(Novembre 1998)

- "Socrate, con tutta la tua sapienza non ti rendi conto che la patria è più preziosa sia della madre che del padre e di tutti gli antenati, e più sacra, e più venerabile, più degna di considerazione da parte degli dèi e degli uomini assennati; e che le si deve obbedire e servirla anche nelle sue ire, più che un padre? E che l'alternativa è fra persuaderla o eseguire i suoi ordini, soffrendo in silenzio se ci impone di soffrire, si tratti di essere battuti o imprigionati, o anche di essere feriti o uccisi se ci manda in guerra; e bisogna farlo - ed è giusto così - senza arrendersi né ritirarsi né lasciare la propria posizione, perché sia in guerra che in tribunale, dappertutto va fatto ciò che lo Stato, la patria comanda, a meno di non riuscire a persuaderla di dove sta la giustizia? Se è un'empietà usar violenza contro il padre e la madre, tanto più lo sarà contro la patria." Cosa potremo replicare a questo discorso, Critone? Che le leggi dicono la verità, o no?
Ho letto questa tirata delle Leggi del Critone tutta d'un fiato. Chiudo il libro, soddisfatto della mia interpretazione.
- Ti è piaciuta, May?
- No - risponde Mayra, seduta accanto a me al tavolino della stanza da letto.
La guardo stupito.
- Come sarebbe che non ti è piaciuta? L'ho letta male?
- No, te l'hai letta benisimo. È proprio quelo che dice Plattone che no mi piace per gnente.
- Platone, May, con una t sola.
- E va ben, Platone.
- Ma perché non ti è piaciuta?
- Di solito dice cose molto intelijenti. Ma questa volta no.
Rimango interdetto per qualche istante. Mayra mi sta aiutando come può a preparare l'esame di filosofia greca, che sosterrò fra un mese: il corso monografico è appunto sul Critone, un'opera che, fra le tante di Platone, non ho mai amato particolarmente, non so perché. Leggerlo con lei mi aiuta moltissimo a riflettere e a memorizzare i concetti principali. Il suo non è mai un ascolto passivo: è una donna desiderosa di imparare, mi segue con grande attenzione e fa commenti in genere piuttosto pertinenti. Chissà cosa le è preso questa volta.
- May, potresti per cortesia chiarirmi il tuo pensiero? Perché sai, detto così sembra una stupidaggine.
- Ah, ti sembra una stupidajine quelo che ho deto?
- Eh sì, abbastanza.
- E alora ti facio un esempio. Meti che domani ariva al governo un kriminale che fa dele leggi asurde, tipo che se non vai a lavorare caminando a testa in jiù vieni licensiato, opure che se non ti fai dele iniessioni di veleno perdi il lavoro o cose del jenere.
Scoppio a ridere.
- Mayra, ma chi mai potrebbe fare delle leggi del genere?
- Te ridi, Prinsy, ma io ti dico che può sucedere. Opure fa delle legi che dicono che queli di una certa rassa devono essere matàti e che te devi denunciarli, perkè se no ti arestano e ti condanano a te…
- Ecco, direi che questo è già successo.
- Vedi? E sicome tanta jente è stupida e cativa, si metterebbe a denunciare subito quei inocenti.
- Temo di sì. Va' avanti.
- Meti che quel kriminale fa delle leggi del genere: secondo te bisonha obedire?
Rimango un po' interdetto, poi rispondo:
- Calma, Mayra: intanto le leggi le fa il Parlamento.
- No tutte, Prinsy. Guarda che un pokino ho studiato ank'io.
- Okay, ci sono anche i decreti legge, e quelli li fa il governo. In genere però le leggi le promulga il Parlamento.
- Ma no è che cambia tanto: metti che il Parlamento è pieno di louchi che obediscono al governo kriminàl e fanno leggi contro la jente, opure aprovano tutte le leji del governo. 
- Ma scusa, perché dovrebbero farlo?
Mayra sospira.
- Manu, sei proprio tanto mininu. I governanti no sono come papà e mamàn, no ci voliono bene, praticamente mai.
- Mayra, non sono così ingenuo: non è da molto che sono al mondo, ma certe cose le ho già capite. Basta vedere come ci ammazzano di tasse con la scusa di servizi che poi non vengono erogati, o vengono erogati sempre di meno. I nostri soldi finiscono nel tritarifiuti, altro che servizi.
- Oh bravo, e alora torniamo al discorso di prima: meti che c'è quel governo kriminàl che fa delle leggi imposibili da seguire, e il Parlamento le aprova, e se non le segui ti fa condanare dai judici: secondo te bisonha obedire?
- Il tuo punto di vista assomiglia un po' a quello di Sofocle, sai? Nell'Antigone, ma anche in altre tragedie.
- Un giorno magari me le lejerai.
- Mayra, scusami, ma sei fuori strada: Platone parla di leggi fatte bene, non di decreti promulgati da un pazzo; le Leggi, nel Critone, dicono chiaramente proprio questo a Socrate: in sostanza sono le stesse leggi che gli hanno consentito di essere educato, di vivere in una situazione civile, di sposarsi e di allevare dei figli, le stesse leggi di cui Socrate si è sempre dichiarato soddisfatto, e che quindi ora, per coerenza, non può tradire.
Mayra tende una mano in avanti.
- Alt. Prima di tuto non c'è nesun bisonho di leggi per fare dei fijiu: si possono fare anche sensa essere sposati. E nemeno per alevarli.
Taccio. Mayra ha colpito un nervo scoperto: ho fatto un figlio con una donna che non è mia moglie, per cui non me la sento di contraddirla.
- I mininu hanno bisonho sopratutto di amòr, Manu, no di leggi. E poi certo, anche di regole, ma regole fatte con buon senso, Prinsy, per il loro bene. Invece lo Stato li manda a morire in guera e il tuo Platone dice che è justo così, e io che no sono nesuno ti dico che il mio fidjiu a morire per le loro guere no ce lo mandarei proprio! No, per nesuna rajione al mondo.
Mayra si è incredibilmente accalorata: ha le guance rosse. Non posso fare a meno di pensare che questa povera donna sarebbe una magnifica madre: basta vedere come tratta me. È un vero peccato che non si sia mai trovata un compagno per farci dei figli.
- D'accordo, Mayra, però qualcuno la patria deve pur difenderla.
- Eh sì, la patria: sai quanti ne hanno mandati a morire con questa storia della patria, e tuti joveni! Perkè voi joveni siete più fessi, scusa se te lo dico.
Lascio cadere quel discorso, su cui in effetti mi è difficile darle torto, e torno alle leggi.
- Ma parliamo delle leggi, quelle vere, ben fatte: se tu vivi in uno Stato dove le leggi sono fatte da gente sana di mente e non ci sono criminali al governo, come nel caso di Socrate, a quel punto, se ti condannano in base a quelle leggi, tu devi sottoporti alla condanna: per coerenza, May.
- Ma quale coerensa? Ma sei louco?
- Ma perché, Mayra?
- Scusa, come rajioni? Se una legge è fata bene, no può consentire ai judici di condanare un inocente! Altrimenti vuol dire che no è fata bene!
Apro la bocca e la richiudo: non so cosa ribattere. Mayra conclude la sua requisitoria:
- Insoma Manu, se io ero Crittone, Socrate lo ficavo in un saco e me lo portavo via in spalla anche se scalciava e urlava che voleve rimanere lì a farsi matar da dei idioti. Lo portavo in salvo e poi chi s'è visto s'è visto. Ecco cosa facevo io. E se un jiorno ti tocasse a te una cosa del jenere, ricordati che ti fico in un saco e ti porto via in spalla!
Non posso fare a meno di ridere immaginando quella scena. Mayra conclude:
- Te comunque queste cose no andare mica a dirle al tuo professore all'esame, eh! I professoroni sono sempre lì a fare i complimenti ai filosofi qualunque stupidajine dicono, perkè devono fare finta che capiscono le cose difìsil, e più sono difìsil, più sono contenti, perché sembrano intelijenti. E così no si acorgono delle stupidajini, neanke quando ci sono. Racontagli la storia come piace a lui e bòn. E adesso basta, questo Crittone no mi è piaciuto proprio per gnente.
Si alza dalla sedia e va in cucina a prendere qualcosa di dolce per risollevare il tono della conversazione. Chiudo il libro, perplesso e confuso.
Mayra vorrebbe a tutti i costi portarmi in salvo. Ora, non è che io mi trovi in una situazione analoga a quella di Socrate, però anch'io sto vivendo una situazione rischiosa e inquietante. Non voglio sottrarmi al rischio perché sono innamorato di Gianni e perché voglio aiutarlo a stare bene, ma non mi sento per nulla tranquillo: ho una costante apprensione, una sensazione di allarme.
Sento il bisogno di vuotare il sacco con lei. Devo approfittarne prima che entri Carlos: non me la sentirei proprio di affrontare un discorso così delicato in sua presenza.
Aspetto che Mayra torni, con un dolce e due tazze di cioccolata calda. La ringrazio e mentre facciamo quell'ottima merenda butto lì:
- Ho bisogno di un consiglio, May.
- Se poso, Manu, volontieri.
- È una cosa molto delicata.
- Janni?
- Sì.
- Lo sapevo. È da ieri che ti vedo tuto strano, Manu, anke se fai finta di gnente.
- È successa una cosa molto grave, May.
- No mi spaventare, Prinsy. Come stai?
- Sto bene, non preoccuparti. Il fatto è che… - mi schiarisco la voce, cercando di dirle la verità con un giro di parole non brutale. Ma alla fine le cose vanno dette come stanno, e non trovo perifrasi.
- Gianni ha cercato di violentarmi.
Mayra spalanca gli occhi e per un attimo non dice niente.
- Ma Prinsy, io mi credevo che andavate d'acordo adesso, che eravate quasi fidansati.
- No May, quali fidanzati. Gianni sta da moltissimi anni con un altro uomo: ci vogliamo un gran bene e non possiamo fare a meno di vederci. Siamo innamorati, questo sì, ma non fidanzati.
- E alora no capisco proprio perkè ha cercato di violentarti, Manu. Te no gli dicevi mica di no, se lui te lo chiedeva con le buone.
Sospiro, rendendomi conto di quanto sia difficile descrivere la situazione che sto vivendo.
- Vedi May, lui ha un blocco sessuale con me, e io gli ho detto che mi stava bene anche così, senza sesso.
Mayra mi guarda intererita.
- Eh sì, sei proprio enamorado, Manu… Solo gli enamoradi acettano cose così stupide.
Faccio segno di sì con la testa.
- Infatti, Mayra. Ti ringrazio di aver capito il mio stato d'animo: un altro mi avrebbe preso per scemo sentendo una cosa del genere.
- Per me è fàsil da capire. 
- Davvero?
- Davero, Manu. Te ti senti in Paradiso quando stai con lui a fare qualsiasi cosa, è per questo che acetti di stare con lui anche senza sex.
- Sì, May, è esattamente così. Ma tu come lo sai?
- Lo so, Prinsy, ecome se lo so… Ma vai avanti. Quindi eravate insieme e no facevate gnente di male: e dopo cosa è sucesso?
Decido di saltare completamente la parte relativa all'odore dello sperma, che non mi sembra una cosa da far sapere a Mayra.
- È successo che all'improvviso mi è saltato addosso, mi ha strappato i jeans e voleva violentarmi. Sembrava una bestia selvaggia, rideva e aveva una luce infernale negli occhi. Mi sono davvero spaventato. 
- Oh Virjen Maria… E poi?
- E poi, ovviamente, mi sono ribellato e abbiamo incominciato a fare a botte. Ma sul serio, eh: botte da orbi. Io sono più giovane e più forte, ma ti assicuro che ho fatto molta fatica per tenerlo a bada. Sembrava impazzito, e i pazzi hanno una forza sovrumana. Gli ho mollato un cazzotto in faccia e gli ho fatto male: la stanghetta degli occhiali s'è rotta e gli ha ferito lo zigomo. 
Mayra si porta le mani al viso.
- Alla fine - concludo - non si ricordava niente: era come se avesse vissuto tutto in sogno. Era disperato, May, proprio disperato…
- Manu, così no va bene, no va proprio bene: sei in pericolo.
- Lo so, May. Ma proprio perché lo so, sto in guardia.
- Te no stai in guardia manco per gnente, Prinsy, perkè sei enamorado. Guarda, io no credo che Janni è cativo, però è maladu. Io mi credevo che era sajio, ma invece no, perché sta màl.
- Sì, penso anch'io che abbia qualche turba psichica abbastanza seria. Ma proprio per questo voglio stargli vicino e cercare di aiutarlo.
Mayra scuote la testa.
- No è justo, Manu. Anzi, è proprio sbaliato. Ma no c'è gnente da fare quando uno ha perso la kabésa per un altro. E io al posto tuo mi sa che facevo la stesa cosa.
- Io non credo di avere perso la testa, Mayra: penso semplicemente di volergli un sacco di bene.
Mayra tace per un po', poi rompe il silenzio.
- Scolta Manu, devi stare atento.
- Sì, May, lo so.
- Ma no basta nemeno che stai atento: bisonha che qualcuno ti aiuta da lassù.
- Lassù dove?
- Di seu!
- Eh?
- Dal cielo, Prins! Perkè Janni ta ama-u, má el krê-u txeu.
- Per favore, May, - le dico innervosito - parla in italiano! Lo sai che ci capisco poco o niente di capoverdiano.
- Janni ti ama, ma ti vuole màl. - traduce Mayra - È così, Prinsy, credimi: sono due persone in una. E te no puoi farcela da solo.
Riconosco nelle parole di Mayra una profonda verità; è esattamente la mia stessa diagnosi, e ha un nome preciso: bipolarità.
Lei si alza, va ad aprire un cassetto dell'armadio di noce che usiamo per riporre le mie e le sue poche cose di uso quotidiano qui al vivaio, e ritorna con qualcosa in mano.
- Metiti questo - dice, porgendomi una catenina d'oro con una medaglietta attaccata. Guardo l'immagine in bassorilievo: raffigura un angelo custode, come quella che mi avevano regalato i miei nonni per il mio battesimo e che non so più che fine abbia fatto.
- Ma è d'oro, May! - esclamo stupito.
- Sì, era della mia mamàn, me l'ha data per quando avevo dei fidju. Ma sicome io di fidju no ne ho, la regalo a te.
Commosso, le rispondo: 
- Non posso accettare, May. Sei davvero gentilissima, ma non posso accettare.
- Invece devi - mi dice lei con dolce fermezza, e mi aggancia la catenina al collo.
Le stringo la mano.
- Grazie, Mayra, davvero.
Non dice niente.
- Che peccato, May, - mi lascio sfuggire - tu saresti la donna ideale per me.
Scuote la testa.
- No Manu, io sono una mujer tropo semplice, e te no sei afasinado da la jente tanto semplice. 
- Non è vero che le persone semplici non mi piacciono, Mayra: io, di fondo, sono una persona semplice. E poi tu non sei semplice per niente: hai addirittura confutato Platone.
- Manu, lassia stare: te ci hai in testa solo Janni, che è l'oposto di me. Complicatisimo, elegante, fasinante, pieno di coltura.
- Cultura - la correggo inavvertitamente - Ad ogni modo sì, è vero, in questo momento ho in testa solo lui.
- E alora, - conclude lei - no c'è gnente altro da fare che stare atenti.
- Ci starò attento - le prometto.
- No dire gnente a Carlos, eh! - mi raccomanda lei - Lui no è capàz di capire certe cose, ti urlarebbe contro come un lefante matto.
Sorrido.
- E farebbe bene, probabilmente. Ma ora dov'è il nostro elefante matto?
- È nella sèra, sta bagnando le piante. Sai una cosa, Prins?
- Cosa? - le chiedo, aspettandomi chissà quale rivelazione.
- Hai avuto un'idea belissima con le Diplodegne.
- Dipladenie, May - la correggo di nuovo, con dolcezza.
- Le stiamo vendendo benisimo, sai? Piaciono tanto, sopratuto quele rosse: sono ancora fiorite in pieno autuno.
Sorrido di nuovo.
- Bene, Mayra, questo mi fa molto piacere. Ora vado a fare un riposino, perché mi sento molto stanco. Non fisicamente…
- Sì, lo so: sei stanco dentro. Bon riposo, Manu.
- Grazie per avermi fatto ripassare il Critone.
Le appoggio un bacio sulla fronte e mi distendo sul letto. Lei tira le tende ed esce dalla stanza. Bella, questa volta, decide di rimanere con me, e si accuccia con un sospiro ai piedi del mio letto. Le faccio una carezza sul testone peloso e chiudo gli occhi, portando istintivamente una mano sulla medaglietta con l'angelo custode. 
Avrò bisogno della sua protezione.