da riflettore. Buio, silenzio in sala. Mando la musica. (Parte la colonna sonora della fiaba). FIABA DELLA REGINA BUDINA. (In alcuni momenti della fiaba si sentono in sottofondo le risate di Martino, specie quando vede la mamma vestita da Budina e Emmanuel che salta e starnazza; il bambino strilla e protesta quando vede che nessuno va a salvare il cammello e ride di gioia quando "risuscita"). C’era una volta una regina di nome Budina, che viveva in un castello molto speciale: non aveva torri di pietra, ma di nuvole solide, come delle specie di grossi cuscini, su cui si posavano i falchi e le cornacchie. Qualche volta ci si posavano anche i gatti, ma precipitavano sempre al suolo, perché erano troppo pesanti; e così, dopo avere rimbalzato un po' di volte, smisero di provarci, tranne quando c'erano le annuali gare di salto nel fossato. Budina era bassa e grassa, ma si piaceva molto. Piaceva molto anche al suo cammello, che si chiamava Giorgio e aveva un pappagallo verde come amico. Il pappagallo si chiamava Teodoro ed era completamente stupido: proprio per questo gli piaceva fare compagnia a Giorgio e gli dava sempre ragione. Una mattina Giorgio, mentre usciva per la solita passeggiata nel parco del castello, disse a Teodoro: Non ti sembra che Budina sia molto bella? No, rispose Teodoro, ma se a te sembra bella, vuol dire che lo è. Sapevo che mi avresti dato ragione. Vorrei farle un regalo, ma non mi viene nessuna idea. Così dicendo, assorto nei suoi pensieri, Giorgio mise un piede in fallo e cadde dal ponte levatoio, nel fossato pieno di squali. Aiuto!, strillava Giorgio, nuotando all'impazzata, mentre Teodoro gli svolazzava intorno starnazzando. Ma razza di scemo, gli gridò Giorgio, va' a cercare aiuto, prima che gli squali mi divorino! Subito!, rispose Teodoro, e volò sulla torre principale, dove c'era la camera della regina, la quale in quel momento era in vestaglia e stava facendo una scorpacciata di torta alle fragole mentre la cameriera Bettina le pettinava i lunghi capelli color topo. Regina, regina!, strillò Teodoro, battendo con il becco contro il vetro della finestra. Che c'è?, chiese la regina, piuttosto seccata. È solo quello scemo del pappagallo, Regina, rispose la cameriera, senza smettere di pettinarle i capelli. Lasciamolo fare, prima o poi si stancherà. Puoi evitare di tirarmi così i capelli? Faccio del mio meglio, Maestà, ma sono stopposi e pieni di nodi. C'è chi li vuole proprio così, sai? Per esempio certi cantanti centroamericani. Oh, allora è un'altra cosa, Regina. Ci mettiamo delle palline e dei nastrini. Ottima idea. Siccome il pappagallo non la smetteva, la Regina ordinò alla cameriera di andare ad aprire la finestra. Teodoro entrò trafelato e si posò sulla specchiera, pensando fra sé e sé che la regina, vista da vicino, era veramente brutta. Del resto era certo che il suo giudizio fosse sbagliato, dato che piaceva tanto a Giorgio. Che c'è?, ripeté Budina. Il pappagallo, frastornato, cercò di ricordare perché fosse venuto fin lì. Ecco, regina, io… Allora? Maestà, in tutta sincerità, non me lo ricordo più. La regina, esasperata, alzò gli occhi al cielo. Credo proprio che tu possa andartene, Teodoro. Tieni, ti regalo una pera marcia. Grazie, regina, sei sempre troppo generosa con me. Questo grappolo d'uva è per il mio caro Giorgio: portaglielo. All'improvviso un lampo si riaffacciò alla mente di Teodoro. Certo, Regina, glielo porto subito, ammesso che sia ancora vivo. La regina sgranò gli occhi. Vivo? Ma che dici? Perché Giorgio dovrebbe essere morto? Regina, ero venuto qui apposta per dirtelo: è cascato nel fossato degli squali. La regina cacciò un urlo e chiamò a raccolta tutte le guardie. Presto! Correte al fossato, salvate il mio Giorgio! Subito, Regina, rispose il capo delle guardie, battendo i tacchi e voltandosi per uscire. Budina si gettò addosso una mantellina di lana di capra e si precipitò giù dalle scale, cadendo e rimbalzando più volte, finché giunse trafelata al fossato. Ma ormai di Giorgio non c'era più traccia. Le guardie lo cercarono dappertutto, ma non trovarono nulla: gli squali dovevano averlo spolpato completamente. Budina piangeva strappandosi i capelli, Teodoro strillava per il dolore e per il rimorso. Le guardie smisero di cercare e se ne andarono alla taverna a giocare a tressette. Quando ormai stava scendendo la sera, Budina in lacrime si alzò per tornare nel castello, immersa in un pesante silenzio. Le sue uniche parole furono per Teodoro: Sei licenziato. Poi si voltò e s'incamminò mestamente lungo il ponte levatoio, mentre Teodoro, afflitto, prendeva la via dell'esilio. Regina, disse ad un tratto una voce alle sue spalle. Budina, colta di sorpresa, si voltò. Incredula, vide Giorgio in piedi di fronte a lei, fradicio ma sano e salvo. Giorgio!, gridò battendo le mani, piena di gioia, e gli buttò le braccia al collo. Ma dov'eri? Ti abbiamo cercato dappertutto! E come hai fatto a salvarti? Ecco Maestà, rispose Giorgio, c'è stata una strana combinazione di fattori: mentre nuotavo nel fossato parecchi gatti sono precipitati dalle torri del castello, dato che era in corso l'annuale gara di salto. Ogni volta che uno squalo mi si avvicinava, gli cadeva in testa un gatto che lo stordiva. E così ho avuto il tempo di raggiungere a nuoto la cantina sotterranea e di chiudere la porta. Sono rimasto lì per un po' senza saper che fare, ma poi mi sono ricordato di una porticina che comunica con le segrete del castello. Per farla breve, eccomi qua. Abbiamo una cantina sotterranea?, chiese Budina stupita. Sì, Regina, piena d'acqua. Ma allora, se è piena d'acqua, a cosa serve? A salvare i cammelli inseguiti dagli squali. Budina, al colmo della commozione, strinse forte a sé il suo Giorgio, piangendo di gioia. Ma dov'è Teodoro?, chiese il cammello. L'ho licenziato. Quell'idiota è venuto a chiamarmi, ma poi non si ricordava perché. Giorgio sorrise. Tipico di Teodoro. Purtroppo, Regina, è un cretino, ma di buon cuore. Gli voglio bene, perché so che avrebbe voluto salvarmi se solo non fosse così scemo, e adesso lo rivorrei con me, se possibile. Non ti impedisco di cercarlo, se proprio ci tieni. Ma fa' in fretta, perché fra mezz'ora la cena è pronta e tu, come sempre, devi essere a capotavola. Non mancherò, Regina. Ciò detto, Giorgio si avviò lungo il sentiero che dal castello conduceva al villaggio, chiamando a gran voce Teodoro, che purtroppo era anche un po' sordo. Quando ormai disperava di trovarlo, lo vide sul ciglio della strada che faceva l'autostop. Teodoro!, esclamò, Vecchio fesso, cosa fai lì? Teodoro, incredulo e pieno di commozione, strillò come un pappagallo. Giorgio!!! Ma non eri morto? No, ma c'è mancato poco. Giorgio, io… credimi, volevo salvarti, ma poi, non so come sia successo, mi sono dimenticato tutto. Potrai mai perdonarmi? Ti ho già perdonato, vecchio mio. Salta in groppa, ché la Regina ci aspetta per cena. Teodoro non se lo fece dire due volte e saltò tra le due gobbe di Giorgio, dove si sistemava abitualmente. I due s'incamminarono di buon passo verso il castello, chiacchierando animatamente. Ad un tratto Teodoro disse: A proposito, Giorgio, devo dirti che la Regina, vista da vicino… Teodoro s'interruppe. Sì, dimmi. Ecco, se posso essere sincero… Certo che puoi. Teodoro guardò il suo vecchio amico. Vista da vicino… Sì?... … è ancora più bella! Giorgio sorrise. Vedi? Io te l'ho sempre detto che è bellissima, ma tu non mi credevi. Mentre ero in giro ho trovato questa: ho pensato che potresti portargliela come regalo. Così dicendo, Teodoro si sfilò da sotto l'ala una magnifica penna di colibrì di un blu luminoso e iridescente. È bellissima, esclamò Giorgio. Grazie, Teodoro, sono sicuro che le piacerà moltissimo. Di nulla, vecchio mio. La voce della Regina risuonò dall'interno come uno squillo di tromba: A tavola! Che voce soave!, sospirò Giorgio. Siamo in orario? Certo, Teodoro, io sono sempre in orario. E i due, felici, varcarono il portone del castello. (Finita la recita, la nonna e Martino applaudono) Andiamo a prendere gli applausi come dei veri attori: ci teniamo per mano e ci inchiniamo al pubblico. Siete stati bravissimi, ragazzi! Complimenti. Ti è piaciuta la recita, Martino? Sììììì!!! Mamma bbava! Sì, devo ammettere che mia figlia se l'è cavata proprio bene come attrice. Non lo avrei mai detto. Grazie della fiducia, eh mamma... Non ti avevo mai vista recitare: alle recite scolastiche non volevi mai partecipare. Lo so, ma qui è diverso: era una recita casalinga, mi sono sentita a mio agio. Tio Michele bbavo! Grazie, Martino. Hai visto, Michele? Te l'avevo detto che avresti fatto un figurone con quei due ruoli. In effetti, fratellino, devo ammettere che mi sono divertito un sacco. (Martino ride) Tio Manu tanto ttupido!! Stupidissimo, Martino, hai ragione: saltavo e starnazzavo come un'oca. (Martino ripete come una filastrocca) Tio Manu ttupido, Tio Manu ttupido, Tio Manu ttupido... Ehi, ma non scuotere Gino per la coda, non è un sacco! Tio Manu ttupido, Tio Manu ttupido, Tio Manu ttupido... Basta così, Martino, non è il caso che tu lo ripeta per tutto il pomeriggio. Lascia stare, mamma Silvia, Martino è fatto così: sono il suo bersaglio preferito. Eh ma non va mica bene: deve imparare l'educazione. Martino, basta: andiamo in cucina a fare la merenda. (La nonna e Martino escono con il gatto). Mi dispiace, Emmanuel, purtroppo Martino ha questo sciocco vizio di prenderti in giro... Non importa, Antonia. Invece importa: credo proprio che dovresti essere più severa con lui, Antonia: poco fa avresti dovuto sgridarlo, non lasciar correre. Emmanuel si è dato un sacco da fare per la sua festa. Lo so, Michele, ma oggi è il suo compleanno, e poi era tanto contento... Antonia ha ragione, Michele: sarebbe stato assurdo rimproverarlo proprio oggi. Dai, aiutami a togliere le quinte e a rimettere in ordine: saltando qua e là ho fatto cadere un po' di cose. Lascia, ci penso io: voi andate in camera a cambiarvi, che conciati così siete davvero ridicoli. Okay. Mi sleghi la coda, Emmanuel? Sì, ma tu mi aiuti a uscire da questa assurda tutina: è piena di bottoni sulla schiena, da solo non riesco a slacciarli. (I due fratelli escono per andare in camera).