La fuga di Bella - II

-	Perché la stiamo cercando proprio qui, Manu? - chiede Mayra, arrancando su per una stradina sterrata.
-	Perché no, Mayra? 
-	Ma perché sì?
-	Perché non credo proprio che Bella sia rimasta sulla strada provinciale, con tutte le macchine che passano. Avrà preso una scorciatoia.
-	Sì, ma perché proprio questa?
Mi fermo per un attimo e la guardo esasperato.
-	Hai idee migliori sulle strade da seguire?
-	No Prinsy, no saprei proprio dove cercarla.
-	E allora cammina, e aiutami a chiamarla.
Mayra è stata di parola e mi ha raggiunto nel giro di un quarto d'ora. Da qualche settimana ha preso la patente ed è l'orgogliosa proprietaria di una Panda vecchio modello di quarta mano, ovviamente verde, comprata con i suoi guadagni come vivaista.
Ho spiegato in sintesi a Mayra come sono andate le cose secondo ogni evidenza: Bella, di ritorno dal suo giretto, si è appostata nei pressi dell'unico Suzuki rimasto, pensando che fosse il mio e non potendo ovviamente immaginare che nel frattempo io lo avessi spostato da tutt'altra parte; quando il proprietario ha messo in moto, lei, stupita e sconcertata dal fatto che io non l'avessi fatta salire nel bagagliaio come al solito, s'è messa a rincorrere il fuoristrada lungo la strada che conduce ad Albugnano. 
Ma questo accadeva più di un'ora fa: a quest'ora chissà dov'è quella povera bestia. 
-	No pensi che può tornare indietro al bar della chiesa, Manu?
-	No May, certamente non tornerà indietro, perché è convinta che ci sia io, su quel fuoristrada, e che io sia andato a casa; si sarà messa ad arrancare su per la salita cercando di riconoscere la strada di casa nostra, che ovviamente non può trovare, perché siamo a più di venti chilometri da Baldissero. Poi, arrivata al quadrivio in cima alla salita, chissà quale strada avrà preso, o forse avrà deciso di tagliare attraverso i campi e i boschi, perché ai cani non piace camminare lungo le strade trafficate, e quella strada porta da un lato a Castelnuovo, dall'altro a Casalborgone, entrambi centri piuttosto popolosi: quindi è molto trafficata. 
-	Hai rajione, Prinsy. Dobiamo cercarla noi, ma kisà dove.
-	Già, chissà.
La mia Bella si è persa, e oltre tutto per colpa mia. Mi mordo a sangue un labbro e mi sento malissimo, ma non posso perdere tempo a commiserarmi.
Camminiamo a passo spedito lungo lo sterrato, che si dirige verso il Chierese e quindi in direzione di Baldissero. Continuiamo a chiamare Bella a gran voce, ma in cuor mio sento che si tratta di un tentativo disperato e che in quel modo non caveremo un ragno dal buco. Mayra ha ragione, mi sto comportando in modo irrazionale, ma il marasma che mi si agita dentro mi costringe a camminare compulsivamente in una direzione qualsiasi, impegnando tutti i miei muscoli e quel che resta dei miei neuroni in quella ricerca insensata. Mayra mi segue rassegnata perché non vuole contraddirmi, vedendomi in questo stato, ma è ben conscia che stiamo perdendo tempo. Respira affannosamente, perché il suo peso le rende faticoso seguire la mia andatura. Rallento un po', rendendomi conto che sto pretendendo troppo da lei. La stradina diventa un sentiero che si inoltra in una boscaglia spoglia, un paesaggio spettrale e tipicamente invernale. 
All'improvviso sento squillare il mio cellulare, che anche in quel bosco, incredibilmente, riesce ad avere campo. Lo estraggo dalla tasca posteriore dei jeans e premo il pulsante.
-	Pronto, Manuèl!
L'inconfondibile voce stentorea di Bruno mi colpisce l'orecchio. In questo momento di angoscia non sono in grado di ascoltarlo.
-	Ciao Bruno, scusami, possiamo sentirci in un altro momento? Ora sono terribilmente indaffarato, abbi pazienza. Ti richiamo io.
Riattacco sentendomi un vero cafone, ma non posso farcela ad ascoltare le sue chiacchiere adesso: si metterebbe a parlarmi dei nuovi affari immobiliari che ha in vista e io non ho proprio la testa per pensarci ora. Continuo a camminare come un ebete, seguito dalla povera Mayra che arranca al mio fianco attraverso i sentieri dei boschi, chiamando Bella a perdifiato. Le lacrime mi rigano il viso, non riesco a trattenerle. Mayra mi prende per mano.
-	Couraje Manu, vedrai che la troviamo. Bela è una cane afettuosa e intelijente, non può essersi alontanata tanto. Lei vuole stare con te.
-	È proprio questo il punto, May. L'ho trascurata ultimamente, tutto preso come sono dalle mie cazzate come la mostra e altre cose del genere; sono quasi sempre dietro a Gianni e alle sue mattane, e lei è sempre rimasta a casa da sola…
-	No Prinsy, no da sola: c'ero sempre io, e anche Carlos. La cane no è mai stata sola.
Le stringo la mano continuando ad arrancare alla cieca su per quel viottolo sterrato che mi porta chissà dove, probabilmente in un posto dove non c'è ombra della mia cagna.
-	Mayra, lo so che sei sempre stata con lei e non sai quanto te ne sono grato. Ma Bella, capisci, è il mio cane… E un cane vuole il suo padrone. Se si sente trascurato da lui, soffre… e se ne va.
-	Ma no dire sempiagini, Manu! Figurati se se n'è andata da sola. Forse l'ha presa qualcuno che l'ha trovata e credeva che si era persa.
-	Mayra, chi potrebbe averla presa? È una cagna anziana e non di razza, non interessa a nessuno. E poi glielo avevo detto io di andare a farsi un giro, perché mi dava fastidio mentre parlavo con Gianni, dannazione, e lei è andata via…
-	Sì, ma per sbalio. L'hai detto te che ha seguito un altro Suzuki come il tuo.
-	È solo una mia ipotesi, Mayra! Solo una cazzo di ipotesi!
-	Ma mi sembra proprio quella justa, Prinsy.
-	Vabbè, ma cosa cambia? Il fatto è che si è persa, e si è persa per colpa mia, perché io non dovevo mandarla a farsi un giro!
Mayra mi guarda con l'espressione severa di una maestra che rimprovera un alunno con poco cervello.
-	Manu, basta. No serve a gnente continuare a tormentarti. La ritroveremo, vedrai.
-	Svoltiamo di qua, per piacere.
Il mio telefono squilla di nuovo: questa volta è Gianni.
-	Ciao amore, ho appena visto le stampe - inizia entusiasta, ma tronco subito la conversazione. 
-	Gianni, abbi pazienza, ora no.
Mi sento assurdamente irritato con lui, come se fosse lui il colpevole di quella situazione: è a lui che ho dedicato la maggior parte del mio tempo e delle mie attenzioni negli ultimi mesi, trascurando tutti gli altri, compresa Bella. Ed è per parlare con lui che l'ho mandata a farsi un giro.
Gianni resta per qualche secondo senza parole.
-	Ora no cosa?
-	Ora no niente, cioè, voglio dire, non posso! 
-	Ma cos'hai, amore?
-	Gianni, cazzo, ho perso la mia cagna! La sto cercando da ore, non so dove diavolo sia finita e sono preoccupatissimo. Lo so che tu non puoi capire, a te non frega niente dei cani e degli animali in genere.
Mi risponde con tono dignitoso e un po' risentito:
-	Cucciolo, vorrei poterti essere di aiuto in qualche modo, ma purtroppo sono a Milano. Riattacco e ti lascio subito in pace, ma prima vorrei che sapessi che sei ingiusto con me: non è vero che non me ne frega niente e capisco perfettamente il tuo stato d'animo. Da bambino ho avuto anch'io un cane, era il mio unico amico, lo so come ci si sente. Ciao, ci sentiamo più tardi, quando ne avrai voglia: spero tanto che tu mi dia buone notizie. Un bacio.
Gianni riattacca prima che io possa rispondergli. Il fatto di averlo trattato così male aggiunge malessere al mio malessere: sono un idiota, Gianni non ha nessuna colpa di quello che è successo, anzi, mi aveva esortato a comprare un'altra fetta di torta e a dividerla con Bella. L'ho fatto soffrire senza motivo. Digito immediatamente un messaggio sulla tastiera e glielo invio: "Ti voglio bene, scusami". Mi risponde con un cuoricino. Sospiro, infilo il cellulare in tasca e riprendo a camminare.
-	Mi pare che c'è qualcosa là - dice Mayra, indicando un capanno abbandonato.
-	Sì, c'è un capanno, May, ma per quale diavolo di motivo Bella dovrebbe essersi cacciata lì dentro?
-	Non lo so, Prins, andiamo a vedere.
-	Ma è assurdo! - esclamo - Se fosse là dentro ci sentirebbe e sarebbe già saltata fuori. Ad ogni modo andiamo, dai: ormai siamo qui.
Ovviamente nel capanno non c'è traccia di Bella.
I miei nervi cedono all'improvviso. Mi lascio cadere su un tronco abbattuto dal vento e scoppio in lacrime con il viso fra le mani. Mayra mi si avvicina con cautela, come si fa con gli animali feriti che potrebbero avere reazioni imprevedibili, si siede al mio fianco e mi appoggia il suo grosso braccio destro sulle spalle.
-	Prinsy, - sussurra - sai cosa faciamo adesso?
Scuoto la testa senza rispondere.
-	Andiamo all'uficio del vivaio e ci metiamo al computer. Te hai delle foto di Bela: prepariamo un volantino, stampiamo tante copie e poi le portiamo in giro per le case qui intorno e le apicichiamo anche sugli alberi e in farmacia, che ci va tanta jente. E avisiamo i carabinieri e anche il canile.
Scuoto di nuovo la testa, questa volta in senso affermativo. Mayra ha ragione, questa ricerca attraverso i boschi è insensata: la sua è l'unica proposta razionale.
Mi alzo con fatica, asciugandomi le lacrime, la prendo di nuovo per mano e c'incamminiamo a ritroso lungo la stradina sterrata, diretti al mio fuoristrada, che ho parcheggiato in una radura in basso.
Di nuovo il cellulare… Alzo gli occhi al cielo: è di nuovo Bruno! Ma cosa vorrà?
-	Bruno! - esordisco brusco.
-	Manuèl, lo sai chi c'è qui?
-	No - rispondo secco.
-	Indovina un po'?... C'è Pippo!
Reprimo a stento un'imprecazione e cerco di moderare il tono della mia voce.
-	Ah, fantastico. Beato te che hai il tuo cane.
-	Ma dove sei, che ti sento che hai il fiatone?
-	Sono in un bosco, Bruno, in un cazzo di bosco. E non vedo l'ora di uscirne. Non ho campo, ci sentiamo dopo, dai.
Riattacco.
La sera sta scendendo molto in fretta, siamo ancora in inverno: comincia a fare freddo, ma non sento niente, se non l'agitazione che mi divora. Cammino sempre più veloce, seguito a stento da Mayra che ansima. Non vedo l'ora di arrivare al mio Suzuki per correre in ufficio a fare quello che ha suggerito Mayra. L'unico problema è che dovrò aspettare le prime luci del mattino per andare a portare in giro i volantini, e nel frattempo saranno passate altre ore preziose, e la mia povera Bella chissà dove diavolo dormirà, sola e al freddo. Mi sento gelare l'anima al solo pensiero.
Ancora il maledetto cellulare… Questa volta è Antonia. Non posso farcela a fare conversazione con lei. La prevengo:
-	Ciao Antonia, purtroppo Bella è scomparsa e la sto cercando da diverse ore. Scusami, non riesco ad ascoltarti adesso.
-	Scomparsa?... Ma com'è possibile? È una cagna talmente fedele…
-	Lo so Antonia, è proprio per questo che sono preoccupato.
-	Volevo parlarti dei preparativi per il compleanno di Martino, ma non è il momento. 
-	Anche perché manca ancora più di un mese, Antonia! Li compio prima io, gli anni.
-	Lo so: volevo far coincidere le due feste.
-	Non vedo come, sono troppo distanti. E poi io non voglio nessuna festa: non sono mica un bambino! Comunque grazie del pensiero. Adesso scusami, devo andare.
-	Dammi notizie appena la trovi.
-	Se la trovo.
-	La troverai. Coraggio, Emmanuel, ti sono vicina.
-	Grazie, Antonia.
Antonia riattacca. Finalmente arriviamo in vista del mio fuoristrada. Allungo ulteriormente il passo, impaziente di mettermi alla guida, tirandomi appresso Mayra come una specie di zavorra. Raggiungiamo la radura e finalmente saliamo a bordo.
Sto per mettere in moto, quando il cellulare squilla nuovamente. Vedo che è ancora Bruno: non me la sento di attaccargli il telefono in faccia per la terza volta consecutiva; tanto ormai sono in macchina, non perderò tempo: gli parlerò mentre guido, in vivavoce. Avvio il motore e mentre faccio manovra gli rispondo.
-	Sì, Bruno, che c'è?
-	Ma sei diventato scemo, Manuèl? Porca miseria, è la terza volta che ti chiamo! - sbotta Bruno.
-	Scusami, hai ragione, ma te l'ho detto, sono nei casini.
-	Puoi stare fermo tre secondi ad ascoltare, accidenti a te? Ti stavo dicendo che c'è qua Pippo…
-	Sì, questo l'ho capito - rispondo, ingranando la seconda.
-	E lasciami finire, porca vacca! Pippo si è portato appresso la tua cagna! 
Inchiodo di colpo. Mayra ed io ci guardiamo in faccia con gli occhi sgranati.
-	Come? - gli chiedo senza fiato.
-	Ti dico di sì! Sono tutti e due qua in ufficio da me, a Castelnuovo. La tua cagnona sta benissimo, non preoccuparti: ha appena bevuto una ciotola d'acqua, aveva molta sete.
-	Ma com'è potuto succedere? Bella non conosce la strada per arrivare da te.
-	Lo sai che Pippo è un girovago, no? Tutti i giorni va a farsi una passeggiata nei dintorni. Mentre girava per le colline deve avere trovato da qualche parte la tua cagna, e siccome non sapeva dove abiti te, l'ha portata qua da me. 
Mayra ed io ci abbracciamo piangendo di gioia.
-	Insomma, vieni a prendertela o no? - chiede spazientito Bruno.
-	Bruno, scusami per prima! - gli dico piangendo e ridendo - È da stamattina che la cerco, non sapevo più cosa fare… Non so come ringraziarti, credimi, mi hai ridato la vita!
-	Eh, adesso non esagerare: la vita no, ma la cagna sì. Vieni a prendertela presto però, eh, perché è bella grossa e non so più dove metterla. Prima è stata un po' qua con me, ma poi sono arrivati dei clienti e ho dovuto toglierla da qui. Adesso è in bagno con Pippo. Mi sa che c'è del tenero fra di loro…
-	Non importa, tanto è sterilizzata - gli dico ridendo - Arrivo subito, Bruno, nel giro di un quarto d'ora sarò da te! Grazie, grazie ancora, davvero!
-	Di niente, Manuèl! A fra poco.
…
Accompagno subito a casa Mayra e Bella, che stanno abbracciate sul sedile accanto al mio, e ritorno immediatamente a Castelnuovo per ringraziare come si deve Bruno e Pippo: al cane ho portato una scatola di biscotti per cani, che lui sgranocchia tutto contento; a Bruno ovviamente offro un bianchetto e un apericena al Bar Giardino. Non la finisco più di ringraziarlo, tanto che lui alla fine è in imbarazzo. 
-	Senti, ma non guardarmi così, Manuèl, che poi pensano che siamo gay. A proposito, come va con la tua ragazza, quella con la voce da finocchio?
Scoppio a ridere.
-	Benissimo, grazie. Abbiamo fatto pace.
-	Meno male, mi fa piacere. E quella nera che c'era con te in macchina chi è, la tua amica che mi dicevi?
-	Sì, è Mayra, la mia migliore amica.
-	Un po' grassa, ma ha una faccia simpatica, neh.
-	È simpaticissima infatti.
-	Alla tua salute, Manuèl!
Facciamo un brindisi con due bianchetti (ne ho ordinato uno anch'io per fargli compagnia). Gli assicuro tutto il mio supporto per la vendita di un paio di alloggi di cui mi ha parlato e mi congedo da lui.
Mentre guido verso casa telefono ad Antonia per darle la notizia del ritrovamento: è felice, poveretta. Domani la richiamerò per sentire cosa aveva da dirmi a proposito del compleanno di Martino.
Ora sono a casa di Carlos e Mayra, nel mio solito lettino singolo nella stanza degli ospiti, con Bella accucciata sul suo cuscino ai miei piedi. Le accarezzo la testa. Non sembra essersi resa conto di quello che è successo: quando mi ha visto mi ha semplicemente salutato con un abbaio di rimprovero, come per dirmi "Potevi anche aspettarmi, eh, tu e il tuo Suzuki! Non riesco mica a correre così veloce", e poi mi ha buttato le zampe al collo. Dieci minuti dopo non si ricordava più dell'incidente, e adesso dorme beata.
Carlos e Mayra sono stati gentilissimi con me: ho cenato con loro e Carlos ha stappato per me una delle sue migliori birre di grano per festeggiare il ritrovamento di Bella.
E adesso, finalmente, posso telefonare a Gianni per dargli la buona notizia e per parlare della mostra. Compongo il suo numero.
-	Ciao, amore.
-	Ciao.
Ora sì, davvero, mi sento in pace con l'universo.
