Con le spalle al muro
Gennaio 1999

Ti va ancora un goccio di cioccolata calda?
Sì, grazie.
Lo conosco, so come prenderlo: non dice mai di no ad un bis di cioccolata. Emmanuel è goloso come i bambini, ed in particolare non riesce a resistere ai dolci. Questo bisogno di dolce non è normale in un maschio adulto: credo che sia una forma di compensazione di bisogni affettivi molto profondi, tuttora inappagati. Emmanuel soffre da sempre, o per lo meno da quando lo conosco, di una bulimia affettiva le cui radici affondano in uno strano senso di abbandono che non capisco da cosa dipenda. So di averlo aggravato rifiutandolo come compagno fisso e marito, ma certamente questo bisogno preesisteva, altrimenti lui non si sarebbe aggrappato così morbosamente a me: tanto morbosamente da arrivare a darmi un figlio pur di legarmi a sé. Perché certamente, che lui ne sia conscio oppure no, Emmanuel sapeva di mettermi incinta e lo voleva con tutte le sue forze.
Martino dov'è?
Dalla nonna, come tutti i giovedì.
Peccato! Volevo raccontargli la fiaba del Gatto con gli Stivali dicendogli che il protagonista era Gino. Sono sicuro che ne andrebbe matto.
Gino miagola e ronfa strofinandosi contro le gambe di Emmanuel, che gli gratta la testa.
Questa sua scelta inconscia, se così si può definire, in fondo è stata la mia salvezza: la nascita di Martino mi ha messa al riparo da tutta una serie di errori che stavo per commettere, legandomi ad un uomo e ad una famiglia che non mi appartengono. Voglio molto bene a Michele, ma entrando a far parte come moglie della sua famiglia mi sarei sentita per sempre un pesce fuor d'acqua, inadeguata e insufficiente. In questo modo ho trovato un mio equilibrio, per così dire la mia dimensione, e questo lo devo ad Emmanuel. Quindi l'affetto profondo che provo per lui si è ulteriormente rafforzato, ma, come sempre, sono costretta a tenerlo a distanza: perché Emmanuel è fondamentalmente pazzo, imprevedibile, inafferrabile come l'aria. Sarebbe stato un gravissimo errore accettare la sua proposta di matrimonio: sarei vissuta nel terrore di essere tradita o lasciata, di vederlo scomparire da un momento all'altro.
Potrai raccontare la fiaba a Martino più tardi, se vorrai: mia madre lo accompagna qui verso le sei.
Che bello! È un sacco di tempo che non rivedo tua mamma: mi farà molto piacere salutarla.
Anche a lei farà piacere vederti. Tu e Michele le siete sempre piaciuti, per motivi diversi, ovviamente.
Ma… anche dopo che ha saputo che Martino era figlio mio?
Sì, anche dopo. Lei lo aveva intuito fin dal primo momento, che sarebbe finita così: fin da quel pomeriggio in cui sei venuto a trovarmi a casa mia, cioè a casa sua, dopo la mia operazione. Aveva capito tutto e aveva anche tentato di mettermi in guardia.
Temo che sia umanamente impossibile mettere in guardia da certe cose, Antonia.
Già.
Avevo sperato di poter mantenere con lui un legame erotico, dal momento che siamo, per così dire, decisamente compatibili dal punto di vista sessuale, ma mi sono dovuta rendere conto che lui non è proprio in grado di vivere il sesso al di fuori di un forte legame sentimentale. Con rammarico, ho accettato la sua presenza in casa mia come padre di Martino e come amico, perché mi fa comunque piacere averlo accanto.
Adesso però è venuto il momento della resa dei conti.
Da troppo tempo Emmanuel manda avanti un rapporto assurdo, per non dire demenziale, con un uomo che potrebbe essere suo padre: un uomo che, per di più, ha un compagno fisso. Ho pazientato per qualche mese, sperando che la cotta gli passasse, ma ho dovuto rendermi conto che non si tratta affatto di una cotta: purtroppo Emmanuel sembra davvero innamorato, e quando è innamorato è completamente irrazionale, come ben so. Ed è assurdamente fedele al suo amore, per quanto sballato possa essere: si aggrappa a quel rapporto con la fedeltà cieca di un cane.
Forse posso essere disposta a sopportare questa situazione come persona, ma certamente non come madre: non posso permettere che Martino abbia un simile modello di padre. Il problema si era già posto in passato, ma sembrava che lo avessimo superato; purtroppo però sapevo bene che prima o poi lui si sarebbe di nuovo innamorato, spinto dalla sua insaziabile voracità sentimentale.
E adesso dobbiamo chiarire la situazione una volta per tutte.
Lo guardo bere la cioccolata e asciugarsi con il tovagliolo i baffi marroni che gli sono rimasti sulle labbra. Ha un'espressione perfettamente soddisfatta, tanto che mi dispiace turbare la sua serenità: ma devo farlo.
È da un sacco di tempo che non ti fai vedere, Emmanuel - gli dico con tono grave.
Sì scusami, lo so, è che sono sempre molto indaffarato… Sai, le serre incominciano a girare piuttosto bene, riesco a passare uno stipendio decente a Mayra e a tenere qualcosa anche per me. E per voi due, ovviamente.
Non ce n'è bisogno, lo sai, ma ti ringrazio lo stesso. Però non è per questo che ti fai vedere poco.
Sì be' certo, ho anche altri impegni. Ho dato un paio di esami, lo sai? Un trenta e lode e un ventotto. Mica male per uno che studia nei ritagli di tempo, no?
Me lo avevi già detto, e ti avevo già fatto i complimenti.
Scusa, non me lo ricordavo.
Non ricordi un sacco di cose, Emmanuel…
Finalmente capisce che il mio non è un semplice tentativo di fare conversazione. Tace per un attimo con gli occhi fissi sulla tazza, poi li alza a guardarmi. Il suo leggero strabismo mi commuove scioccamente, come sempre.
Cosa c'è, Antonia?
Sospiro.
C'è che dobbiamo chiarirci, Emmanuel.
Va bene, facciamolo.
Mi alzo e porto in cucina le tazze. Poi torno a sedermi di fronte a lui. Ha preso in braccio Gino, come per farsi scudo con una presenza cara.
Emmanuel, voglio capire come sta andando la tua storia con quell'uomo. 
"Quell'uomo" ha un nome: si chiama Gianni.
Non m'importa come si chiama: non è rilevante. Vedi, non è che io sia gelosa o voglia ficcare il naso negli affari tuoi, ma si dà il caso che abbiamo un figlio in comune.
Certo. E gli voglio bene.
Lo so che gli vuoi bene, ma non basta. Per adesso Martino è ancora molto piccolo, ma crescendo capirà molte cose.
Le capisce già adesso, Antonia.
Lo guardo un po' stupita.
Cosa intendi?
Niente, va' avanti.
Avere un padre gay è già abbastanza pesante per un bambino…
Bisessuale, Antonia: mi sembra che tu dovresti saperne qualcosa.
Attualmente gay, se permetti.
Scusa: Martino non sa che io sono suo padre, giusto? Quindi direi che il problema per lui non si pone.
Mi sento irritata dal suo tentativo di minimizzare.
Non fare quello che non capisce, Emmanuel. Ti vede spesso per casa, ti assomiglia molto… Finirà per capire.
Fa segno di sì con la testa e non dice nulla.
Non che essere gay sia un'onta, intendiamoci, aggiungo per evitare di passare per moralista, ma sai come dicono i latini, no? Est modus in rebus.
E il mio modus non va bene, suppongo.
No, non va bene. Tu non stai semplicemente con un uomo, Emmanuel, ma con un adulto, uno che ha vent'anni più di te.
Più di venti.
Ecco, vedi, anche peggio! E soprattutto, non è un uomo libero. Sintetizzo: hai un rapporto clandestino, e anche abbastanza incestuoso, con un maschio adulto.
Sì, temo che sia proprio così.
Ora, Emmanuel, spero che ti sia chiaro: questo modello di padre è assolutamente improponibile per Martino. 
Fa di nuovo segno di sì.
Se continui su questa strada, sarò costretta ad impedirti di vedere tuo figlio.
Alza lo sguardo, stupito e allarmato.
Come, impedirmelo?
Nel più semplice dei modi, Emmanuel: non ti lascerò più entrare in casa.
Smarrito, tace per qualche secondo. Poi riprende.
Non hai il diritto di farmi una cosa del genere: è anche mio figlio.
Ho il diritto eccome. È mio dovere tutelare Martino.
Tutelarlo… da me?, dice con un sorriso sarcastico.
Sì, da te, o meglio dall'esempio che gli stai dando. Scusami, Emmanuel, ma non dovrebbe essere difficile per te capire il mio punto di vista.
Lo capisco, infatti, anche se non lo approvo. E quindi? - aggiunge con tono sicuro, quasi di sfida.
Sono io che te lo chiedo, Emmanuel: e quindi?
Quindi cosa?
Cosa intendi fare? O se preferisci, cosa scegli?
Rimane per qualche secondo in silenzio ad occhi bassi, scuotendo la testa con amara ironia. Poi alza la testa e risponde con tono fermo:
Non si sceglie di amare, Antonia. Si ama e basta. Dovresti saperlo.
Prevedevo questo tipo di risposta e non mi faccio cogliere impreparata.
Eccome se lo so: ma, come vedi, io sono riuscita a fare delle scelte.
La tua scelta è stata quella di non accettare l'amore, Antonia. Io non potrei mai farlo, non è nella mia natura. Io posso solo accettare l'amore, quando arriva, ed essergli fedele. Io non tradirei mai la fiducia di Gianni: non posso scegliere un bel niente, Antonia.
Resto interdetta.
Quindi mi stai dicendo che, se devi scegliere tra tuo figlio e lui, scegli lui?...
Mi fissa con uno sguardo freddo.
Sì, Antonia: ti sto dicendo proprio questo. Mi stai causando una grande sofferenza, ma proprio perché sei tu a scegliere di farmi soffrire senza motivo, proprio perché sto male, non posso infliggere a mia volta una sofferenza ingiusta ad un uomo che mi ama e che si fida di me. Si fida, capisci? E io non tradirei mai la sua fiducia.
Senza motivo?
Sì, senza motivo. Le motivazioni che stai accampando sono delle scuse. Non ce l'ho scritto in faccia che sto con un uomo, Antonia: Martino non mi vedrà mai in sua compagnia. Dunque, qual è il problema?
Per un attimo non so cosa rispondere. Lui prosegue:
A volte, quando fai questi discorsi, mi viene da pensare che la cosa dia fastidio a te, non certo a Martino. Sei tu che non accetti che io stia con un uomo.
Continuo a non rispondere.
La prima persona alla quale ho chiesto di sposarmi sei tu, e tu hai rifiutato la mia proposta come se fosse ridicola e insultante. Ora non puoi recriminare se ho trovato un altro amore. E lo sai che ti voglio bene lo stesso.
Emmanuel, non è questione di "un altro amore"… - comincio, ma poi m'interrompo. Mi rendo conto che forse ha ragione: forse, di chiunque si fosse innamorato, la cosa mi darebbe ugualmente fastidio. È come una strana ferita che mi brucia dentro.
Sì, lo so, - prosegue lui, non accorgendosi del mio dubbio - non è "un amore": è "quell'" amore. È un uomo, è molto più grande di me, sta con un altro uomo eccetera. E già che ci siamo, aggiungo anche che la sua testa non è del tutto a posto: a tratti sragiona, ho paura che possa finire fuori di testa, pover'uomo.
Ah! Anche fuori di testa. Questa mi mancava.
Non fraintendermi, non è pazzo: però ogni tanto la sua mente ha come dei buchi. Si smarrisce. Forse un altro scapperebbe a gambe levate, ma io no: la sua fragilità mi fa molta tenerezza. Lui ha bisogno di me: se io non ci sono sta malissimo, capisci? Forse è proprio per questo che lo amo: nessuno ha mai ammesso di avere bisogno di me per vivere. Men che meno tu, Antonia.
Ha detto la verità, e quindi non posso che incassare il colpo e tacere.
Comunque - riprende - il punto è che per adesso Martino non corre alcun rischio vedendomi: non sa che sto con un uomo e non può capirlo dal mio atteggiamento. A meno che non glielo dica tu, ovviamente.
Non ci penso neanche.
Fra l'altro non credo di avere l'aspetto e l'atteggiamento di un gay, no?
No, non ce l'hai.
E allora, Antonia, mi dici dove sta il problema? Sul serio, eh.
Sospiro e di nuovo non dico nulla. È ancora lui a continuare il discorso.
Però, visto che la cosa ti brucia così tanto, mi porto avanti e faccio delle ipotesi. Supponiamo che un giorno le cose cambino ed io sia costretto, non so come, a venire allo scoperto e a rivelare il mio rapporto con Gianni. A quel punto Martino sarebbe più grandicello e capirebbe qualcosa, lo ammetto. La tua unica soluzione sarebbe quella di buttarmi fuori dalla vostra vita?
Sì, credo di sì.
Scuote la testa.
Eh no, Antonia: non va bene. Ci sono altre soluzioni più umane, se vogliamo definirle così.
Del tipo?
Del tipo che, se non mi vuoi più per casa, possiamo incontrarci fuori, in campo neutro.
Cosa intendi per campo neutro?
Che ne so, per esempio i giardini pubblici. Perché no, Antonia? Ci incontriamo lì tu, io, Martino e Bella. Per me andrà bene lo stesso.
Ci penso su un attimo. Tutto dentro di me dice "no" a quella proposta, che esclude la possibilità che lui dorma ancora nel "suo" divano letto in casa mia, ceni alla mia tavola e guardi la televisione con me seduto sul divano. Ma alla fine sono io a metterlo con le spalle al muro.
D'accordo, - gli dico - come soluzione estrema e di ripiego può andare.
Perfetto, Antonia, ti ringrazio.
Si alza e viene a darmi un bacio. Un vero e proprio bacio sulla bocca, non proprio da amici: è felice che io abbia accettato e vuole dimostrarmelo.
Vado a prendere il libro di fiabe - dice sorridendo - Fra poco Martino sarà qui e non vedo l'ora di raccontargli che Gino era il Gatto con gli Stivali. Sono sicuro che ci crederà.
Si volta ed entra nella cameretta di Martino, dove ha lasciato il libro.
Lo guardo allontanarsi da me, alto, bello, elegante pur con i suoi abiti semplici di tutti i giorni. Il cuore mi si stringe e di colpo mi si allarga, al pensiero che stavo mettendo me stessa, non lui, con le spalle al muro, e lui mi ha offerto una via d'uscita.

