C’era una volta una regina di nome Budina, che viveva in un castello molto speciale: non aveva torri di pietra, ma di nuvole solide, come delle specie di grossi cuscini, su cui si posavano i falchi e le cornacchie. Qualche volta ci si posavano anche i gatti, ma precipitavano sempre al suolo, perché erano troppo pesanti; e così, dopo avere rimbalzato un po' di volte, smisero di provarci, tranne quando c'erano le annuali gare di salto nel fossato. Budina era bassa e grassa, ma si piaceva molto. Piaceva molto anche al suo cammello, che si chiamava Giorgio e aveva un pappagallo verde come amico. Il pappagallo si chiamava Teodoro ed era completamente stupido: proprio per questo gli piaceva fare compagnia a Giorgio e gli dava sempre ragione. Una mattina Giorgio, mentre usciva per la solita passeggiata nel parco del castello, disse a Teodoro: Non ti sembra che Budina sia molto bella? No, rispose Teodoro, ma se a te sembra bella, vuol dire che lo è. Sapevo che mi avresti dato ragione. Vorrei farle un regalo, ma non mi viene nessuna idea. Così dicendo, assorto nei suoi pensieri, Giorgio mise un piede in fallo e cadde dal ponte levatoio, nel fossato pieno di squali. Aiuto!, strillava Giorgio, nuotando all'impazzata, mentre Teodoro gli svolazzava intorno starnazzando. Ma razza di scemo, gli gridò Giorgio, va' a cercare aiuto, prima che gli squali mi divorino! Subito!, rispose Teodoro, e volò sulla torre principale, dove c'era la camera della regina, la quale in quel momento era in vestaglia e stava facendo una scorpacciata di torta alle fragole mentre la cameriera Bettina le pettinava i lunghi capelli color topo. Regina, regina!, strillò Teodoro, battendo con il becco contro il vetro della finestra. Che c'è?, chiese la regina, piuttosto seccata. È solo quello scemo del pappagallo, Regina, rispose la cameriera, senza smettere di pettinarle i capelli. Lasciamolo fare, prima o poi si stancherà. Puoi evitare di tirarmi così i capelli? Faccio del mio meglio, Maestà, ma sono stopposi e pieni di nodi. C'è chi li vuole proprio così, sai? Per esempio certi cantanti centroamericani. Oh, allora è un'altra cosa, Regina. Ci mettiamo delle palline e dei nastrini. Ottima idea. Siccome il pappagallo non la smetteva, la Regina ordinò alla cameriera di andare ad aprire la finestra. Teodoro entrò trafelato e si posò sulla specchiera, pensando fra sé e sé che la regina, vista da vicino, era veramente brutta. Del resto era certo che il suo giudizio fosse sbagliato, dato che piaceva tanto a Giorgio. Che c'è?, ripeté Budina. Il pappagallo, frastornato, cercò di ricordare perché fosse venuto fin lì. Ecco, regina, io… Allora? Maestà, in tutta sincerità, non me lo ricordo più. La regina, esasperata, alzò gli occhi al cielo. Credo proprio che tu possa andartene, Teodoro. Tieni, ti regalo una pera marcia. Grazie, regina, sei sempre troppo generosa con me. Questo grappolo d'uva è per il mio caro Giorgio: portaglielo. All'improvviso un lampo si riaffacciò alla mente di Teodoro. Certo, Regina, glielo porto subito, ammesso che sia ancora vivo. La regina sgranò gli occhi. Vivo? Ma che dici? Perché Giorgio dovrebbe essere morto? Regina, ero venuto qui apposta per dirtelo: è cascato nel fossato degli squali. La regina cacciò un urlo e chiamò a raccolta tutte le guardie. Presto! Correte al fossato, salvate il mio Giorgio! Subito, Regina, rispose il capo delle guardie, battendo i tacchi e voltandosi per uscire. Budina si gettò addosso una mantellina di lana di capra e si precipitò giù dalle scale, cadendo e rimbalzando più volte, finché giunse trafelata al fossato. Ma ormai di Giorgio non c'era più traccia. Le guardie lo cercarono dappertutto, ma non trovarono nulla: gli squali dovevano averlo spolpato completamente. Budina piangeva strappandosi i capelli, Teodoro strillava per il dolore e per il rimorso. Le guardie smisero di cercare e se ne andarono alla taverna a giocare a tressette. Quando ormai stava scendendo la sera, Budina in lacrime si alzò per tornare nel castello, immersa in un pesante silenzio. Le sue uniche parole furono per Teodoro: Sei licenziato. Poi si voltò e s'incamminò mestamente lungo il ponte levatoio, mentre Teodoro, afflitto, prendeva la via dell'esilio. Regina, disse ad un tratto una voce alle sue spalle. Budina, colta di sorpresa, si voltò. Incredula, vide Giorgio in piedi di fronte a lei, fradicio ma sano e salvo. Giorgio!, gridò battendo le mani, piena di gioia, e gli buttò le braccia al collo. Ma dov'eri? Ti abbiamo cercato dappertutto! E come hai fatto a salvarti? Ecco Maestà, rispose Giorgio, c'è stata una strana combinazione di fattori: mentre nuotavo nel fossato parecchi gatti sono precipitati dalle torri del castello, dato che era in corso l'annuale gara di salto. Ogni volta che uno squalo mi si avvicinava, gli cadeva in testa un gatto che lo stordiva. E così ho avuto il tempo di raggiungere a nuoto la cantina sotterranea e di chiudere la porta. Sono rimasto lì per un po' senza saper che fare, ma poi mi sono ricordato di una porticina che comunica con le segrete del castello. Per farla breve, eccomi qua. Abbiamo una cantina sotterranea?, chiese Budina stupita. Sì, Regina, piena d'acqua. Ma allora, se è piena d'acqua, a cosa serve? A salvare i cammelli inseguiti dagli squali. Budina, al colmo della commozione, strinse forte a sé il suo Giorgio, piangendo di gioia. Ma dov'è Teodoro?, chiese il cammello. L'ho licenziato. Quell'idiota è venuto a chiamarmi, ma poi non si ricordava perché. Giorgio sorrise. Tipico di Teodoro. Purtroppo, Regina, è un cretino, ma di buon cuore. Gli voglio bene, perché so che avrebbe voluto salvarmi se solo non fosse così scemo, e adesso lo rivorrei con me, se possibile. Non ti impedisco di cercarlo, se proprio ci tieni. Ma fa' in fretta, perché fra mezz'ora la cena è pronta e tu, come sempre, devi essere a capotavola. Non mancherò, Regina. Ciò detto, Giorgio si avviò lungo il sentiero che dal castello conduceva al villaggio, chiamando a gran voce Teodoro, che purtroppo era anche un po' sordo. Quando ormai disperava di trovarlo, lo vide sul ciglio della strada che faceva l'autostop. Teodoro!, esclamò, Vecchio fesso, cosa fai lì? Teodoro, incredulo e pieno di commozione, strillò come un pappagallo. Giorgio!!! Ma non eri morto? No, ma c'è mancato poco. Giorgio, io… credimi, volevo salvarti, ma poi, non so come sia successo, mi sono dimenticato tutto. Potrai mai perdonarmi? Ti ho già perdonato, vecchio mio. Salta in groppa, ché la Regina ci aspetta per cena. Teodoro non se lo fece dire due volte e saltò tra le due gobbe di Giorgio, dove si sistemava abitualmente. I due s'incamminarono di buon passo verso il castello, chiacchierando animatamente. Ad un tratto Teodoro disse: A proposito, Giorgio, devo dirti che la Regina, vista da vicino… Teodoro s'interruppe. Sì, dimmi. Ecco, se posso essere sincero… Certo che puoi. Teodoro guardò il suo vecchio amico. Vista da vicino… Sì?... … è ancora più bella! Giorgio sorrise. Vedi? Io te l'ho sempre detto che è bellissima, ma tu non mi credevi. Mentre ero in giro ho trovato questa: ho pensato che potresti portargliela come regalo. Così dicendo, Teodoro si sfilò da sotto l'ala una magnifica penna di colibrì di un blu luminoso e iridescente. È bellissima, esclamò Giorgio. Grazie, Teodoro, sono sicuro che le piacerà moltissimo. Di nulla, vecchio mio. La voce della Regina risuonò dall'interno come uno squillo di tromba: A tavola! Che voce soave!, sospirò Giorgio. Siamo in orario? Certo, Teodoro, io sono sempre in orario. E i due, felici, varcarono il portone del castello.