- Salve, belle gioie!
Maurizia Ajroldi di Robbiate fa il suo ingresso alla mostra con un radioso sorriso sulle labbra rifatte e il duomo di Milano in testa (uno dei cappelli per cui è celebre), fasciata in un abito rosa confetto aderentissimo, accompagnata da un paio di boys con i capelli azzurri e seguita da un piccolo stuolo di paparazzi. I presenti applaudono: la vista della surreale nobildonna, notissima nel Milanese, suscita sempre allegria e buonumore.
Massimiliano le si fa incontro e le bacia la mano con un piccolo inchino.
- Contessa, che piacere.
- Il piacere è tutto mio, caro Cattaneo: lei sa che non mi sono mai persa una sua mostra.
- Questa, in verità, non è mia, ma del mio compagno Gianni Gandolfini. Un fotografo, non un pittore. È la sua prima mostra: lui non è un animale da palcoscenico come me, non ama esibire la sua arte. Ma è bravo, lo vedrà.
- L'invito mi viene da lei, carissimo, e lei è una garanzia assoluta. Ma dov'è il nostro Gandolfino?
- Glielo presento subito.
Massimiliano fa qualche passo verso buffet della sala, in cui ci troviamo io e Gianni. Lui oggi è vestito con quell'eleganza raffinata e un po' ottocentesca che lo caratterizza nei suoi momenti migliori: indossa una giacca di lino di un magnifico blu navy su un fantastico panciotto di broccato multicolore a disegni cachemire, una camicia candida un po' aperta sul petto e dei pantaloni grigio perla. Un diamante quasi invisibile scintilla al lobo del suo orecchio sinistro. È bellissimo, sembra uscito da un dipinto di Van Dyck, ma non si mette in mostra, pur essendo il protagonista della serata: rimane in disparte, con grande discrezione, e lascia che siano gli altri a guardarlo. Io, che devo recitare la parte del segretario insignificante concordata con lui, ho optato per un anonimo cardigan di lana blu scuro su una camicia bianca, pantaloni di velluto a coste color crema e mocassini "bon ton" color topo. Porto degli occhialetti tondi da vista, in realtà senza alcuna gradazione, giusto per completare l'effetto. E naturalmente, come da copione, ho i capelli tinti di un rosso tiziano scuro, simile a quello di mio figlio, pettinati all'indietro con il gel e riuniti in una patetica codina di cavallo sulla nuca. Mi sento decisamente bruttino con questo travestimento, ma a Gianni brillano gli occhi quando mi guarda: la complicità che ci lega in questo momento lo eccita, e poi gli piaccio molto in questa versione nerd.
- Non hai idea di quanto mi fai sangue conciato così - mi sussurra all'orecchio mentre bevo il mio cocktail - Ti mangerei vivo - Ne approfitta per darmi un piccolo morso sul collo, senza farsi notare. Sorrido.
Siamo intenti a farci servire da un elegante cameriere il signature drink preparato per l'occasione: Gianni non ha badato a spese per l'allestimento della sua mostra e ha chiesto al servizio di catering di creare un cocktail ad hoc per l'occasione, ispirato al tema della mostra e ai colori delle sue opere. Lo hanno battezzato "Yellow Absinthe Neck", non ho capito perché.
Massimiliano mi ignora completamente e prende per un braccio Gianni.
- Vieni, cosa fai qui? - bisbiglia - È arrivata la contessa.
- Vengo - dice Gianni, trangugiando velocemente un sorso di cocktail. Mi volta le spalle e segue Massimiliano. 
Li guardo allontanarsi: Massimiliano ha la tipica attitudine vincente degli artisti affermati, si muove con disinvoltura e con un'assoluta padronanza della situazione, come se il protagonista della mostra fosse lui. Gianni invece conserva una specie di timidezza di fondo, la stessa che a tratti emerge anche con me: Massimiliano è senza dubbio l'elemento dominante della coppia. Fra me e me penso che, nonostante la sua stazza corpulenta e i capelli ormai diradati, grigi e piuttosto lunghi, è ancora un uomo molto interessante. È vestito in modo apparentemente casual, in realtà ricercatissimo, quel caratteristico stile semi-informale degli uomini di successo che non devono dimostrare niente a nessuno. La camicia blu scuro è di Trussardi, come deduco dal logo del levriero ricamato su un angolo del colletto, severa ed elegante, in contrasto con la giacca chiara destrutturata di Armani, i jeans e le sneakers un po' da ragazzino. Porta appesi al collo dei costosissimi ed esclusivi Epos Bronte 3 con montatura blu scuro satinata, che esibisce con civetteria. Gianni invece usa gli occhiali da vista solo quando guardiamo le foto al pc nel suo studio: ha ancora una buona vista. Nessuno dei due ha l'aspetto di un gay: sembrano rispettivamente un dandy decadente, troppo annoiato per pensare al sesso, e un industriale brianzolo insidiatore di ragazzine.
Intanto la contessa continua ad assumere diverse pose stravaganti ad uso e consumo dei paparazzi, sporgendo alternativamente in avanti e all'indietro il seno e il sedere.
- Questi ragazzacci - modula con voce da contralto un po' gracchiante - mi inseguono ovunque io vada. Del resto, che volete, è il mio destino: l'effimero è il mio regno, e nulla è più apparente dell'effimero. Ragazzi, seguitemi, vado a vedere le fotografie: è per questo che siamo qui, no?
La contessa avanza verso la sala centrale, che ospita le fotografie della chiesa di Merate: in quasi tutte compaio io, nelle vesti di Apollo o dell'arcangelo Gabriele. Gianni e Massimiliano la accompagnano nel suo giro.
- Ma questo dipinto... o è una foto? - chiede la Ajroldi, bloccandosi di fronte ad "Apollo in a Gothic Church", che mi ritrae a grandezza naturale fra due colonne della chiesa di Merate.
- E' una foto, contessa, - spiega Gianni - ma opportunamente ritoccata, in modo da sembrare un dipinto ad olio.
- Be' Gandolfini, complimenti: non solo per la tecnica, ma anche per il soggetto, per l'idea, per tutto. Ma il modello chi è? 
- È un ragazzo di campagna, un tipo timido e riservato. 
- Questo ragazzo deve assolutamente essere presente ai miei party. Lo voglio assolutamente in villa e anche all'Amnesie, as-so-lu-ta-men-te!
- Non credo che sia possibile - sorride Gianni - Non è adatto ai suoi party, contessa.
- Non scherziamo, Gandolfini! Questo ragazzo è polvere di stelle: ci penso io a convertirlo con un paio di strisce di coca, il ragazzo di campagna. Ma non è presente qui? 
- No, non è voluto venire.
- Inaudito! Avreste dovuto costringerlo.
- Ad ogni modo, contessa, - interviene Massimiliano infastidito - mi permetta di dirle che il suo entusiasmo è eccessivo: passi il corpo, che in effetti è abbastanza ben fatto, ma osservi meglio il volto del soggetto.
- Lo sto osservando, Cattaneo: e dunque, cosa dovrei notare?
- L'espressione, contessa.
La contessa strizza gli occhi per vedere meglio e si concentra sul volto del "soggetto" (il sottoscritto).
- Ecco, sì, mi pare che abbia un'espressione un po'...
- Un po'? - incalza Massimiliano.
- Un po' da...
Massimiliano esplode:
- E lo dica, contessa! Da cretino!
La nobildonna esita, guardando ora Gianni ora Massimiliano; poi sorride:
- Non direi da cretino: direi piuttosto da tenero svampito.
- Ma quale svampito? - sbotta di nuovo Massimiliano - Ha lo sguardo di un pesce lesso. Ebete, completamente e-be-te!
- Massy... - cerca di intromettersi Gianni.
- Lascia perdere, Gianni, lo so che vuoi difendere il tuo lavoro e ti capisco: ma questo ragazzo ha la più totale assenza di intelligenza negli occhi, ammettilo. "Vuoto di intelletto", ecco come dovevi intitolare il quadro.
- Massy, - replica con fermezza Gianni - il vuoto era voluto: doveva impersonare Apollo e il suo sguardo doveva esprimere l'indifferenza degli dèi alle cose umane. Non sono io che ti devo ricordare i versi di Montale: "Bene non seppi, fuori del prodigio che schiude la divina Indifferenza: era la statua nella sonnolenza del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato."
Massimiliano scoppia in una fragorosa risata.
- Anche lo sfoggio di cultura classica! Bravo, ci mancava! Ma con me non attacca, Giannino, lo sai: questo non ha la divina indifferenza degli dèi negli occhi, ha il vuoto assoluto nel cervello. Vuoto pneumatico, al massimo qualche ragnatela.
La contessa ne approfitta per ricordare ai presenti le sue radici artistiche.
- Amo Montale: e come potrei non amarlo, dal momento che sono sua umile discepola? "Nessuno ti può fermare, con le tue ali devi volare..."
Massimiliano le bacia galantemente una mano.
- Versi squisiti, contessa.
- A proposito di squisito, andiamo un po' a vedere cosa ci propone questo meraviglioso buffet... Oh, ma vedo che è arrivata la Marta! Scusatemi tutti, non posso fare a meno di adorarla.
La contessa si allontana a passi rapidi verso "la Marta".
C'è un'atmosfera di temporale fra Massimiliano e Gianni: si guardano in cagnesco per qualche secondo senza dire nulla. Dal mio angolino vedo tutto e seguo con una certa apprensione gli sviluppi della faccenda.
- Tesoro, - sibila Massimiliano - avrei due paroline da dirti in privato.
- Quando vuoi - risponde freddo Gianni.
- Subito.
- Okay, allora nell'altra stanza.
L'altra stanza è vicina alla porta presso cui mi trovo io, non visto, nascosto da una gigantesca e provvidenziale pianta di Ficus Benjamina. Decido che non è il caso di essere discreto: voglio capirci qualcosa di più, voglio rendermi conto della situazione in cui mi sono cacciato. Perciò resto appoggiato alla parete con apparente nonchalance, sorseggiando il mio cocktail, e ascolto il loro battibecco. Non mi è difficile riuscirci, perché parlano animatamente, ad alta voce, e con la porta aperta.
