Si sdraia al mio fianco e mi accarezza le spalle.
- Sei carinissimo con i capelli rossi come Martino, sai? Anche se non capisco perché li hai tinti: i tuoi capelli erano stupendi.
- È solo una tinta provvisoria, Antonia, con due lavaggi va via. L'ho fatto per una scommessa.
- Una scommessa?
- Sì, diciamo così.
Taccio.
- Qualcosa non va, Emmanuel?
- No, va tutto bene.
- Non mentire: ti sento distante. Cosa succede?
- Niente, proprio niente, Antonia. Sono solo stanco.
- Ti va se lo facciamo?
Lascio passare qualche secondo prima di risponderle, perché in realtà sì, in questo momento mi andrebbe eccome, per varie ragioni non solo e non principalmente fisiche.
- No, Antonia - le rispondo.
- Ma perché? Sul serio Emmanuel, che ti succede? Stai con una ragazza?
- No.
- Con un ragazzo?
- No, nemmeno con un ragazzo.
- Allora non capisco. Spiegami, per favore, non sopporto di vederti così strano.
Taccio ancora. Antonia mi fissa.
- Non mi dirai che è ancora per quell'uomo che potrebbe essere tuo padre?
Faccio segno di sì con la testa. 
- È per lui che ti sei tinto i capelli, vero?
- Sì.
- Perché?
- Doveva presentarmi come il suo segretario all'inaugurazione della sua mostra, e ha deciso che il suo segretario ha i capelli rossi. Ecco tutto.
- Capisco. O meglio, non capisco: prendo atto. Ma state insieme?
- No, non stiamo insieme. Cioè, ci frequentiamo, ma lui sta con il suo compagno. E oggi mi ha trattato malissimo: mi ha lasciato deridere da lui in pubblico. Sono venuto via per questo. E pensare che l'ho aiutato molto con l'allestimento della mostra…
- Ma allora… scusa, non capisco… Dovresti mandarlo al diavolo, uno che ti tratta così! Altro che essergli fedele.
Sorrido.
- Non capisco nemmeno io, Antonia. So solo che non posso fare sesso con te se ho in testa un altro, ecco tutto.
Mi fissa preoccupata.
- Vuoi che ne parliamo? Mi sembra che tu ti stia cacciando in un grosso guaio.
- Scusami, non riesco a parlarti di questa cosa. Mi fa stare male e non so come affrontarla. Preferisco tenermi tutto dentro, almeno per ora.
Si alza dal divano letto.
- Va bene - dice asciutta - ne riparliamo quando ne avrai voglia.
- Ti prego, non dire niente a Michele. Non lo sa nessuno.
- Non preoccuparti, non gli dirò niente.
Trattengo la sua mano e le appoggio sopra un bacio.
- Ne avevo voglia, però - le dico.
Sorride pallidamente.
- È già qualcosa, Emmanuel. Buona notte.
Si allontana e chiude la porta.
Quasi subito il mio cellulare vibra. Sono le undici e mezzo, non può che essere Gianni. Non so se rispondere, ma poi decido di sì.
- Dottor Gandolfini - dico stancamente.
- Cucciolo, dove sei? Ti ho cercato almeno quattro volte oggi.
- Avevo lasciato il cellulare in macchina.
- Ma non le hai viste le mie chiamate?
Mento serenamente e senza rimorsi.
- No.
- Dove sei adesso?
- Da Antonia.
- Ah, sei dalla tua ex? E lei dov'è?
- Era qui con me a letto fino a due minuti fa.
- A letto? Avete fatto sesso?
- E se fosse?
- Rispondimi, cazzo: avete fatto sesso?
- Gianni, ma perché stai tremando?
- Perché sono sul balcone e ci sono due gradi sotto zero, ecco perché!
Mi scappa da ridere.
- Ma non potevi metterti il cappotto, se proprio dovevi uscire sul balcone?
- E certo, come no, io mi alzo dal letto e mi metto il cappotto, giusto per non dare nell'occhio!
- Sei uscito di nascosto sul balcone per parlare con me?
- Sì, e devo anche parlare a bassa voce per non svegliare Massy. Sto assiderando, cucciolo, ma il gelo ce l'ho dentro. Già mi fa stare malissimo l'idea che tu abbia fatto sesso con lei, ma quello che mi fa impazzire è ben altro: dimmi la verità, mi hai lasciato?
- In che senso, Gianni? Noi due non stiamo insieme, direi.
- Ma sì, cazzo, sì che stiamo insieme! Non so come fartelo capire! Devo recitare questa commedia ma ti amo. Io ti amo con tutto me stesso, Emmanuel.
- No, Gianni, non con tutto te stesso: mi ami con quella parte di te che ti avanza dopo avere amato con tutto te stesso il tuo grande amore, che è Massy. Non so se sono riuscito a spiegarmi.
Qualche secondo di silenzio.
- Hai sentito tutto, vero?
- Sì, Gianni: c'era la porta aperta. 
- Amore, io non so come spiegarti…
- Non spiegarmi, Gianni: non ci riusciresti. Ad ogni modo ho capito, ed è giusto così.
- Cosa è giusto, amore mio?
- Tu e Massy siete fatti l'uno per l'altro e state insieme da una vita. Sono io il corpo estraneo. Del resto, cosa potresti fartene di un sempliciotto, un ragazzo di campagna con una faccia da babbeo e il vuoto assoluto nel cervello? Piuttosto, pensate a Christian: lui è un soggetto interessante, potreste scoparvelo a turno.
- Amore, amore, perdonami, non sono riuscito ad impedirgli di dire tutte quelle cattiverie. Perdonami, ti prego…
- Non devo perdonarti nulla, Gianni: probabilmente ha ragione lui, tranne ovviamente sul fatto di scoparsi me. Siete una bellissima coppia, sai? 
- Grazie, tesoro. Ma dici sul serio?
- Dico sul serio: si capisce da tutto che vi amate e siete perfettamente affiatati. C'è molta complicità fra voi due. 
- Ma c'è anche fra noi due, cucciolo. Sai, c'è una cosa che devo dirti assolutamente, prima di morire congelato.
- Dimmela, ma fa' in fretta: stai battendo i denti.
- Io e Massy siamo una coppia alternativa, molto aperta e molto libera, anche se c'è un grande amore che ci lega da decenni.
- Sì, questo l'ho capito.
- Ecco, cucciolo, il punto è che forse io non volevo essere così alternativo. Lui mi ci ha costretto, perché Massy è un'esplosione di vita: non si può legarlo, è affamato di esperienze e si butta con avidità su tutto quello che gli piace, anche se ha amato davvero solo me. Io ho cercato di imitarlo, ma ora mi rendo conto che forse volevo un amore più all'antica. Sai, io sono di origini siciliane, come ti ho detto: avrei voluto qualcuno che mi fosse fedele. E purtroppo, nella mia stupida testa, quel qualcuno sei tu. Perdonami di questo, lo so che è completamente assurdo…
- Eh no, Gianni, mi sa che non lo è. Io effettivamente ti sono sempre stato fedele.
- Davvero, cucciolo?
- Sì, davvero. Ora rientra in camera, per favore: ti sembra un discorso da affrontare a mezzanotte in pieno inverno su un balcone, e per di più in pigiama? Rischi di prenderti una polmonite.
- Io non rientro se non mi perdoni. Voglio morire su questo balcone. Massy e la donna delle pulizie mi troveranno congelato domani mattina e mi conserveranno nel freezer insieme al merluzzo. Poi mi venderanno a tranci al mercato del pesce di via Sammartini.
- Cosa stiamo facendo, la parodia di Fantozzi? 
- Eh, magari… Sto surgelando sul serio, amore, ma io di qui non mi muovo se tu non mi perdoni.
- Ma certo che ti perdono, Gianni. Dai, rientra per favore, mettiti al calduccio sotto le coperte.
- Ti amo, cucciolo, ti amo alla follia. Quando ci vediamo?
- Non lo so, domani ci penso. 
- Come ci pensi? Non vieni alla mostra?
- No, domani no.
- Oh Dio cucciolo, tu mi stai nascondendo qualcosa… tu non vuoi più vedermi… mi sento morire…
- Gianni, - gli dico severo - adesso basta, okay? Ti ho detto che ti ho perdonato. Ci vedremo, te lo giuro. 
- Quando?
- Presto. 
Gianni ansima confusamente.
- Cucciolo, prima hai mentito per tenermi tranquillo, lo so: non è vero che mi sei stato fedele. Dimmi la verità, avete fatto sesso. Mi fa morire la sola idea, ma preferisco saperlo. 
- No, non abbiamo fatto sesso.
- Ma perché? Non ne avevi voglia?
- Sì, ne avevo voglia, anche solo per vendetta.
- E allora?
- E allora, Gianni, sono un coglione. Ora rientra in camera, ti prego.
Sento che sta piangendo, non so se di sollievo o per la tensione nervosa.
- Tu non potrai mai sapere quanto ti amo, cucciolo. Mai, mai, mai - dice con voce strozzata, e riattacca.
Appoggio il cellulare sul tavolino scuotendo la testa.
Gianni…
Dio mio, perché dovevo innamorarmi proprio di un pazzo?
Chiudo gli occhi e sorrido.