Il deltaplano - Parte II

Questa volta non mi lascerò sfuggire l'occasione di intavolare quel discorso, ma prima voglio godermi questi rari momenti.
Tutto accade con la dolcezza che lui ha imparato ad usare con me. La cosa mi commuove a tal punto che ad un tratto scoppio in lacrime.
- Perché, cucciolo? - mi sussurra lui.
- Gianni, io non pensavo… non pensavo proprio di riuscire ancora a provare queste sensazioni senza sentirmi sporco… quasi non ci credo… sono commosso, ecco.
Mi stringe a sé con tenerezza.
- Piangi, se ti fa bene.
- Sì, mi fa bene. Mi porta a galla tutta la spazzatura.
- Che spazzatura?
- Mi sono sempre sentito così inadeguato, Gianni… mi trattano tutti con sufficienza, come se non fossi mai all'altezza di quello che dovrei essere, come se tutto quello che faccio fosse patetico e un po' ridicolo. In effetti sono ridicolo come maschio, e anche come padre: non so occuparmi di mio figlio come dovrei, si è fatto male per colpa mia…
- Cucciolo, è stato un incidente: gli incidenti possono capitare, sai? E hai fatto subito del tuo meglio per farlo curare. Ora come sta?
- Sta bene, è quasi guarito. Ma lui ride di me, non sa nemmeno che sono suo padre. Agli occhi di mio fratello sono un perdente: mi tratta con indulgenza perché mi vuole bene, ma in definitiva gli faccio solo pena. Anche la mia ex mi tratta così: eppure l'ho amata tanto, credimi. Perfino il mio amico Carlos ha un atteggiamento di superiorità, ultimamente c'è sempre dell'ironia nella sua voce. Insomma, è già tanto se mi sento accettato. Tu invece mi fai sentire meraviglioso, speciale, e questo mi sembra troppo bello per essere vero… 
- Perché lo sei, amore mio: semplicemente io sono capace di vederlo, gli altri no.
- Gianni, io non lo so cos'è che ti fa essere tanto diverso dagli altri: so soltanto che con te mi sembra bello tutto, anche provare piacere, e questo per me è davvero raro. Mi sento come se ti facessi una specie di regalo, qualcosa che piace anche a te.
- È così infatti, cucciolo: è un regalo bellissimo quello che mi fai. 
- E poi non c'è niente di sporco o volgare in quello che facciamo… In questo momento sto volando.
- Stiamo volando insieme, amore. Siamo su un deltaplano, la vedi la terra sotto di noi?
- Sì, è bellissimo.
Affondo il viso nella sua camicia e non penso più a niente. Ad un tratto sento che mi stringe troppo, fino a provocarmi dolore.
- Gianni, - gli sussurro con un gemito - così mi eviri.
Lascia subito la presa, ma lo sento ansimare.
- Cos'hai? - gli chiedo.
- Niente, non ho niente, non preoccuparti.
Si lascia cadere all'indietro contro il cuscino, come spossato. Afferra la bottiglia dell'acqua che tiene sul comodino e ne trangugia mezzo litro. Gli prendo una mano, sconcertato: comprendo che è stato assalito dal solito senso di colpa. Non so che dire, perciò taccio. È lui a parlare. Scuote la testa e appoggia la nuca contro il cuscino.
- Tutto questo mi sfianca.
- Come?
Si passa una mano sulla fronte sudata.
- Sì. Non fraintendermi, è tutto bellissimo, ma non ci sono abituato. Per me il sesso è sempre stato qualcosa di molto diverso.
- Immagino, Gianni. Forse ti sto mettendo a disagio, non so… spiegami, per favore.
- Ma no, amore, è un'esperienza nuova e bellissima, credimi. Però mi stanca, ecco. Mi genera una tensione nervosa incredibile.
È il momento giusto per intavolare quel discorso.
- Gianni, per forza sei teso: non ti sfoghi mai. Io non posso fare nulla per te, non me lo permetti.
- Ci sei, amore. Cos’altro dovresti fare?
Mi esplode dalle labbra un cri de coeur:
- Gianni, ti rendi conto che io quasi non conosco il tuo corpo? Non ti lasci mai vedere nudo, ho intravisto qualcosa solo quella volta che… quella volta, insomma.
- Cancella quello che hai visto - risponde secco, perentorio.
- Ma Gianni… cioè, che senso ha un rapporto del genere? È assolutamente a senso unico, non può funzionare. Sul serio, parliamone.
- D'accordo, parliamone - dice con voce seria.
Si drizza a sedere sul letto, fissando un punto davanti a sé.
- Ti ascolto.
- Cucciolo, te l'ho già detto: io non ho bisogno di te per questo. Fortunatamente, o sfortunatamente, ho rapporti sessuali quasi quotidiani. Dal punto di vista fisico non manco di nulla. Sei tu che rischi di restare a becco asciutto, e quindi devo farlo. Devo farlo per te.
- Questo l'ho capito, Gianni, però tu cerca di capire me: io vorrei che stare con me ti piacesse anche fisicamente, altrimenti mi fai sentire inferiore. Mi fai sentire inferiore anche tu!
(Parte una stupidissima canzoncina)
- Ma Gianni… ma cos'è 'sta roba?
(Altra stupidissima canzoncina)
- È la mia nuova suoneria, tesoro. Il mio magnifico Nokia ultimo modello mi permette di avere tutte le suonerie che voglio, e io ho scelto le sigle pubblicitarie del vecchio Carosello.
- Ma non rispondi?
- No amore, non rispondo: tanto lo so che a quest'ora sono solo seccatori.
- Scusa però, stavamo facendo un discorso serio… Possiamo continuare, per favore?
- Ma certo tesoro, riprendo da dove mi ero interrotto.
Mi appoggia un bacio sulla fronte.
- Il piacere fisico non aggiungerebbe niente. Hai presente quando un vaso è pieno fino all’orlo? Se ci aggiungi altro sprechi tempo e fatica, perché non ci sta più niente. Io sono completamente saturo della felicità che mi dà la tua presenza.
Assaporo per qualche secondo la dolcezza di queste parole, poi replico:
- Ma questo vale anche per me, Gianni. Io ti voglio bene sul serio, non ho bisogno del sesso per stare con te, se dev'essere una fatica che fai solo per me. Quello che provo per te ha a che fare con i sentimenti, non con l’attrazione fisica.
Credevo di avere detto anch’io qualcosa di bello, ma sento che lui si irrigidisce.
- Quindi non ti piaccio?
Di nuovo la stessa gaffe: Gianni è estremamente suscettibile da questo punto di vista, devo stare attento a quello che dico.
- Ma che dici, Gianni? Certo che mi piaci.
- Oh lo so, non ho più vent’anni… Ti capisco, sai? Ero piuttosto carino alla tua età, ma ne è passato del tempo…
- Gianni, - lo interrompo bruscamente - basta con questa sciocca autocommiserazione. Tu mi piaci moltissimo: sei un uomo molto attraente e lo sai.
Sorride pensoso, intenerito dai ricordi della sua adolescenza.
- Ero quel tipo di brunetto che attizza.
- Lo immagino, Gianni: attizzi anche adesso, figuriamoci da ragazzo.
- Attizzo?
- Eh, attizzi sì.
- Che bello. Peccato non poter andare fino in fondo.
Sospiro e non dico niente. Lui continua:
- Ero quel genere di maschietto con i capelli un po' lunghi e mossi, gli occhioni neri e l'aria da finto intellettuale che piace agli altri maschietti. Non ero affatto effeminato, sai? Ero, diciamo così, raffinato e conturbante. 
- Come adesso, insomma.
- Se troppo gentile, cucciolo. Ora sono l'ombra di me stesso, ma all'epoca ero molto carino. Massy era gelosissimo di me, non sopportava di vedermi gli occhi degli altri ragazzi addosso. E anche di qualche ragazza, a dire il vero, ma su quel versante sapeva di essere al sicuro.
- Anch'io sarei stato gelosissimo di te.
- Il che significa che adesso non lo sei?
Questo continuo tentativo di prendermi in castagna mi indispone.
- Gianni, però adesso non esagerare, eh! Non posso permettermi di essere geloso di un uomo che non mi appartiene.
Non risponde.
- Posso solo evitare di pensarci - aggiungo mestamente.
Sorride scettico.
- Se uno ama è geloso, cucciolo. Io lo sono ferocemente, di te, e non è che se non ci penso va meglio.
Sospiro rassegnato.
- Comunque lo sono. Non ti ricordi quella volta di Aaron? 
- Sì, forse un po' sì.
- Gianni, scusami, ma sei ingiusto e sadico: in pratica vorresti infliggermi i tuoi tradimenti e pretenderesti anche che io ne soffrissi. Ti sembra logico?
Ci pensa su un attimo.
- Sì, mi sembra perfettamente logico: vorrei proprio che tu soffrissi per i miei tradimenti.
Scuoto la testa.
- Grazie del pensiero, eh.
Si volta verso di me con un sorriso.
- Ma io non ti tradisco mai, cucciolo: è questo che tu non capisci. Ho sempre te in testa, qualunque cosa io faccia e con chiunque io sia. Ed è proprio questo che mi fa incazzare a morte.
- Ah, capisco: quindi devi farmela pagare.
- Sì, amore mio, un po' sì. Un po' devi pagarla. Io accetto di stare male per te, mi sono umiliato fino al punto di supplicarti di tornare nella mia vita, convivo costantemente con i sensi di colpa, e quindi c'è un piccolo prezzo da pagare anche per te. Devi stare un pochino male anche tu, altrimenti non siamo pari.
Non rispondo niente. 
(Parte un'altra sigla: questa volta è Calimero.
- Tu sei la mia mamma?
- No, guarda che ti sbagli, sa'… Mi no g'ho pulcini neri.
- Ma se io fossi bianco mi vorresti?
- Sì, certamente, piccolo.
Poi parte un'altra sigla).
- Senti, però adesso il tuo Nokia esagera! Cioè cazzo, un minimo di intimità…
- Va bene, va bene, se ti dà tanto fastidio lo metto in modalità silenziosa.
Mi bacia e si distende al mio fianco.
- Sei bellissimo in certi momenti, sai? E anche il tuo passerotto è bellissimo.
- Si vede che non hai mai allevato passerotti. - rispondo asciutto - A momenti lo stritolavi, poco fa.
- Io sono cattivo con quello che mi piace tanto. 
- Ho visto. Anzi, ho sentito.
- Ti sei offeso?
- Un po' sì. Ma non importa, alla fine sei stato sincero, ed è questo l'importante.
- Comunque è vero, sai? Non ho mai avuto animaletti da compagnia. Ma è meglio per loro: mi lascio prendere dall'entusiasmo e li strozzo. Da bambino ho ucciso inavvertitamente un paperottolo perché mi piaceva troppo: l'ho strizzato come una spugna. Ho ancora un terribile rimorso.
- Diamine, Gianni, devi darti una calmata.
- Sì, hai ragione. Tu sei il mio angelo, devi aiutarmi a non fare del male.
- Non sono affatto un angelo, Gianni, ma ci proverò. 
Esito un attimo.
- Davvero pensi che lui sia bello? Non credi…
- Cosa, cucciolo?
- Ecco, non ti sembra che sia un po’ troppo piccolo?
- Ma no, amore, è perfetto. Chi ti ha messo in testa un’idea così stupida?
- Una donna, qualche tempo fa.
- Le donne sanno essere delle bestie. Anche se fosse vero, e non lo è, non si dovrebbe mai dire una cosa del genere ad un uomo: è una ferita profonda, lascia il segno.
- Lo so, Gianni. Non era una stupida, tutt'altro: era solo cattiva. E nemmeno fino in fondo, poi.
- I cattivi in genere sono anche stupidi, e viceversa. 
- Comunque tu, per quel pochissimo che ho visto, sei molto più dotato di me.
Si volta con un guizzo improvviso e mi copre gli occhi con una mano.
- Tu non hai visto niente, amore: cancella tutto. Erase, delete, control-alt-canc.
- D'accordo, cancello tutto, anche se non era niente male. 
- Sono di origine siciliana: i miei bisnonni erano di Palermo. Pare che da quel punto di vista siamo più dotati dei nordici.
- Capisco. Comunque, se permetti, non è giusto che tu possa giudicarmi e io no.
- Cucciolo, mettitelo bene in testa: io non devo giudicare nulla. Tu sei perfetto come sei. Mi fai sentire pulito: gli altri rapporti mi sporcavano. Mi piaceva sentirmi sporco, perché la mia anima è marcia, ma adesso la sporcizia mi ripugna.
- La tua anima non è marcia: ha solo sofferto. Bisogna curarla.
- Sarà perché in quei momenti tu hai la dolcezza e l’abbandono di una ragazza, come ti ho detto.
- Devo prenderlo come un complimento?
- Lo è. Ma poi che ne so io di com'è stare con una ragazza? Non ci sono mai stato. Funziona così?
- Be’, credo di sì.
- Credi? Tu sei bisex, amore: devi saperlo, non crederlo.
- Vedi Gianni, non si può generalizzare: per l’esperienza che ne ho, ci sono donne molto intraprendenti, alle quali piace prendere l’iniziativa, almeno con me. Quindi il mio ruolo con le donne è stato più spesso passivo che attivo.
- Ma questo modo di lasciarsi andare non dovrebbe essere tipicamente femminile?
- Sì, credo che sia tipicamente femminile.
- Fra maschi di solito non va così: è tutto molto più rude e paritetico.
- Paritetico?
Lascia cadere la mia domanda e prosegue:
- Questo tipo di abbandono mi piace. Chissà, forse potevo provarci anch’io con qualche ragazza.
- Saresti piaciuto molto alle ragazze.
- Ti ringrazio, ma credo di non essermene mai accorto. Sai, ti sembrerà strano quello che ti dico, ma sono gay proprio perché sono troppo maschile: la femminilità non mi piace per niente. Mi sento completamente maschio, al cento per cento.
- Comunque ce l’hai già la tua ragazza.
Sorride e mi abbraccia.
- Sì, cucciolo: tu riesci a farmi amare la femminilità. Dormiamo un po' insieme, vuoi?
- Volentieri. Cos'è questo profumo che usi?
- Acqua di Colonia, amore mio. Semplice acqua di Colonia, di quella all'antica.
- È buonissima. Molto virile.
- Sei tu la ragazza che sa di borotalco: io sono il tuo uomo, no?
- Giusto.
Mettiamo il pilota automatico al nostro deltaplano e ci addormentiamo placidamente fra le nuvole.
(Sigla finale di Calimero:
- Qui fanno sempre così perché loro sono grandi e io sono piccolo e nero… È un'ingiustizia però…
- Siamo alle solite, Calimero: tu non sei nero, sei solo sporco. Là!...)

