- Senti un po', bello, - esordisce Massimiliano - quel tizio sarebbe il famoso Emmanuel di cui farneticavi nel sonno?
- Sì, è lui - ammette Gianni.
- Ah. E te lo sei portato a Merate in gita di piacere?
- Siamo andati a fare le foto per la mostra, Massy.
Il tono di voce di Massimiliano si abbassa e diventa cupo, minaccioso.
- Ti stai rendendo ridicolo. Pure i capelli ti sei tinto per lui!
- Non l'ho fatto per lui - mente Gianni - È solo che non mi andava più di vedermi così grigio nello specchio.
- Tesoro, gli anni passano per tutti, sai? Anch'io sono diventato grigio, grasso e un po' spelacchiato. Ma non mi tingo come una baldracca per piacere ai minorenni.
- Non è minorenne.
- Gianni, Cristo, ci siamo capiti: avrà una ventina d'anni, meno della metà dei tuoi. E poi questo tizio non è solo una botta e via, ti sta fottendo il cervello.
- No, non è solo una botta e via. Infatti non me lo sono mai scopato.
- E io dovrei crederci?
- Credici: non gli ho mai permesso di mettermi le mani addosso.
- Ah, dovrebbe essere lui a mettere la mani addosso a te? Non il contrario? Senti Gianni, conosci perfettamente i patti: una scopata okay, una love story no. Scòpatelo una buona volta e poi falla finita, mandalo al diavolo.
- No Massy, non me lo scopo. E non vedo perché dovrei mandarlo al diavolo: è un bravo ragazzo.
- Ma che cazzo, Gianni, non lo vedi che è un babbeo? Ha una faccia da totale rincoglionito! Quella foto con le ciabatte e i calzini color cacca… mio Dio, che espressione da idiota!
- Ma sì, è un sempliciotto, senza dubbio, ma di buon cuore.
- Di buon cuore!... Gianni, apri bene le orecchie: io ti spacco quel bel musetto se lo rivedi ancora. Sì, proprio quel bel musetto che sei riuscito a conservare così bene nonostante la tua età. Sei ancora carino quasi come quando ti ho conosciuto, sai? 
- Massy…
- Ma io te lo spacco, Gianni, e lo spacco anche a lui. Falla finita. Se vedo ancora una sua foto in giro, spacco il muso a tutti e due. Non voglio più sentirne parlare, chiaro?
- D'accordo.
- Piuttosto… quel ragazzo nuovo che era con te, quello rosso di capelli… Chi è?
- Si chiama Christian. 
- Ecco, quello è un soggetto interessante: musetto da intellettuale, codina di cavallo, cardigan blu da bravo ragazzo, camicia bianca dozzinale da supermercato, occhialini tondi… Il prototipo dello studentello sfigato. Carino, però.
- È uno studente universitario infatti. Studia storia dell'arte. 
- E come ci è capitato, a fare il tuo aiutante?
- Per caso, direi: avevo sparso la voce che cercavo qualcuno che mi facesse un po' da segretario allo studio, dove ormai ho un gran disordine. Lo sai che tenere in ordine non è il mio forte.
- Eh, lo so sì. Mi ritrovo tutti i calzini spaiati.
- Ecco, Christian mi tiene a posto il pc e mi fa anche le pulizie.
- Ma tu guarda che ragazzino gentile. E a letto com'è?
- Non ne ho la più pallida idea, Massy. Credo che sia etero: ha una fidanzata e perfino un figlio.
- Un figlio alla sua età?
- Eh sì. 
- Comunque credi a me: quel ragazzo è gay. Lo sai che ho un fiuto infallibile per queste cose.
- No, ti dico che non è gay. Al massimo bisex come te, amore.
- Sia come sia, è un bel bocconcino. Che ne dici se ce lo lavoriamo un po' in coppia? Tu lo lavori ai fianchi e poi subentro io. Una sana scopata a testa, come ai vecchi tempi. Te li ricordi i vecchi tempi, amore?
- Certo che me li ricordo: come potrei dimenticarli?
Le loro voci si fanno suadenti, sussurranti.
- Sei ancora tanto carino, lo sai, musetto?
- Grazie, Massy. È a te che voglio piacere. Sei tu il mio grande amore, lo sai: il mio unico grande amore.
- Anche tu sei il mio unico grande amore.
Un silenzio, probabilmente riempito da un bacio.
- Torniamo in sala, dai.
I due rientrano in sala sotto braccio. Sparisco dietro il ficus.
La contessa e "la Marta" stanno monopolizzando l'attenzione generale, mentre vagano da una gigantografia all'altra commentando le foto: è il momento di approfittarne. Avanzo verso i due colombi che stanno tubando in un angolo. Mi annuncio con un discreto colpo di tosse.
- Dottor Gandolfini.
Gianni si volta a guardarmi, senza riuscire a nascondere lo stupore.
- Se non ha più bisogno di me, io andrei.
- Andresti… dove?
- A casa.
Gianni, sotto lo sguardo inquisitore di Massimiliano, arrossisce e finge indifferenza:
- Ma certo, Christian, va' pure. Grazie dell'aiuto.
Sorrido, stringo la mano ad entrambi e giro sui tacchi, dirigendomi verso l'uscita.
- Christian! - esclama Gianni. Il suo tono di voce tradisce un'emozione che fatica a mascherare.
Mi volto.
- Sì, Dottore?
- Più tardi ti chiamo, perché… perché dobbiamo prendere accordi per domani. La mostra continua per una settimana e avrò ancora bisogno di te per un sacco di cose…
- Sono a sua disposizione - concludo con tono formale, e mi volto per uscire.

…

- …"è per mangiarti meglio!" disse il lupo. Così dicendo, il lupo balzò dal letto e divorò Cappuccetto Rosso.
- Upo bbutto - dice Martino con voce impastata dal sonno.
- Sì, il lupo è brutto e cattivo, ma solo perché ha fame. Anche Gino è cattivo con i topi: se li mangia. 
- No, Gino bbavo…
Martino, con gli occhi chiusi, tiene la manina posata sul dorso del gatto, arrotolato vicino a lui come sempre.
- Dopo che ebbe mangiato, il lupo si rimise a letto, si addormentò e cominciò a russare così forte che un cacciatore di passaggio lo sentì…
Martino ormai si è addormentato. Chiudo il libro di fiabe che ho comprato per lui, faccio una carezza a Gino e mi allontano in punta di piedi.
Antonia mi aspetta in salotto.
- S'è addormentato?
- Sì. 
- Grazie di avergli raccontato una fiaba, Emmanuel: sono quelle cose che fanno bene ai bambini, ma ce ne stiamo dimenticando, sommersi come siamo dalla tecnologia. Martino passa troppo tempo a giocare con il Sapientino e i giochi elettronici che gli ha regalato Michele: per fortuna ci sei tu che lo fai giocare con il Lego e gli racconti le fiabe.
Sorrido.
- Io ho gusti all'antica, lo sai: mi piaceva tanto quando mio nonno mi raccontava le fiabe.
- Sono molto contenta che gliele racconti.
- Grazie, Antonia. Mi fa piacere riuscire a fare qualcosa di buono, oltre a combinare guai.
- Non ci pensare adesso: il piedino è guarito, per fortuna.
- Lo so, ma l'ho messo in pericolo.
- Vorrà dire che starai più attento la prossima volta.
- Già.
- È tardi, vuoi fermarti a dormire qui? Il tuo divano letto è pronto.
- Sì, grazie, accetto volentieri: è stata una giornata pesante.
- Passo fra poco a darti la buona notte.
- Okay.
Sono già sotto le coperte quando Antonia, con indosso una graziosa camicia da notte di pizzo azzurro cupo, mi si avvicina e si china su di me. Ha un buon profumo, il suo solito profumo agrumato. Mi appoggia un bacio sulla fronte.
- Buona notte. Mi fa piacere che tu sia qui.
- Anche a me fa piacere.
Esita, non si allontana. Comprendo che ha voglia di distendersi accanto a me e le faccio posto senza dire nulla. 
